Cantiere Qatar: Doha si prepara ai Mondiali 2022 tra sogni ed eccessi

Venerdì 10 Aprile 2015 di Francesca Nunberg

La domanda che sorge spontanea è: come sarà? Quale aspetto avrà Doha quando i 172 grattacieli dello skyline diventeranno 300, quando aprirà il centro commerciale più lungo del mondo, otto km sulla Barwa Commercial Avenue e un ponte di 40 km unirà il Qatar al Barhein; quando chiuderanno i cantieri della metropolitana, del National Museum progettato da Jean Nouvel a forma di rosa del deserto (sul sito ci sono già gli orari di visita, ma l'apertura è slittata al 2016), della mega biblioteca di Rem Koolhaas, della business city Msheireb con l’aria condizionata per le strade; quando sarà completato l’aeroporto internazionale Hamad, inaugurato un anno fa che già così assomiglia a un’astronave sfavillante atterrata nel deserto; quel giorno lì, quanto piccolo si sentirà il turista con il suo trolley da lungo week end che cercava il mare d’inverno e un paesaggio fuori dall’ordinario?

Dove un tempo c’erano villaggi di beduini e pescatori di perle (ogni due per tre si incontrano enormi monumenti dedicati alla perla medesima), oggi si costruiscono stade e porti turistici, ma anche spiagge, dune e isole artificiali, squadre di operai sono al lavoro notte e giorno e leggenda vuole che il Paese conti il 23% delle gru del mondo in attività. Stima forse eccessiva, che però coglie il senso di quello che accade nel piccolo emirato affacciato sul Golfo Persico, ricco di gas naturale con il reddito pro capite più alto del mondo dopo il Lussemburgo, non toccato dalle rivolte della primavera araba.

AFFARI E VACANZE

Il Qatar è grande poco più della Basilicata, 2,3 milioni di abitanti secondo l'ultimo censimento (più 46% rispetto al 2008) di cui appena un quarto donne. Tra queste c’è Katia, trentenne tedesca qui da due anni e mezzo che fa la fiorista e crea composizioni ornamentali negli alberghi e nei centri commerciali. «Vale la pena stare qui fino al 2022 - predice - poi converrà trasferirsi altrove». Quella data, cruciale per i progetti dell’emiro Tamim bin Hamad al-Thani, è ormai nella mente di tutti. Il Qatar vive proiettato sui Mondiali di calcio, per fortuna invernali, che seguiranno quelli russi del 2018. E se c’è chi ne approfitta per fare affari, il turismo è dietro l’angolo.

Il fiorentino Fulvio Giraldi da qualche mese lavora a Doha con il suo studio Giraldi Associati Architetti, progettano per ora un palazzo di uffici e un resort sul mare. Quando ha una giornata libera prende una jeep e va verso il deserto: «Si può fare, le piste sono sicure - dice - si visitano piccoli paesi di pescatori come Madinat Ash Shamal al nord o le rovine di Zubarah a ovest. Altrimenti vengono organizzate gite di alcuni giorni con pernottamento nei desert camp». Qui si può fare sand boarding sulle dune alte 40 metri del Khor Al Udeid (mare interno) o tuffarsi nelle acque azzurre del golfo. Oltre agli immancabili giri in cammello, corse con i quad, safari al tramonto.

LA VITA NOTTURNA

Quanto alla vita notturna, la scelta per gli occidentali è tra alcol e non alcol (in alternativa limonata con menta). «Si beve al Kempinski - racconta Giraldi - oppure per avere un aperitivo alcolico bisogna andare a West Bay dove ci sono i grandi alberghi internazionali come il W o il Marriott Marquis. Molta bella la vista dallo sky bar del Cigale vicino alla città vecchia. Per mangiare suggerisco il Souq Waqif pieno di ristoranti locali o di cucina libanese, siriana, egiziana e negozietti di tutti i tipi».

Fare il turista a Doha dunque si può, come già sanno inglesi, francesi e tedeschi. Se il Qatar lavora per affermarsi come meta turistica di lusso sulle orme degli Emirati, Qatar Airways sta studiando per gli italiani formule di long week end dal giovedì alla domenica e stopover con visita di due giorni alla città. Messo in conto lo slalom tra i cantieri, vale la pena. Tappe obbligate sono il Mia, museo di arte islamica, il Mathaf di arte contemporanea, e lì accanto la zona universitaria dove hanno aperto sei atenei americani, dalla Virginia University alla Carnegie Mellon di Pittsburgh. Merita anche il Centro congressi di Arata Isozaki con due giganteschi alberi di cedro in acciaio sulla facciata.

PARETI MULTICOLOR

Simbolo della città è diventato il The Torch, nella Aspire zone, la Città dello Sport, un albergo alto 300 metri costruito per i Giochi Asiatici del 2006 con tutte le stanze dotate di iPad per cambiare dodici colori alle pareti. Un tunnel pedonale e si arriva al Villaggio, shopping mall con canali “alla veneziana” e gondole a motore. Quella di Venezia è una fissazione e sull’isola The Pearl che ospita il 5 stelle Marsa Malaz Kempinski (dov’è in costruzione una suite di 650 metri quadri, seimila euro a notte per chi fosse interessato) il Qanat Quartier è un intero isolato costruito con edifici tipici, canali, balconcini e Ponte di Rialto in miniatura.

Comunque, tempeste di sabbia a parte, il turista a Doha (letteralmente “il grande albero”) può sbizzarrirsi e da lì muoversi per girare il Qatar (letteralmente “goccia d’acqua”) anche in pochi giorni. Di alberi e gocce d’acqua scarse tracce in questa che è soprattutto terra di calcio, atletica e MotoGP, ma il Paese sta volgendo lo sguardo altrove. Stato e privati non investono più solamente in edilizia di lusso, ma anche in progetti culturali, tramite la Qatar Foundation, gestita direttamente dalla moglie dell'emiro. Dopo aver comprato per 250 milioni di dollari “I giocatori di carte” di Paul Cézanne, con altri 300 milioni (cifra record per un’opera d’arte) si è aggiudicata “Quando ti sposerai?”, meraviglioso quadro di Paul Gauguin. Li vedremo quando Doha sarà finita.

Ultimo aggiornamento: 17:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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