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Favignana, Pantelleria e Lampedusa: perle di Sicilia

Favignana in bici
di Luisa Mosello
7 Minuti di Lettura
Giovedì 4 Agosto 2016, 17:28 - Ultimo aggiornamento: 10 Agosto, 21:43

Tre perle. Tre gioielli incastonati come pietre preziosissime in un mare blu cobalto. Il mare, splendido e splendente, della Sicilia che accoglie nel suo grembo le isole-faro di Pantelleria, Favignana e Lampedusa 
Tre angoli di universo baciati da un sole accecante. Da scoprire e riscoprire. E soprattutto tutelare, proteggendole dalla mano troppe volte sconsiderata dell’uomo e delle sue tragedie vissute o procurate.  Una mano che  per esempio a Pantelleria pochi mesi fa ha agito in maniera violenta,  devastandola con un vastissimo incendio doloso appiccato, secondo le ipotesi degli inquirenti, da chi si opporrebbe allo stretto regime di vincoli a cui è sottoposto questo meraviglioso territorio.

 

PANTELLERIA DIVENTA PARCO NAZIONALE, IL PRIMO DELLA SICILIA
Un territorio che ora è diventato ancora più controllato e valorizzato per la gioia di chi lo ama nel profondo grazie all’istituzione del Parco nazionale di Pantelleria, il ventiquattresimo del nostro Paese, e il primo della Sicilia. Uno dei quattro  (oltre a questo ci sono anche quelli delle Isole Eolie, delle Egadi e dei Monti Iblei che attendono di ricevere il prestigioso riconoscimento)  inseriti già nove anni fa nella Finanziaria del governo Prodi. Ecco allora rinascere a nuova vita quello che in tanti considerano un vero e proprio paradiso terrestre da preservare, ancora di più dopo che qualche scellerato ha mandando in fumo oltre 600 ettari di bosco in più punti della Montagna Grande. Ma non riuscendo a coprire lo straordinario profumo di questa fetta di mondo impregnata di fragranze d’origano, timo, rosmarino, mentuccia e lavanda. E vengono in mente le parole del grande scrittore Gabriel Garcia Marquez, un maestro nel localizzare suggestioni senza tempo che descriveva così l’isola: «Non credo esista al mondo un luogo più adatto per pensare alla luna. Pianure interminabili di roccia vulcanica, il mare immobile, la casa dipinta di calce fino agli scalini  dalle cui finestre si vedono, nelle notti senza vento, i fasci luminosi dei fari africani … fondali addormentati … un’anfora con ghirlande pietrificate e resti di vino corroso dagli anni» Nel corridoio fra la Sicilia e la Tunisia, a un centinaio di chilometri da entrambe,  eccola con il suo inconfondibile profilo fatto di pietra, muri a secco e resti monumentali del suo passato che si amalgamano  in piena armonia con la natura qui così potente. Abitata dai fenici e dai romani, saccheggiata e occupata dagli arabi ancora oggi conserva antiche vestigia nell’area di Mursia e Cimillia, con capanne dell’età del Bronzo un muro di fortificazione e una necropoli. E poi tante costruzioni di pietra lavica a proteggere gli agrumeti dal vento. Ed ecco il cuore del neonato Parco con un’incredibile flora autoctona costituita da una rigogliosa macchia mediterranea che regala allo sguardo e all’anima una girandola di ginestre, corbezzoli, pini marittimi accanto alle profumatissime piante aromatiche. Senza naturalmente dimenticare  la speciale varietà dei famosi e gustosissimi capperi, fra le principali coltivazioni locali, insieme alla vite e all’ulivo. Tutto accarezzato da tanti volatili, fra cui tipi di rapaci come il falco pellegrino, il barbagianni o la poiana che vivono l’isola come punto di transito per la migrazione tra Europa e Africa.  Il paradiso terrestre,  per l’appunto.

FAVIGNANA: L'ISOLA PIU' CICLABILE DEL MEDITERRANEO
Tracce (ben visibili) di paradiso anche in un’altra regina siciliana, l’isola maggiore dell’arcipelago delle Egadi: Favignana, ovvero, la “grande farfalla sul mare” come venne definita dal pittore Salvatore Fiume negli anni ’70. Con 20 chilometri di piste per le due ruote, si è aggiudicata il titolo di isola più ciclabile del Mediterraneo, la più amata dai ciclo-turisti provenienti da ogni angolo del mondo.
Accanto a scorci naturali mozzafiato e spiagge da sogno  offre una sfilata di piccole officine che noleggiano bici di ogni tipo, con oltre 6.500 bike a disposizione dei turisti. L’ideale per visitarla a tu per tu, per, scoprire le sue calette (come Cala Rossa e Cala Azzurra, per nominare quelle più famose e magnetiche), le sue cave di tufo (come quelle tra la zona del Bue Marino e Cala Rossa) e la scogliera più impervia e spettacolare dei Faraglioni. Favignana è piccola, con un perimetro di appena 33 km, ma solo la bicicletta permette di assaporarne ogni angolo nascosto attraverso dolci curve su asfalto e qualche sterrato, in un percorso quasi tutto pianeggiante, se non per una piccola pendenza nei pressi del più alto (e unico) monte dell’isola, Santa Caterina, un colosso di 300 metri adagiato sul piano isolano. Il percorso in bicicletta si snoda tutto lungo la costa, che è ondulata proprio come le ali di una farfalla. Il tour dell’isola in bici è alla portata di tutti e può essere personalizzato seguendo tempi e necessità diverse. Fra i percorsi consigliati quello che parte dalla piazzetta principale e va verso mare. Al bivio, se si decide di andare a sinistra ecco il Lido Burrone, Cala Azzurra e Cala Rossa, una scogliera molto romantica soprattutto quando è battuta dal vento. Se invece si sceglie di andare verso destra si incontrano campi e calette scenografiche. Quindi Cala Rotonda e Cala Grande fino a Punta Longa con la sua scogliera e il faro, un paesaggio davvero da cartolina. Il percorso pedala verso i Faraglioni, con la strada che si fa sentiero e diventa roccia, tutto a bordo della propria mountain bike accompagnati dagli inconfondibili profumi della macchia mediterranea e dal vento salino.

LAMPEDUSA DA GRANDE SCHERMO 
Nominata praticamente ogni giorno per gli sbarchi dei migranti Lampedusa è la terza perla che esce dalle acque e ne viene immediatamente sommersa da notizie di tragedie e disperazione. E invece anche quest’isola fa parte di diritto del triangolo del paradiso siciliano. Con quella sua magica energia che intreccia mare cielo e terra, i suoi orizzonti infiniti, i suoi paesaggi quasi surreali. Da grande schermo. Che infatti qui approda da otto anni proponendo Il Vento del Nord la manifestazione che porta il cinema laddove non ci sono sale cinematografiche. Quest’anno si inaugura giovedì 4 agosto con
Lampedusa d'inverno, un altro piccolo film "sincero e indispensabile", come lo ha definito un anno fa a Locarno la critica indipendente e che segue il filone aperto da Fuocoammare. Girato in un momento particolarmente caldo di sbarchi e accoglienza dal giovane regista austriaco Jakob Brossmann e tuttora inedito in Italia, è particolarmente atteso a Lampedusa. Raccogliendo tante voci intorno ai temi della solidarietà, attraverso semplici interviste rende cronaca puntuale ma insieme discreta di quell'avventura quotidiana che l'isola vive nell'incontro abituale con la realtà dei migranti. La rassegna che propone 20 film in sette giorni è prodotta dall'Associazione Lampedusa Cinema ed è organizzata da Massimo Ciavarro con il coordinamento artistico di Laura Delli Colli, in collaborazione con Giovanni Spagnoletti. Le proiezioni saranno offerte nella piazza principale e si potranno vedere diverse chicche: da Il racconto dei racconti di Matteo Garrone a Quo vado? di Gennaro Nunziante, da Io e lei di Maria Sole Tognazzi a Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese che chiuderà la manifestazione insieme a un evento speciale dedicato a Caravaggio con il film di Derek Jarman (1986) che verrò proposto in collaborazione con il nuovo Museo della fiducia e del dialogo per il Mediterraneo inaugurato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
«Il Vento del Nord - sottolineano gli organizzatori - è un festival senza red carpet ma all'insegna del cinema, della solidaretà, dello scambio culturale, possibile grazie al sostegno istituzionale del Mibact Direzione generale per il Cinema, della Siae e di molte sponsorship locali». E poi c’è la Lampedusa artistica che brilla davvero di luce propria, come le piccole lampadine a led che luccicano sott’acqua con la forma della Sicilia in un’opera realizzata dall’artista siciliano Domenico Pellegrino nelle acque isolane. In particolare a Cala Francese dove ha preso il via  Cosmogonia Mediterranea, un progetto di qualche giorno dedicato ai waterfront di Sicilia e incentrato sul concetto di speranza e di bellezza. “La Sicilia, mare di luce” è stata realizzata in ferro zincato, dipinto a mano, di circa 4 metri di lunghezza e dal peso di 160 chili, con un sistema di luminarie con luci a led. L’artista s’inspira infatti alle luminarie popolari e ai carretti siciliani per le sue sculture. A Lampedusa tornerà nell’estate del 2017, dopo un tour fra musei. In cui darà il benvenuto a tutti, ma proprio a tutti, passando da Palermo e toccando la Scala dei Turchi. Perché accogliere è appunto soprattutto un’arte.

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