Vaticano e Museo dell'Olocausto, digitalizzati gli archivi di Hudal: il vescovo che aiutò i nazisti a fuggire

Vaticano e Museo dell'Olocausto, digitalizzati gli archivi di Hudal: il vescovo che aiutò i nazisti a fuggire
di Franca Giansoldati
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Domenica 10 Aprile 2022, 09:58 - Ultimo aggiornamento: 12 Aprile, 09:07

Città del Vaticano – Cancellare le ombre, de-nazificare il passato, attraverso una gigantesca operazione di digitalizzazione di tutto il materiale d'archivio relativo a una delle figure che nel secondo dopoguerra misero in piedi la cosiddetta Ratline, la linea dei topi, la via utilizzata dai criminali nazisti per fuggire all'estero: monsignor Alois Hudal.

Il Pontificio Collegio di Santa Maria dell'Anima ha avviato la collaborazione con i vertici del Museo dell'Olocausto di Washington, proprio per fare luce su uno dei periodi più oscuri e contraddittori, quando ai vertici della struttura pontificia c'era Hudal, un vescovo che non ha mai nascosto la sua simpatia per il nazismo e che fu in grado di attivarsi personalmente tra il 1945 e il 1948 per aiutare diversi esponenti del Terzo Reich, sottraendoli così alla giustizia.

Per esempio Franz Stangl, comandante dei campi di sterminio di Sobibor e Treblinka che ebbe modo di sottrarsi al processo di Norimberga con i documenti falsi. Secondo il Centro Simon Wiesenthal la rete alla quale prese parte Hudal era a dir poco formidabile. I canali di cui disponeva il vescovo – conventi, parrocchie, associazioni umanitarie - erano sicuri e ai fuggiaschi garantivano denari, soluzioni logistiche, nuove identità. Hudal si procurava documenti di identità nuovi utilizzando a sua volta i canali della Croce Rossa e del Vaticano. Il caso di Stangl è emblematico: dopo essere stato catturato dagli americani venne consegnato nel 1947 al governo austriaco per essere processato ma prima della fine del processo riuscì a scappare in Italia dove arrivò a Roma grazie agli aiuti della Rat-line.

Da lì, grazie al lavoro di Hudal, ebbe nuovi documenti e un visto per la Siria dove trovò lavoro a Damasco. L'anno successivo lo raggiunse la famiglia e due anni dopo si trasferirono tutti in Brasile. Venne scoperto solo nel 1967 – praticamente vent'anni dopo - grazie alle ricerche di Simon Wiesenthal. Stangl alla giornalista Gitta Sereny confessò: “Venni a sapere che in Vaticano c’era un certo vescovo Hulda (sic), che aiutava gli ufficiali SS cattolici, e perciò andammo a Roma”.

Casi analoghi sono decine e di fatto si è sempre saputo che la grande fuga dei nazisti verso il Sudamerica portava indirettamente persino in Vaticano. Era un intreccio oscuro che faceva leva sul supporto di singole persone certamente influenti e capaci di attivare conventi e organismi assistenziali compiacenti. E' ancora difficile stabilire se i responsabili dei conventi erano effettivamente a conoscenza di accogliere criminali invece che vittime della temuta avanzata comunista nell'Est Europa. Gli storici si sono anche interrogati fino a che punto Pio XII avesse cognizione di questa attività parallela che andava a inficiare il percorso della giustizia internazionale. Di certo si sa che Pacelli era in totale disaccordo con Hudal, che veniva chiamato il ' vescovo bruno' proprio per il suo atteggiamento dichiaratamente filo-hitleriano tanto che i servizi segreti del Reich lo consideravano una ' fonte primaria' di informazioni sul Vaticano.

Alla fine della guerra diede rifugio all'assassino del cancelliere austriaco Dollfuss e forse non è un caso se anche Erich Priebke, riuscì a riparare in Argentina, grazie ai documenti che ebbe a Roma. Il boia delle Ardeatine ammise solo di essere stato aiutato da un alto prelato del Vaticano e con ogni probabilità si riferiva a Hudal. Che cosa facesse di preciso l'ex rettore del Collegio del'Anima non è stato ancora decifrato ma grazie alla digitalizzazione dell'archivio sarà più semplice aggiungere tessere al mosaico per capire su chi a sua volta poteva contare per muovere pedine, raccomandare, sollecitare coperture, contattare ambasciate e funzionari compiacenti.

«E' necessario fare luce. Arrivare alla verità. Con la digitalizzazione del nostro archivio, grazie alla collaborazione dell'Olocaust Memorial tutto diventerà più semplice. Già in Vaticano è in atto la digitalizzazione degli archivi di Pio XII, in questo modo si aggiungerà un pezzo importante per presentare per intero il materiale di quel tempo» ha confermato al Messaggero il rettore del Pontificio Consiglio, il vescovo monsignor Max Micheal. L'accordo per la fruizione e la digitalizzazione avverrà il 26 aprile a Roma, nella sede di via dell'Anima.

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