Ucraina, il Patriarca Kirill: «Nell'Occidente si sta diffondendo la russofobia, la guerra è colpa della Nato»

Ucraina, il Patriarca Kirill: «Nell'Occidente si sta diffondendo la russofobia, la guerra è colpa della Nato»
di Franca Giansoldati
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Venerdì 11 Marzo 2022, 11:31 - Ultimo aggiornamento: 16:16

La colpa di questa guerra non va di certo addebitata a Mosca, bensì all'Occidente. Dietro la parola “Occidente” il Patriarca ortodosso di tutte le Russie, Kirill punta il dito contro la Nato e, indirettamente, gli Usa. Nella eloquente lettera che ha inviato al 16esimo giorno dall'invasione russa in Ucraina al reverendo professor Ioan Sauca, segretario generale del World Council of Churches (WCC) - il quale si era rivolto al Patriarca la scorsa settimana per chiedergli di mediare con Putin affinché tacessero le armi e si arrivasse a un cessate il fuoco - il capo degli ortodossi giudica ineluttabile il conflitto in corso, sigillando l'arrivo di una nuova Guerra Fredda, forse più pericolosa della precedente.

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«Come sapete, questo conflitto non è iniziato oggi. Sono fermamente convinto che i suoi iniziatori non sono i popoli della Russia e dell'Ucraina, che provengono da un unico fonte battesimale di Kiev, e sono uniti da una fede comune, da santi e preghiere comuni, e condividono un comune destino storico. Le origini dello scontro risiedono nelle relazioni tra l'Occidente e la Russia» spiega il Patriarca. Sin dall'inizio del conflitto il Patriarcato ha palesato il suo aperto sostegno al Cremlino, senza mai arretrare di un millimetro, rafforzando l'asse nazionalista con Putin, andando anche a benedire i soldati alcuni giorni prima dell'intervento militare.

La lettera prosegue: «Negli anni '90 alla Russia era stato promesso che la sua sicurezza e la sua dignità sarebbero state rispettate. Tuttavia, con il passare del tempo, le forze che considerano apertamente la Russia come il loro nemico si sono avvicinate ai suoi confini. Anno dopo anno, mese dopo mese, gli Stati membri della Nato hanno aumentato la loro presenza militare, ignorando le preoccupazioni della Russia che queste armi possano un giorno essere usate contro di lei».

Kirill aggiunge anche che l'obiettivo della Nato e degli Usa di contenere la Russia in questi anni non solo è stato portato avanti attraverso una serie di misure militari, ma anche attraverso una politica culturale. «Non hanno risparmiato nessuno sforzo, nessun fondo per inondare l'Ucraina di armi e istruttori di guerra. Tuttavia, la cosa più terribile non sono le armi, ma il tentativo di "rieducare", di rifare mentalmente gli ucraini e i russi che vivono in Ucraina in nemici della Russia». In questa direzione va letta anche la spaccatura storica consumatasi quattro anni fa in seno all'ortodossia, quando il Patriarcato ortodosso ucraino si è staccato, attraverso uno scisma. A ruota è seguita la proclamazione dell'autocefalia da parte del patriarca Bartolomeo di Costantinopoli (che Kirill considera un leader religioso al soldo degli Stati Uniti). 

Alcuni giorni la la Chiesa ortodossa russa ravvedeva anche il pericolo legato alla diffusione di una certa cultura occidentale liberal  che porta a sostenere i gay pride e le nozze tra persone dello stesso sesso, segnando un declino morale da fermare prima che sia troppo tardi. 

Kirill, inoltre, nella lettera al WCC, lamenta la miopia delle Chiese occidentali visto che già nel 2014, quando si spargeva sangue a piazza Maidan a Kiev e la Russia ha sostenuto l'autonomia del Donbass («la cui popolazione - scrive - stava difendendo il proprio diritto a parlare la lingua russa, chiedendo il rispetto della propria tradizione storica e culturale») il mondo occidentale avrebbe fatto finta di non vedere e non sentire cosa stava accadendo.

E così nella lettura delle tappe storiche si arriva all'oggi: «Questo tragico conflitto è diventato parte della strategia geopolitica su larga scala che mira, prima di tutto, a indebolire la Russia». Kirill condanna le sanzioni che sono state imposte alla Russia e che porteranno danni a tutti mentre la «russofobia si sta diffondendo nel mondo occidentale a un ritmo senza precedenti». Infine rivolge una preghiera al Consiglio Mondiale delle Chiese, che «possa rimanere una piattaforma di dialogo imparziale, libera da preferenze politiche e da un approccio unilaterale». Come dire: ascoltate anche le nostre ragioni e non solo il mainstream. 

La Chiesa ortodossa russa è membro del WCC dal 1961. Nella sua lettera, Kirill fa riferimento alla Dichiarazione di Toronto, riferendosi alla frase che le chiese che sono parte dell'organismo «dovrebbero riconoscere la loro solidarietà reciproca, prestarsi assistenza reciproca in caso di bisogno, e astenersi da azioni che sono incompatibili con la relazione fraterna».

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