Sul Nanga Parbat con Daniele Nardi, l’alpinista himalayano più famoso del Lazio

Sul Nanga Parbat con Daniele Nardi, l alpinista himalayano più famoso del Lazio
di Stefano Ardito
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Sabato 26 Gennaio 2019, 10:30

L’alpinista himalayano più famoso del Lazio è tornato nel gelo dell’Himalaya. Per la quinta volta in sette anni Daniele Nardi, 42 anni, nato a Sezze ma residente a Latina, ha scelto di trascorrere l’inverno sui pendii del Nanga Parbat, la nona montagna del mondo, che raggiunge gli 8125 metri di quota. La sua avventura, oltre che sulla pagina Facebook e sul blog di Nardi, viene raccontata su Italia 1 da Le Iene.
 

 

Una decina di anni fa Daniele, oltre all’Everest e al K2, ha raggiunto la vetta del Nanga Parbat in condizioni estive. Poi ha scelto l’inverno, quando le temperature ai 4000 metri del campo-base scendono fino a 30 o 40 gradi sotto zero. Più in alto, è il vento gelido a creare un ambiente dove ogni passo è una sfida.

Nel 2016, quando era alla sua terza spedizione invernale, Nardi avrebbe potuto coronare il suo sogno sulla cima. Invece, dopo una discussione al campo-base, si è allontanato dal team di Simone Moro, Alex Txikon, Ali Sadpara e Tamara Lunger, che ha compiuto la prima invernale del Nanga Parbat.
Ma la passione dell’alpinista laziale per le alte quote in veste invernale non si è spenta. Lo scorso 21 dicembre, primo giorno dell’inverno ufficiale, si è incamminato verso il campo-base del Nanga Parbat insieme al fortissimo inglese Tom Ballard e ai pakistani Rahmat Ullah Baig e Karim Hayyat.

La spedizione, sul versante di Diamir della montagna, punta a salire d’inverno una via che non è mai stata percorsa in estate. Lo Sperone Mummery, una magnifica prua di roccia e ghiaccio che sale da 5700 a 6900 metri di quota, deve il suo nome all’inglese Albert F. Mummery, che ha tentato di percorrerla nel 1895, ma è stato ucciso da una valanga insieme a due portatori nepalesi.

Daniele Nardi ha tentato di salire da lì nell’inverno 2013-‘14 insieme alla francese Elisabeth Révol, e nell’inverno successivo ha compiuto un pericoloso tentativo da solo. Nelle scorse settimane, insieme ai suoi tre nuovi compagni, l’alpinista di Sezze ha raggiunto i 5700 metri della base dello Sperone. Poi il tempo è peggiorato, e il team è tornato al campo-base.

Il maltempo che ha investito l’Himalaya e il Karakorum blocca in questi giorni anche la spedizione di Simone Moro e Pemba Gyalje Sherpa agli 8163 metri del Manaslu, e i due team (uno russo-kazako, l’altro spagnolo) impegnati sugli 8611 metri del K2, l’unico “ottomila” che non è ancora stato raggiunto d’inverno.
Al ritorno del bel tempo, nonostante le temperature polari, tutti gli alpinisti ripartiranno verso l’alto. “Il mio sogno è aprire una via nuova d’inverno su una montagna di 8000 metri” spiega Daniele Nardi dal campo-base del Nanga. Il mio primo obiettivo è lo Sperone Mummery, che termina a quota 6900. “Poi certo, se il meteo e le nostre condizioni lo permetteranno, cercherò di continuare fino alla vetta”.

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