Il Papa: scandali finanziari inconciliabili con la Chiesa. E per la prima volta apre personalmente l'anno giudiziario

Il Papa: scandali finanziari inconciliabili con la Chiesa. E per la prima volta apre personalmente l'anno giudiziario
di Franca Giansoldati
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Domenica 16 Febbraio 2020, 12:42 - Ultimo aggiornamento: 16:46

Per la prima volta è stato il Papa in persona ad aprire l'anno giudiziario vaticano. Un fatto a dir poco insolito. In passato questo atto solenne spettava al Segretario di Stato o al presidente del Governatorato, anche per distanziare i ruoli e separare i poteri tra loro. Così, se per certi versi, ieri mattina, la presenza istituzionale di Papa Francesco davanti ai magistrati vaticani sembrava riportare l'orologio indietro, evocando addirittura la figura del Papa Re che amministrava direttamente la giustizia, in realtà la sua mossa racconta ben altro ed è il frutto di una linea politica differente.

«Francesco vuole far fare un passo in avanti alla giustizia del piccolo Stato pontificio inserendola nel quadro più ampio dell'attività e delle riforme della Santa Sede», spiega il costituzionalista Francesco Clementi, autore di un libro sul meccanismo istituzionale d'Oltretevere (Città del Vaticano, Il Mulino), il quale fa notare che l'inusuale presenza del Papa alla cerimonia rafforza il processo di armonizzare le leggi interne con quelle internazionali. La visione del Papa è stata racchiusa in una frase del discorso. «La Santa Sede è fermamente intenzionata a proseguire il cammino intrapreso, non solo sul piano delle riforme legislative, che hanno contribuito ad un sostanziale consolidamento del sistema, ma anche avviando nuove forme di cooperazione giudiziaria sia a livello di organi inquirenti che di organi investigativi, nelle forme previste dalle norme e dalla prassi internazionale».
Ad ascoltarlo nella Sala Regia, tra cardinali, magistrati, funzionari, il ministro della Giustizia, Bonafede, c'era anche il nuovo presidente del Tribunale, Giuseppe Pignatone. Per lui è stato quasi un esordio pubblico, assieme al nuovo direttore dell'Aif, l'authority finanziaria vaticana, Carmelo Barbagallo, arruolato dal Papa per fare luce su tanti movimenti finanziari sospetti, e fino a poco tempo fa alla vigilanza della Banca d'Italia.

La cerimonia di quest'anno più pomposa del solito - era particolarmente attesa perché faceva seguito al più grande pasticcio istituzionale e giuridico che ci sia mai stato in Vaticano negli ultimi tempi, quello relativo allo scontro tra Segreteria di Stato, Ior e Authority finanziaria per l'acquisto dell'immobile a Londra, e causa di una serie di conseguenze collaterali a catena. L'allontanamento di 5 dipendenti perquisiti con metodi brutali, il defenestramento del capo della gendarmeria, il siluramento del presidente dell'Aif Brulhart, le dimissioni di altri tre funzionari che hanno preferito cercarsi lavoro altrove che non restare là dentro. Insomma, un terremoto vero e proprio vagamente accennato in un solo passaggio: «Certe operazioni finanziarie sospette, che sono al vaglio della magistratura e quindi non sono oggetto al momento di una valutazione definitiva, al di là dell'eventuale illiceità mal si conciliano con la natura e le finalità della Chiesa».

Francesco non ha voluto aggiungere altro su come stiano andando avanti le indagini, tuttavia ai 5 funzionari non sono ancora chiari i reati contestati che hanno fatto perdere a loro lo stipendio e scattare il divieto di entrare in ufficio. Una situazione al limite del paradossale nella solita cornice di scarsa trasparenza, visto che il sistema non prevede informazioni pubbliche: le udienze sono a porte chiuse e non si conoscono nemmeno le sentenze nella loro interezza. Il Papa ha indicato la via maestra incoraggiando il modo «di conciliare il rigore delle norme alla misericordia». Che sarebbe come arrivare alla quadratura del cerchio e non sempre è facile.
 

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