Baia, alla scoperta dei tesori sommersi: le Ville Marittime svelano mosaici, terme e perfino un Faro

Venerdì 10 Maggio 2019 di Laura Larcan

Il poeta latino Orazio non aveva dubbi. «Nessun golfo al mondo è più splendente dell’amena Baia». E lo spettacolo doveva essere da vertigine, duemila anni fa, in questo angolo dei Campi Flegrei amato dall’aristocrazia romana, dove le sue leggendarie ville costruite su terrazze planavano con virtuosismi architettonici fino al mare. Un patrimonio oggi “custodito” dalle acque dell’area marina protetta, dove il fenomeno del bradisismo ne ha “congelato” il mito in una sorta di Atlantide del Mediterraneo.
 

 

Ed è qui che l’équipe scientifica dell’Istituto superiore per il restauro e la conservazione del Mibac è impegnata con fior di tecnologie e specialisti nell’impresa di indagare e restaurare sott’acqua l’archeologia sommersa. Un’operazione complessa, con campagne di immersioni fino a cinque metri di profondità che, in accordo con il parco archeologico dei Campi Flegrei, sta gettando nuova luce su settori meno noti dell’area baiana. Le ultime scoperte arrivano dalle imponenti ville che si affacciano sul bacino del lacus Baianus.

Protagonista, la famosa Villa dei Pisoni «il più eloquente e ardito esempio delle costruzioni nello stile baiano, realizzata con imponente sforzo architettonico, con terrazze artificiali su piloni direttamente in acqua», spiega Barbara Davidde responsabile scientifico del progetto di restauro subacqueo. Sede della fallita rivolta anti Nerone dei Pisoni, e da allora confiscata dalla casa imperiale, è oggi raggiungibile dai sub che ne possono ammirare mosaici, portici e colonne.

«Ma la parte visibile è solo un ampliamento di età adrianea - annuncia Davidde - Noi, invece, siamo arrivati al nucleo più antico, d’età repubblicana». La studiosa è riuscita a identificare «le massicce strutture di protezione dalle mareggiate, le peschiere per l’allevamento dei pesci, i moli per l’approdo di imbarcazioni, le terrazze sul mare, e anche un faro». Una quantità di dati e rilievi al laser scan subacqueo (il lavoro è frutto di sinergie con i progetti Musas-Musei di archeologia subacquea, i-Mareculture e BlueMed) che ne hanno consentito la ricostruzione tridimensionale.

Immagini inedite, che sono state illustrate nel grande convegno dedicato alle Villae Maritimae nel Mediterraneo occidentale, dal 5 al 9 maggio a Napoli, Capri e Baia, organizzato con l’Università della Calabria. «Grazie ai rilievi tridimensionali possiamo ipotizzare una prima villa repubblicana dei Pisoni costruita sulla parte più esposta del promontorio, dotata di porticati e terrazze, ampliata con impianti termali e un grande giardino porticato», spiega Davidde. E sul molo Sud spicca il grande faro.

Altre novità arrivano dalla Villa con ingresso a protiro, simbolo dell’archeologia baiana per i suoi mosaici geometrici e figurati. Ed è dal suo complesso termale che è riemerso il mosaico con scene di lottatori, di cui la squadra dell’Iscr ha completato il restauro e il consolidamento. «Restaurare sott’acqua è una grande sfida, e se oggi siamo in grado di intervenire sul fondale, su muri, colonne e mosaici, lo dobbiamo a Roberto Petriaggi pioniere di tecniche e modalità - dice Davidde - Sono state sviluppate apparecchiature per la rimozione degli incrostanti, e sono state ideate soluzioni specifiche per ogni contesto, per non parlare della sperimentazione, con i biologi, per mantenere i mosaici restaurati visibili a tutti, garantendone la protezione dagli organismi marini».

La ricostruzione in 3D della Villa è uno spettacolo. E le potenzialità digitali sono la risorsa nuova da offrire al pubblico. Dal prossimo novembre, infatti, le due ville restaurate potranno essere visitate con un percorso subacqueo dotato di speciali tablet. E per chi resta In superficie, sarà possibile immergersi virtualmente grazie ai visori di realtà aumentata. «Il 3D in questo genere di siti è un formidabile strumento al servizio della divulgazione - spiega Barbara Davidde - grazie alla realtà immersiva, la sensazione di percorrere corridoi e ambienti che in acqua appaiono come muri consunti e coperti di alghe è estremamente affascinante. Lo stesso mosaico a pelte in tessere bianche e nere, restaurato sotto la mia direzione, oggi divenuto uno dei simboli del Parco Archeologico Sommerso di Baia, colpisce profondamente nel momento in cui viene visto ricollocato nel suo ambiente originario, tra arredi e decorazioni del tempo».

D'altronde Baia è un patrimonio antico eccezionale. Su Baia, come spiega Barbara Davidde, esiste una letteratura sterminata, «anche per il fatto che molti dei personaggi più in vista di Roma antica vi costruirono le proprie residenze di lusso». Abbiamo già citato il poeta latino Orazio («Nullus in orbe sinus Baiis praelucet amoenis...», ossia, «Nessun golfo al mondo è più splendente dell'amena Baia»). La stessa espressione more baiano viene ormai usata per definire le ville costruite su terrazze, direttamente fino al mare. «Non mancano, tra le fonti, cenni alla vita dissoluta - continua Davidde - che si svolgeva lungo le rive del lacus Baianus: famoso il passo di Marziale in cui si diceva che una donna arrivava a Baia come Penelope e ne usciva come Elena; o la lettera di Seneca, che si godeva i Campi Flegrei dalla sua villa un po’ periferica, ben lontana dalla spiaggia di Baia, affollata da giovani ebbri e chiassosi».

Ultimo aggiornamento: 11:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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