La Festa di Santa Lucia a Palermo è speciale: origini e leggende dell’ “Arancina Day”

Giovedì 13 Dicembre 2018 di Francesca Spanò

Il momento tanto atteso è arrivato anche quest’anno e a Palermo è tempo di festeggiare il giorno di Santa Lucia, scherzosamente ribattezzato “Arancina Day” . E attenti a non chiamare questa specialità gastronomica “arancino”, termine utilizzato invece nella parte orientale della Sicilia: ve lo farebbero notare immediatamente, non senza uno sguardo di scherno. Già da ieri, insomma, tra le vie del capoluogo della Trinacria i bar e le rosticcerie stanno lavorando tantissimo e i profumi nell’aria sono se è possibile ancora più intensi, perché è vietato (per chi segue alla lettera la devozione locale) mangiare pane e pasta: si gustano, appunto, soltanto tutti i tipi di arancina, le panelle e la cuccìa, un dolce tipico a base di grano bollito e ricotta di pecora o crema di latte bianca o cioccolato. Non di rado si portano in tavola ceci e “grattò”, il classico gateau di patate e pure nelle case fervono i preparativi in cucina. Ma come mai questa usanza è tanto sentita e rispettata? Quali sono le origini, religiose e popolari di una festa ormai conosciuta in tutto lo Stivale e ben oltre?
 

 

Santa Lucia, una tradizione cristiana-gastronomica amatissima

La protettrice della vista, Santa Lucia, in verità, era originaria di Siracusa (di cui è la Patrona) e la martire cristiana del periodo Romano apparteneva a una famiglia benestante. Era promessa sposa a un nobile del luogo, ma dopo la malattia della madre che guarì miracolosamente in seguito alla richiesta di intercessione di Lucia a Sant’Agata, decise di donare tutti i suoi averi e seguire la sua vera vocazione. L’ex fidanzato a questo punto la denunciò e la fece arrestare e, dopo il martirio, venne uccisa. Considerata protettrice degli occhi, forse anche per il significato del suo nome “promessa di luce”, a Palermo è stata in grado di compiere nei secoli successivi un vero miracolo ed è da allora che i palermitani la ringraziano con un “sacrificio” sui generis: evitando di mangiare i tanto amati farinacei per l’intera giornata.

Come Santa Lucia salvò Palermo

Nel 1646, una grave carestia colpì questo luogo e la gente iniziava a morire di fame, fin quando a seguito di diverse preghiere, non arrivò un bastimento carico di grano che riuscì a risolvere la situazione. Chiunque fu in grado di accaparrarsene una discreta quantità, decise di non attendere oltre e di bollirlo per sfamarsi immediatamente e aggiungendo un filo di olio, nacque una primitiva forma di cuccìa.

Una penitenza che diventa opulenza

In realtà, nonostante in pochi decidano di non osservare questo particolare “digiuno”, oggi è tempo di tavole imbandite a festa con altri prodotti come i timballi di riso e i risotti, che vanno ad aggiungersi alle meraviglie di arancine dai diversi gusti e panelle, rallegrando pancia e palato in modo alternativo.
 

Ultimo aggiornamento: 13:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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