Fouad Twal, ex Patriarca di Gerusalemme, nei guai: citato in giudizio negli Usa per l'ateneo cattolico sommerso dai debiti

Fouad Twal, ex Patriarca di Gerusalemme, nei guai: citato in giudizio negli Usa per l'ateneo cattolico sommerso dai debiti
di Franca Giansoldati
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Lunedì 18 Ottobre 2021, 19:37 - Ultimo aggiornamento: 19:38

Città del Vaticano – E dire che all'inizio era stata chiamata l'università della pace, mentre invece l'ateneo aperto dal Patriarcato Latino di Gerusalemme a Madaba, in Giordania, nel 2011 con la benedizione di Giovanni Paolo II prima e di Benedetto XVI poi (che vi pose la prima pietra nel 2009), si è rivelato ben presto un incubo, un devastante pozzo senza fondo di denaro che ha lasciato sul terreno una lunga scia di debiti probabilmente causati dalla mala gestione e dalla corruzione. Lo scomodo dossier è stato tenuto a lungo riservato ma prima o poi era destinato ad affiorare con forza. Qualche anno fa gran parte dei debiti (non tutti) se li dovettero accollare i Cavalieri del Santo Sepolcro con una raccolta benefica straordinaria per tamponare la voragine mostruosa. Vennero venduti anche dei terreni a Nazareth per far fronte al disastro economico. Denari ovviamente sottratti ad altre finalità, come per esempio i sostegni alle poverissime comunità cristiane messe in ginocchio dal Covid e dalla crisi.

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L'ex patriarca Fouad Twal a giudizio

In questi giorni alcuni organi di stampa palestinesi hanno riferito che l'ex patriarca Fouad Twal, ideatore della università degli sprechi e spedito a casa da Papa Francesco nel 2013 probabilmente per i pasticci economici dovrà presentarsi in un tribunale americano. E' citato in giudizio da Benjamin Seryani, un uomo d'affari giordano-americano, il quale chiede 31 milioni di dollari per i debiti contratti dall'università di Madaba (che ha sede legale nel New Hamphsire). Debiti evidentemente mai saldati. Tutto ora dovrà essere ricostruito in sede giudiziale, intanto resta sul terreno un progetto azzardato e altamente costoso che, evidentemente, è stato realizzato senza che vi fossero troppi controlli e verifiche anche da parte del Vaticano.

L'arcivescovo Pierbattista Pizzaballa - uomo lineare e concreto - quando venne nominato amministratore apostolico al posto di Twal si accorse subito che la situazione era grave. Bisognava agire con determinazione per risolvere il maxi pasticcio il cui costo complessivo era stato stimato –  dai giornali arabi – attorno ai 100 milioni di dollari. Pizzaballa in questi anni ha svolto un importante lavoro di riorganizzazione dell'amministrazione, con adeguati controlli interni, e lo stesso hanno fatto i Cavalieri del Santo Sepolcro, nel frattempo attivati per aiutarlo e per raccogliere i fondi. In alcuni casi Pizzaballa è dovuto a ricorrere anche a misure estreme come vendere alcune importanti proprietà a Nazareth per fare fronte ai creditori. Pizzaballa in una lettera di alcuni anni fa annotava che la situazione sarebbe stata risanata con l'aiuto di tutti.

Dalle carte rese note dal tribunale americano sembra che il deficit dell'università sia il risultato dei prestiti e delle spese di gestione avvenute nei primi anni del lancio dell'università.

Papa Giovanni Paolo II aveva donato, durante la sua visita in Giordania nel marzo 2000, il terreno sul quale è stata poi costruita l'università e Papa Benedetto aveva contribuito con 15 milioni di euro per la fondazione dell'università durante la sua visita a Madaba nel giugno 2009. Ma il costo operativo della costruzione è stato molto più alto degli importi preventivati. Il debito ha cominciato ad accumularsi e ha costretto l'università nei periodi 2009-2012 ad accendere mutui in alcune banche giordane. Questo prestito sembra stato poi saldato da un prestito di 50 milioni di euro nel 2015 da una banca svizzera con garanzia del Vaticano.

La causa in tribunale negli Usa è stata avviata nel 2019. Il ricorrente, l'uomo d'affari, Seryani e la sua compagnia Synergy Select One chiedono un risarcimento di 31 milioni di dollari per le commissioni di gestione, le spese, i debiti verso l'università e i contratti persi per la mensa e i trasporti. Ora si attende che monsignor Twal risponda in tribunale. 

All'ambizioso progetto universitario in Giordania voluto dal patriarcato latino di Gerusalemme contribuì anche il Movimento Cristiano dei lavoratori, all'epoca presieduto da Carlo Costalli. Al settimanale Vita, nel 2013, Costalli spiegava che avrebbe sostenuto l'ateneo «con 400 mila euro in tranche da 50 mila euro ogni due mesi». I fondi provenivano dal 5 per mille e da una sottoscrizione.

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