Braccio di ferro Vaticano-Bielorussia, Lukashenko non fa rientrare il vescovo di Minsk ritenuto un cospiratore

Martedì 20 Ottobre 2020

Città del Vaticano – Braccio di ferro tra il Vaticano e la Bielorussia per il ritorno in patria di un vescovo al quale Lukashenko nega il permesso di ingresso. Il motivo ufficiale sarebbe un passaporto scaduto. In realtà a monsignor Tadeusz Kondrusiewicz il presidente bielorusso contesta di avere appoggiato le manifestazioni contro di lui e di avere una sorta di mandato polacco per destabilizzare il paese. Accuse pesantissime. 

Monsignor Kondruziewicz dalla fine di agosto è impossibilitato a rientrare nella sua sede arcivescovile in Bielorussia. Per tentare di risolvere il caso scoppiato alla fine di agosto, il mese scorso una delegazione diplomatica vaticana si era recata in Bielorussia e l'arcivescovo Gallegher, il ministro degli esteri del Papa, aveva avuto colloqui con il suo omologo bielorusso. Si pensava che vi fossero spiragli per una composizione veloce della vicenda ma Kondrusiewicz è ancora senza la sua casa. In questi giorni è in Vaticano per riferire di nuovo al cardinale Parolin. 
Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko sembra voler mantenere il punto. 

La situazione del Paese resta ancora sotto osservazione dell'Europa dopo le ultime elezione contestate dall'opposizione per il sospetto di brogli. Nel frattempo si sono tenuti incontri tra la leader dell’opposizione bielorussa Sviatlana Tsikhanouskaya ed i rappresentanti dell’Unione Europea. Il Parlamento dell’Unione Europea aveva ribadito la propria posizione sulle elezioni del 6 agosto approvando una risoluzione che non riconosceva la vittoria di Lukashenko e definiva le elezioni viziate da brogli.


 

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