Matera, le meraviglie della “Cappella Sistina” dell'arte rupestre

Mercoledì 21 Gennaio 2015 di Sabrina Quartieri
La Cripta del peccato originale

E’ stata nascosta per molti secoli nel solco di una gravina dell’Altopiano della Murgia. In Basilicata, lungo la via Appia antica, non lontano da Matera, si trova una delle chiese rupestri più suggestive del Sud Italia: la Cripta del Peccato Originale.

La cavità rocciosa scavata in una rupe di calcarenite, risalente al IX secolo dopo Cristo, è ricca di affreschi religiosi attribuibili al cosiddetto ‘Pittore dei Fiori di Matera’. Dimenticata per secoli, si è dovuto attendere il maggio del 1963 per venire a conoscenza della sua esistenza. Fu un gruppo di giovani del luogo a scoprire la grotta. Da ricovero per greggi, in seguito abbandonato, oggi la cripta è diventata una delle tappe imperdibili per chi decide di trascorre un weekend nella vicina Città dei Sassi. Grazie soprattutto all’attento lavoro di recupero voluto dalla Fondazione Zétema di Matera, realizzato insieme all’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, la Cripta del Peccato Originale viene definita, per bellezza, la ‘Cappella Sistina’ della pittura rupestre, e resta una delle più antiche testimonianze dell’arte del Mezzogiorno d’Italia.

Già nell’VIII secolo dopo Cristo, la cavità rocciosa era usata come luogo di culto da una comunità monastica della Gravina di Picciano, poco distante da Matera. La chiesa, formata da un'unica aula religiosa, custodisce così tanti affreschi, da essere ricordata, nella memoria popolare, come la grotta dei “Cento Santi”. Sulla parete di fondo sono raffigurati episodi biblici del Vecchio Testamento, come la Creazione della Luce e delle Tenebre, quella di Adamo ed Eva, la Tentazione di Eva da parte del serpente e il Peccato Originale. Nella parte orientale, sono scavate tre ampie nicchie absidali contenenti le raffigurazioni dell'Acclamazione di San Pietro, affiancato da Sant’Andrea e San Giovanni; della Vergine Regina con il Bambin Gesù, adorati da due sante; e infine, dei tre Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Sulla fascia sovrastante, si trovano scene della vita di San Pietro e la figura a mezzo busto del Cristo portato in gloria.

“Questo luogo contiene la Bibbia dei poveri, quella narrata attraverso semplici immagini, perchè rivolta ad una comunità agro-pastorale alto-medievale che non sapeva né leggere né scrivere”, spiega Antonio Biscaglia di Artezeta, la cooperativa che gestisce la cripta da oltre dieci anni (www.artezeta.it). Visitare la chiesa rupestre accompagnati, è l’unico modo per poter conoscere le sue meraviglie. Lo spettatore viene guidato dentro la storia dell’antica grotta attraverso il racconto di una voce narrante. Finita la spiegazione multimediale, la parola passa alla guida assegnata al gruppo, capace di incantare le persone presenti con i tanti aneddoti sugli affreschi. Uno dei più interessanti riguarda una particolarità iconografica della chiesa rupestre, in cui il frutto del peccato originale non viene mostrato come una mela, bensì come un fico. Al mondo esistono pochissimi altri esempi di questa rara rappresentazione e quello della Cripta del Peccato Originale è sicuramente il più antico. Gli altri sono custoditi nelle cattedrali di Otranto e di Trani, nel duomo di Monreale e nella Cappella Sistina in Vaticano a Roma.

Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio, 17:40

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