Al Gemelli una mostra fotografica su Wojtyla, considerava il policlinico il suo «Vaticano numero tre»

Al Gemelli una mostra fotografica su Wojtyla, considerava il policlinico il suo «Vaticano numero tre»
di Franca Giansoldati
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Giovedì 4 Febbraio 2021, 16:13

Città del Vaticano - Il Policlinico Gemelli San Giovanni Paolo II lo chiamava semplicemente: «Il mio Vaticano numero 3», alludendo al fatto che dopo il palazzo apostolico, in Vaticano, c'era anche la residenza di CastelGandolfo dove andava a trascorrere le ferie e poi l'ospedale dove ogni tanto era costretto a trascorrervi dei giorni. Lo chiamava così, ironizzando sul fatto che al decimo piano era stato ricoverato, prima per via dell'attentato nel 1981, poi per una infezione dovuta al Citomegalovirus e, infine, a seguito delle varie complicanze dovute al Parkinson che gli fu diagnosticato verso la fine degli anni Novanta.

Fatto sta che Papa Wojtyla era praticamente di casa all'ospedale romano fondato da padre Agostino Gemelli, dove conosceva medici, infermieri, portantini e dove, in più di una occasione, aveva tenuto l'Angelus domenicale proprio dalla sua stanza di degenza all'ultimo piano, dove c'è il reparto solventi. Sotto, nel piazzale dove un tempo si potevano parcheggiare le auto, la domenica era pieno di fedeli.

'Una luce nel buio': e' il filo conduttore della mostra fotografica "Il Vangelo della sofferenza" che nella Giornata Mondiale del Malato, giovedi' 11 febbraio, verra' inaugurata al Gemelli. Un omaggio al Papa polacco che negli ultimi anni della sua malattia è stato un testimone prezioso del "magistero della sofferenza", dando per primo l'esempio di come non perdere la speranza e accogliere con dolcezza anche la parte più devastante del male fisico.  

Attraverso le foto e i testi piu' significativi del magistero papale, i pannelli - che seguono a quelli inaugurati lo scorso 22 ottobre dedicati in particolare ai ricoveri e alle visite di Papa Wojtyla al Policlinico Gemelli - diventano un itinerario storico e spirituale che accompagna il visitatore nei luoghi e nelle parole fondamentali del Papa polacco.

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