ROMA

La Valle della Caffarella, itinerari per tutta la famiglia fra natura e archeologia

Mercoledì 8 Luglio 2020 di Maria Serena Patriarca
Torre Valca

Archeologia e natura: una valida alternativa al mare, specialmente per chi vuole fare un break "via dalla pazza folla" senza allontanarsi da Roma. Il Parco della Caffarella, parte del Parco dell’Appia Antica, rispecchia nella sua valle la storia di Roma e offre molte possibilità di passeggiate nel verde attraverso sentieri tra boschi e reperti archeologici, per la gioia di adulti e bambini. In Età Romana gran parte della Caffarella faceva parte del “Triopio” di Erode Attico, un esteso possedimento caratterizzato da numerosi edifici sacri che il filosofo e uomo politico ateniese aveva dedicato alla memoria della moglie Annia Regilla.

Uno degli scenari più suggestivi fra gli itinerari che offre la Valle è senz’altro la Torre Valca (chiamata così poiché qui si faceva la “follatura” della lana, cioè il suo ammorbidimento, grazie all’utilizzo dell’energia idraulica del fiume Almone) che risale, secondo gli studiosi, al periodo compreso fra i secoli XII e XIII, e sorge in posizione strategica in relazione con il passaggio sul fiume Almone di una delle strade di collegamento fra la via Appia e la via Latina.
 

 

Quest’area verde, ideale anche per i percorsi in mountain bike, è ricca di piante spontanee commestibili, come cicoria, papavero, rughetta, ravanello selvatico, borragine, malva, ortica, tarassaco, menta, origano. Forse non tutti lo sanno, ma i semi di papavero, per esempio, sempre più di moda nella cucina italiana negli ultimi anni, erano molto presenti sulle tavole dell'antica Roma. I romani li usavano per insaporire moltissimi piatti e li consideravano potenti afrodisiaci. I Galli, invece, li spremevano per realizzarne olio. Sono molto profumati e aromatici, perché contengono oli essenziali, e vengono usati per condire e dare un tocco in più di sapore ai piatti. Il tarassaco, da cui si ricava fin dall'antichità un miele pregiato, è noto per le sue proprietà disintossicanti, mentre la borragine (ricca di vitamina C e potassio) nei secoli è stata usata spesso come rimedio per le vie respiratorie, specialmente contro la tosse.

Si stima che siano oltre 50 le piante alimentari di questo territorio, utilizzate fin dal Medioevo, e legate fortemente alle tradizioni popolari. Spingendoci più all’interno ecco il Casale della Vaccareccia, edificato nel corso del XVI secolo su una preesistente torre del XIII secolo, e posizionato al centro dell’ampia tenuta realizzata dalla famiglia Caffarelli, che bonificò la valle dell’Almone unificando l’area in una sola grande azienda agricola. La storia del Casale è accompagnata dalla presenza nei secoli delle più importanti famiglie aristocratiche. Sembra che il Casale coincida con il Casale La Marmorea, citato in un documento del 1386. Dopo i Caffarelli che qui risiedettero dal 1500, in pieno Rinascimento, alla fine del XVII secolo la tenuta divenne di proprietà dei Rospigliosi, poi passò ai Pallavicini che a loro volta la cedettero alla famiglia Torlonia nel 1816.

Il complesso della Vaccareccia, oggi in parte utilizzato per l’allevamento di ovini e la produzione di ricotta e pecorino, nella parte superiore ha una grande aia con un portico su colonne antiche; da qui si può entrare nella casa dei contadini, nella loggia del Cinquecento e nel fienile. Storia e natura vanno a braccetto attraverso i sentieri del Parco. Situata a ridosso delle Mura Aureliane e compresa fra due direttrici dell’antichità, la via Latina e la via Appia, la Valle della Caffarella fu teatro di miti e leggende che vedono spesso protagonista il corso dell’Almone, piccolo affluente del Tevere, ritenuto un fiume sacro dagli antichi romani. Il Sepolcro di Annia Regilla, il Ninfeo d'Egeria, la Chiesa di Sant'Urbano rappresentano altre tappe interessanti per conoscere l’area del Parco in tutte le sue sfaccettature: si può accedere sia da via della Caffarella, sia da via Latina o largo Tacchi Venturi, e anche noleggiare le biciclette in loco recandosi alla Casa del Parco o al Casale dell'Ex Mulino. L’intera tenuta intorno alla tomba di Cecilia Metella, nel corso dei secoli, fu anche possedimento di papa Bonifacio VIII e dei suoi familiari, che ne furono padroni fino alla morte del pontefice nel 1303. Subentrarono poi i Savelli che occuparono Cecilia Metella per 10 anni, quindi i Colonna ed infine gli Orsini. Il Ninfeo di Egeria, è bene ricordarlo, appartiene al Triopio di Erode Attico e di Annia Regilla, e risale al II secolo d.C.. Fu costruito in maniera somigliante ad una grotta, affinché Erode Attico potesse vi si potesse recare, quando faceva troppo caldo, per passeggiare, conversare con gli amici e banchettare.

Info: www.caffarella.it

 

 

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