Ascoli in 24 ore: piazza del Popolo vale da sola la gita

Venerdì 26 Ottobre 2018 di Stefano Ardito
Ascoli in 24 ore: Piazza del Popolo vale da sola la gita

Dal Palazzo dei Capitani del Popolo, la statua di papa Paolo III Farnese sembra osservare corrucciata la piazza più bella di Ascoli Piceno, e chi vi passeggia a tutte le ore del giorno. Nelle Marche, un tempo parte dello Stato Pontificio, grandi statue di papi si affacciano sulle piazze di Ancona, di Loreto, di Fermo e di tante altre città e cittadine.

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Grazie ai portici, al pavimento in travertino, alla snella chiesa gotica di San Francesco che la chiude, la Piazza del Popolo di Ascoli è una delle più belle d'Italia. Qui si viene per chiacchierare, bere un aperitivo, sorridere. E lo sguardo severo di un papa c'entra poco. Ma ad Ascoli, la bellissima Ascoli, le contraddizioni sono molte. A venti chilometri dalle spiagge di San Benedetto del Tronto, circondata da colli ricchi di vini, di calanchi e di borghi, la città è la porta dell'Appennino per chi sale dall'Adriatico. A ovest, oltre le torri di travertino del centro, chiudono l'orizzonte il Vettore e le altre cime dei Monti Sibillini.
 

 

Già, le torri di Ascoli. Secondo la tradizione, nel 1242, per dare una lezione agli irrequieti ascolani, l'imperatore Federico II fece abbattere metà delle circa duecento torri cittadine. Oggi, una più una meno, ne resta in piedi una cinquantina. Abbastanza per dare alla città una skyline straordinaria. Quasi mille anni prima di Federico II, un altro tedesco ha segnato la storia di Ascoli. Sant'Emidio, vescovo martirizzato nel 303 o nel 309, è dall'alto Medioevo il patrono della città. Le sue spoglie riposano nella cripta del Duomo. Nel 1705, secondo la tradizione, fu lui a proteggere Ascoli da un terremoto.

IL DUOMO
Due anni fa invece, quando una violenta serie di scosse ha devastato Norcia, Visso e altri centri ai piedi dei Sibillini, anche Ascoli ha subito seri danni. Forse Emidio per un momento si è distratto. La visita di Ascoli Piceno inizia normalmente da Piazza Arringo, il centro della vita politica e religiosa degli ascolani. La sorvegliano, uno accanto all'altro, il Palazzo Comunale e il Duomo di Sant'Emidio. Nella Pinacoteca, nel Palazzo, sono opere di grandi pittori, da Tintoretto a Tiziano. L'opera d'arte più importante, però, è il meraviglioso Polittico del Duomo. A dipingerlo, nel 1473, è stato Carlo Crivelli, un artista originario di Venezia che ha vissuto a lungo in una delle torri di Ascoli. Cinque minuti a piedi, dalla severa Piazza Arringo, portano a Piazza del Popolo, il luogo dell'aperitivo e dello struscio. Tra i bar, tutti affollati per l'aperitivo del sabato, spicca l'elegante Meletti, dei produttori dell'anisetta omonima, con la sua sala del 1907, capolavoro dello stile Liberty. Poi, non resta che passeggiare in attesa di un piatto di olive farcite, manzo, maiale e pollo, fritte (imperdibili).

Ascoli propone sedici chiese romaniche, il Battistero di San Giovanni con la sua pianta ottagonale, il severo Forte Malatesta e l'ottocentesco teatro Ventidio Basso. Rimandano alla Asculum romana, che la posizione sulla Via Salaria ha reso tra i mercati più ricchi dell'Italia centrale, la Porta Gemina, il Teatro e il Ponte di Solestà che scavalca le acque limpide del Tronto. Certo, l'anima di una città non è fatta solo di monumenti, ma di storie. E tra i palazzi gentilizi, le torri in travertino e le chiese, tra i musei eleganti e i bar che invitano a una sosta, si incontrano le storie di ascolani che hanno fatto delle cose speciali. Nel Duecento operò a lungo nel Duomo Girolamo d'Ascoli, diventato nel 1288 Niccolò IV, il primo papa francescano della storia. Non lontano, un monumento e una piazza ricordano Cecco d'Ascoli, astrologo e poeta, che nel 1327 fu arso sul rogo a Firenze. Oltre alle torri medievali, raccontano periodi battaglieri di storia i boschi del Colle San Marco, oggi meta di cercatori di funghi, teatro nell'ottobre del 1943 di una delle prime battaglie della Resistenza italiana. Quarant'anni dopo, sono partite da Ascoli le mobilitazioni ambientaliste che hanno dato vita ai parchi nazionali dei Monti Sibillini e del Gran Sasso.

LA MOSTRA
Tra le tante storie umane che fanno di Ascoli, come di altre sobrie città delle Marche, delle fucine di creatività e imprenditoria, possiamo citare quella dell'editore Giacomo Mazzocchi che nel 1956 ha dato vita a Quattroruote, dell'attore Massimo Lopez e del violinista Giovanni Allievi

Era nato a Senigallia, un'altra bella città delle Marche, il fotografo Mario Giacomelli, maestro del paesaggio in bianco e nero. La sua mostra Nell'infinito, dentro la materia è aperta fino al 6 gennaio nella Galleria Osvaldo Licini, in Corso Mazzini. Da non perdere. Piazza del Popolo e il suo struscio sono sempre lì, a due passi.

Ultimo aggiornamento: 15:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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