Lago Maggiore, nel paradiso terrestre di Flaubert esplode la fioritura delle camelie

Fioritura delle camelie - Isola Madre
di Sabrina Quartieri
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Mercoledì 21 Gennaio 2015, 11:38 - Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio, 15:48

Lo scrittore francese Gustave Flaubert lo aveva definito il "Giardino dell’Eden". Tra pavoni, pappagalli e fagiani multicolori, sull’Isola Madre, nel punto più ampio del Golfo Borromeo, si trova un antico orto botanico ricco di essenze vegetali rare ed esotiche, originarie da ogni parte del mondo. Un momento assolutamente magico della vita del giardino storico del Lago Maggiore, è quello che va dalla seconda metà di marzo fino a metà aprile, quando sull’isola esplode la fioritura delle camelie. Più di 150 esemplari, dai più recenti ai più antichi, che tornano ogni anno a sbocciare, come la meravigliosa ‘Pink Rosea’, piantata più di 130 anni fa.

L’isola delle camelie. La passione della Famiglia Borromeo per questi fiori è stata mantenuta nel tempo, generazione dopo generazione. Recandosi sull’isola, oggi i visitatori possono ammirare varietà d’eccezione, come la ‘Hagoramo', antichissima camelia proveniente dal Giappone, che risulta estinta in natura. Tra le ultime piante messe a dimora spiccano, per eleganza, la ‘Cuspidata’, la ‘Saluensis’, la ‘Salicifiglia’ e la ‘Transnokoensis’. Quando, nel lontano 1828, Giberto V Borromeo e suo figlio Vitaliano IX decisero, con Giuseppe e Renato Rovelli, giardinieri dell’Isola Madre, di introdurre le camelie nei giardini del Palazzo, furono importati numerosissimi esemplari, come le Japoniche ‘Alba Plena', ‘Montironi’ e ‘Incarnata’. Nel corso dei secoli la collezione è stata ampliata grazie alla presenza delle camelie ‘Reticolata’, ‘Sinensis’ e della rarissima ‘Franklinia alatamaha’. Trattandosi di un giardino storico, alcune di loro hanno persino raggiunto le dimensioni di un albero. Dopo anni di lavoro, i Borromeo sono arrivati ad ospitare circa 500 varietà di queste piante, tanto che l’Isola Madre viene definita “l’isola delle camelie”.

La leggenda. Fiore meraviglioso ma privo di profumo, a fine Ottocento, la camelia sembrava condannata all’oblio, quando fino ad allora era una specie decisamente alla moda. La causa di questo scherzo della natura, secondo un’antica leggenda, risale al tempo delle divinità pagane: “Un giorno il dio Vulcano sorprese la moglie Venere a scambiarsi effusioni con Marte e, pieno di tristezza, si sfogò con Cupido. Il figlio della dea se la prese a morte, soprattutto perchè sua madre aveva osato amoreggiare senza l’ausilio delle sue frecce. Venere, estremamente offesa, decise di vendicarsi. Ordinò alle Grazie, ‘tate’ di Cupido, di frustarlo con rami di rose, pieni di spine. Sconvolta dalla crudeltà del castigo, a Flora venne un’idea. Chiese a Zefiro di volare fino in Giappone e cercare una rara pianta dai fiori rossi simili a quelli della rosa, ma dal gambo privo di spine. Così, al suo ritorno, le Grazie punirono Cupido con le 'fruste' innocue. Tutto l’Olimpo rimase estasiato dalla bellezza di quei fiori e dal loro intensissimo profumo, simile all’ambrosia. Purtroppo Venere scoprì l’inganno e stavolta se la prese con la pianta. Le suppliche di Flora, sua creatrice, non servirono a nulla. La Camelia fu esiliata su un’isola sconosciuta e, con un incantesimo, venne privata del suo profumo.

Palazzo Borromeo. L’Isola Madre è stata probabilmente la prima, rispetto all’Isola Bella e all’Isola dei Pescatori, ad essere abitata. Già all’inizio del XVI secolo iniziarono i lavori che la resero residenza privata, grazie all’intervento del Conte Lancillotto Borromeo. Oggi, gli ambienti del Palazzo, allestiti a partire dal 1978 con arredi provenienti da varie dimore storiche della Famiglia, offrono la possibilità di ammirare numerose opere d'arte. Tra le stanze più importanti, si ricordano il Salone di Ricevimento con i quadri di Stefano Danedi, detto il Montalto (1618-1683), di Ercole Procaccini il Giovane (1596-1676) e di Giovan Battista Costa (1636-1690); la Sala delle Stagioni con il grande arazzo appartenuto a un cardinale di famiglia; la Stanza delle Bambole, che ne conserva un'importante collezione del XIX secolo. Singolare e interessante inoltre è la quantità di marionette e teatrini antichi che sono conservati a palazzo, dove spiccano il Nano a trasformazione, il Diavolo con i mostri infernali, il Drago a sette teste, ma anche le maschere della Commedia dell'Arte come quelle di Arlecchino e Brighella. (Per informazioni e prenotazioni: 0323.30556; www.borromeoturismo.it).