Sabina super star: full immersion fra arte, silenzio e natura dall'Eremo di San Cataldo ai Prati di Cottanello

Eremo di San Cataldo
di Maria Serena Patriarca
4 Minuti di Lettura
Domenica 6 Giugno 2021, 14:06 - Ultimo aggiornamento: 14:07

Un salto nel Medioevo, in un luogo del silenzio e della spiritualità dove il tempo sembra essersi fermato. Oggi vi portiamo alla scoperta dell’Eremo di San Cataldo, gioiello “nascosto” della Sabina, nel comune di Cottanello. Risalente all’anno Mille, incastonato in una spettacolare parete granitica alle pendici del monte appena usciti dal borgo, l’Eremo, ancora oggi luogo di culto, è visitabile su prenotazione rivolgendosi al Comune di Cottanello, e rappresenta uno degli eremi più belli del Lazio in assoluto, per la ricchezza dei suoi affreschi. In antichità era utilizzato dai frati di Farfa per i loro ritiri di ascesi, preghiera e meditazione sulle montagne, lontano dalle tentazioni e dalle preoccupazioni “terrene”. Sembra che in questo buen retiro di eremitaggio dei frati benedettini abbia fatto tappa anche San Francesco: ne sarebbe prova l'affresco del 1443 rappresentante la Madonna che tiene in braccio un Gesù Bambino il cui volto, il taglio dei capelli a chierica e il saio ricordano proprio le sembianze del Santo di Assisi (info su www.comunecottanello.it).

 

L'eremo è dedicato a San Cataldo, vescovo di Rochau, vissuto tra il VI e l’VII secolo d.C.. Una leggenda narra che il Santo si sia rifugiato nell'eremo per sfuggire alla persecuzione ariana, ma ad oggi non è sicuro che Cataldo sia stato veramente qui: forse il suo culto fu importato da alcuni soldati devoti di ritorno da Taranto (dove è sepolto, appunto, San Cataldo) nel 1497. Nella cappella rupestre si possono ammirare i più antichi affreschi in stile bizantino della Sabina: Cristo Redentore sul trono, in atto benedicente, dipinto nel IX o X secolo, con la Croce Tau greca, gli apostoli e le sante, ed altri dipinti quattrocenteschi, raffiguranti Santi Vescovi e la Vergine Maria con il Bambino. Sul soffitto gli affreschi risalgono all’Età Barocca. Nelle nicchie in pietra sono conservati ancora antichi ex voto della popolazione di Cottanello. Gli affreschi che vediamo oggi paradossalmente furono scoperti solo nel 1944, quando guastatori tedeschi, per proteggersi la fuga, fecero saltare il ponticello sottostante. L'eremo per miracolo restò intatto, ma lo scoppio disgregò un affresco settecentesco raffigurante il paese, sotto il quale si celava il prezioso patrimonio artistico religioso che oggi è alla portata di tutti. San Francesco nel Duecento arrivò qui da Greccio, percorrendo la strada a quota 1000 metri di altitudine che passava ttraverso i Prati di Cottanello. Ed è proprio sui Prati di Cottanello che vi consigliamo di proseguire l’itinerario, dopo la visita dell’Eremo. Ai Prati, fiore all’occhiello dei Monti Sabini per i loro paesaggi spettacolari nelle giornate di sole, si arriva con una strada bianca di facile percorrenza, e poi si può camminare a piedi a perdita d’occhio in un paesaggio verde da sogno che ricorda le montagne alpine del romanzo di Heidi.

L’antico villaggio rurale delle Casette fa da cornice a pascoli di mandrie di bovini e cavalli bradi, e i bambini ammirano in particolar modo gli agnellini ma soprattutto i maiali allo stato brado, alcuni dei quali, frutto di commistioni con i cinghiali, sono scuri e trovano riparo proprio nei ruderi delle case dei pastori abbandonate. Nei boschi intorno ai sentieri non è raro vedere volare l’upupa. Vi consigliamo di concludere la giornata con una passeggiata fra i vicoli in pietra del meraviglioso borgo di Cottanello, fortificato nel XII secolo, con le sue torri e le cinte murarie concentriche molto panoramiche. Entrando dalla Porta del Regno, del XVI secolo, si può arrivare fino al Palazzo Orsini, che prende il nome dalla nobile famiglia che governò il paese per circa 500 anni. In primavera il paese è un tripudio di rose e gli abitanti vanno fieri, nei propri giardini, dei piccoli orti che affacciano sulle montagne circostanti, in cui vengono coltivate anche piante officinali e aromatiche.

© RIPRODUZIONE RISERVATA