Magica Cappadocia, tra città sotterranee e i Camini delle Fate

Giovedì 7 Giugno 2018 di Francesca Spanò

Il sipario si alza alle prime luci dell’alba sullo sfondo della Cappadocia, regalando suggestioni inaspettate e improvvise. Non si è mai del tutto pronti alle emozioni che trasmette la “terra dei bei cavalli” (il suo nome in antica lingua persiana) quando il cielo assume i toni dell’arancio, del rosso e poi, piano piano del celeste e cinquecento mongolfiere colorate in silhouette, sembrano coriandoli sparsi nelle infinite vie dell’orizzonte. In questa regione della Turchia, fra l’Asia Minore e la Mesopotamia, lungo la via della Seta, la storia ha scritto pagine importanti raccontando di sanguinose invasioni e del prestigio di una mitica rotta commerciale. L’influenza delle più antiche civiltà ne ha forgiato il carattere e le tradizioni, iniziando dagli Assiri e passando dagli Ittiti, dall’Impero Persiano, Ellenistico e Bizantino e oggi rivive nell’architettura, nell’enogastronomia e nel sorriso dei locali. Non esiste un luogo identico in tutto il globo, in un trionfo di meraviglie naturali che superano la fantasia e conquistano il cuore di chiunque abbia la fortuna di posarvi piedi e sguardo.
 

 

Un’antica e affascinante area vulcanica
 
La mano dell’uomo, in tale tratto di mondo, ha aggiunto bellezza alla perfezione creativa di una natura che qui si è impegnata parecchio a forgiare bizzarre forme, aiutata da vento, pioggia, ghiaccio e millenni. I suoi paesaggi regalano un vero giro del mondo in poche ore, mostrando canyon profondi, grotte, cavità e piramidi di terra a punta con una sorta di cappello detti “camini delle fate”. Milioni di anni fa le montagne circostanti di Erciyes, Hasandag e Gulludag erano vulcani attivi, riprodotti nei dipinti preistorici ritrovati tra le valli e da qui è iniziata la magia. E poi c’è il Parco Nazionale di Goreme con le sue rocce multicolore, frutto di alte concentrazioni di ossidi di ferro (e non solo) e i siti rupestri. Tutte meraviglie che, dal 1985, l’Unesco ha inserito tra i suoi patrimoni.
 
Un paesaggio eroso di tufo e magia
 
Per i primi cristiani la Cappadocia era un vero e proprio santuario, tanto che oggi resta un museo a cielo aperto dove elementi naturali e culturali, creano un mix ineguagliabile. I depositi vulcanici hanno reso l’area fertile per l’agricoltura e, ancora adesso, si coltiva uva ma anche albicocche, ciliegie, cereali e barbabietole da zucchero.
 
Camini delle fate e formazioni rocciose
 
Le eruzioni vulcaniche della zona, hanno iniziato a scolpire i loro laboriosi capolavori già 30mila anni fa e, in alcuni punti, la coltre ha raggiunto uno spessore di 150 metri. Le ceneri solidificate hanno dato origine ad un materiale friabile detto tufo, in vari punti ricoperto di dura roccia vulcanica. Con il tempo il primo si è eroso creando formazioni rocciose varie come disegni su un quaderno di un bambino. Tra di esse ci sono i famosi coni sormontati da grandi massi, noti con il nome di “camini delle fate”. Si chiamano così perché i primi abitanti della Cappadocia pensavano fossero proprio i camini di creature fantastiche che abitavano nelle profondità della Terra. Alcuni di essi sono alti fino a 45 metri.
 
La città sotterranea di Kaymakli
 
Il tufo era facile da scavare e, quindi, ne sono state ricavate abitazioni, chiese e oltre 250 città sotterranee. Interi insediamenti, in questo senso, non vedevano mai la luce del sole con zone di soggiorno, sistemi di ventilazione, stalle, magazzini, pozzi e centri di produzione. In buona parte sono nati per proteggersi dalle incursioni e, per salvarsi dal pericolo, le popolazioni locali iniziarono a costruire questi luoghi lontani dagli occhi indiscreti degli invasori, con ingressi nascosti. Da abitazioni troglodite sono diventati veri quartieri, visto che a volte bisognava viverci per un periodo di tempo piuttosto lungo. Fondamentale divenne, quindi, l’acqua potabile e le aree per conservare le provviste, questo persino per le città pre-cristiane. Kaymakli, in particolare, ha cinque livelli visitabili, ma gli studiosi ritengono che effettivamente sia composta da ben otto piani. Fu scoperta nel 1964 ed è la seconda città sotterranea più importante di tutta la regione. Sicuramente è più piccola e meno affollata delle altre, ma si ritiene che tra il VI e il IX secolo, abbia ospitato migliaia di persone. Sorge a 20 km a sud di Nevsehir e per scoprire come doveva apparire secoli fa, è sempre consigliabile visitarla di buon mattino.
 
La meraviglia delle mongolfiere colorate nel cielo
 
Un’attrazione ormai turistica? Certamente sì, ma non per questo meno emozionante ed è per tal motivo che resta un must per chi visita la Cappadocia. Prenotare un giro di un’oretta in mongolfiera è davvero un’esperienza che non si dimentica e si raggiungono circa 600 metri di altezza. Si può chiedere in agenzia dall’Italia o direttamente in loco e costa intorno ai 140-150 euro a tour, ma ne vale la pena. Sorvolare la Valle dei Camini delle Fate è un’emozione notevole e si può provare tutto l’anno, purché il vento sia quello giusto. Certamente in primavera ed estate è meno rischioso che la “passeggiata nel cielo” salti per le condizioni meteo sfavorevoli, ma per chi è disposto ad alzarsi alle quattro del mattino per vedere i colori dell’alba da un altro punto di vista, la suggestione è assicurata.
  
Museo all’aperto di Goreme e i santuari affrescati scavati nelle rocce
 
Si dice che da queste parti ci siano 500 tra chiese e cappelle ricche per capolavori artistici e varietà architettonica. Buona parte di esse sono cariche di affreschi che richiedono una costante manutenzione. Nella Valle di Goreme, comunque, si trova la più grande concentrazione di monasteri scavati nella roccia della Cappadocia. Risalgono al periodo che va dal IX secolo in poi e sono stati lavorati nel tufo vulcanico. In buona parte riprendono affreschi bizantini con scene dell’Antico e Nuovo Testamento e la vita di Cristo e dei Santi. Si trovano all’interno del Museo all’aperto di Goreme, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità. Una delle chiese più significative è quella di Tokali (o chiesa della Fibbia), accanto all’ingresso del museo, che contiene alcuni tra le opere più belle. Nel monastero di Kizlar, invece, i monaci vivevano e lavoravano e per raggiungere i livelli superiori forse usavano scale o impalcature. Di solito il tour, comincia comunque con la cappella funeraria dedicata a San Basilio con una decorazione di Maria e una di San Giorgio col drago. La chiesa di Elmali (o della Mela) riporta scene della vita di Cristo e del Vecchio Testamento e risale all’XI secolo e, ancora, la cappella di Santa Barbara, riprende croci e figure simboliche e una probabile immagine della Santa stessa nella parete occidentale. Si prosegue poi verso la chiesa Yilanli (o del serpente) dove spicca l’immagine dell’imperatore Costantino con la madre Elena e quella di Karanlik Kilisesi (o “oscura”) con colori ancora accesi e raggiungibile da una scala di accesso. Bella, tra le altre, l’immagine dell’ascensione di Gesù e quella dell’arresto nel Getsemani. Nella chiesa Caricli Kilise (o dei sandali) si nota un affresco sulla nascita di Gesù.
 
Trekking tra la Valle Rossa e la Valle Rosa
 
Red e Rose Valley,  meglio conosciute come Valle Rossa e Valle Rosa (o delle Rose) sono perfette per organizzare una battuta di trekking lunga almeno sei km. Due vallate spettacolari, a tratti dal paesaggio lunare e, in altri momenti cariche di rocce colorate che riprendono sfumature di rosso, rosa, giallo, celeste dovute alla presenza di differenti minerali, in particolare di ossidi ferrosi. Il percorso dura circa due ore e collega l’abitato di Cavusin con un’area a nord di Goreme, passando da formazioni che il tempo e l’acqua hanno contribuito a lavorare. Per evitare di perdersi, sarebbe sempre meglio rivolgersi a una guida esperta, anche se le due valli sono confinanti e creano un unico, indimenticabile, percorso.

Come arrivare

In aereo è possibile giungere a Istanbul con la Turkish Airlines, per poi proseguire con un volo interno verso Nevsehir.

Ultimo aggiornamento: 10 Giugno, 17:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA