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Papa Francesco e il dilemma dell'Ucraina, appello alla pace ma non condanna né la Russia né la Nato

Papa Francesco e il dilemma dell'Ucraina, appello alla pace ma non condanna né la Russia né la Nato
di Franca Giansoldati
4 Minuti di Lettura
Domenica 13 Febbraio 2022, 12:41 - Ultimo aggiornamento: 17:34

Città del Vaticano- Nuovo appello del Papa per l'Ucraina. All'Angelus ha rivolto parole preoccupate per l'evolversi della situazione al confine con la Russia dove sono schierate le truppe pronte ad invadere. «Sono preoccupanti le notizie che arrivano dall'Ucraina, affido all'intercessione della vergine Maria e alla coscienza dei responsabili politici affinché sia fatto ogni sforzo per la pace. Preghiamo in silenzio» ha detto mentre era affacciato su piazza san Pietro.

L'Ucraina anche per Papa Francesco - sotto un profilo ecumenico - resta un terreno minato poichè da entrambe le Chiese ortodosse, quella ortodossa russa e quella ortodossa legata al patriarcato di Costantinopoli (reduce di recente ad uno scisma e divenuta autocefala), gli è stato richiesto un maggiore interessamento, una presa di posizione.  Nel frattempo l'arcivescovo Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, nelle ultime settimane, ha fatto appello al Papa perchè possa visitare il paese al più presto. «La gente dice che se il Papa viene in Ucraina, la guerra è destinata a cessare». Per il momento il viaggio del Papa a Kiev sembra assai lontano, proprio per non compromettere gli equilibri interni.  

In queste settimane Francesco ha denunciato più volte la follia della guerra, l'aumento degli armamenti, ha rivolto fortissime parole di pace, ma non ha mai fatto una condanna esplicita nè alla Russia che vorrebbe invadere la zona ucraina russofona, nè alla Nato che cerca di sbilanciare gli equilibri in Europa. Nel frattempo monsignor Shevchuk ha denunciato una guerra di aggressione economica, di accumulo militare e di incessante disinformazione e propaganda da parte dei russi. 

Il ruolo del Papa è anche al centro di speculazioni politiche a Kiev. In questi giorni, ha rilevato il sito Sismografo, l'organizzazione partitica "OPZZh" - all'opposizione del Presidente Volodymyr Zelensky - in un lungo comunicato, rilanciato subito dall'agenzia russa Tass, ha accusato il Presidente ucraino di continuare ad alimentare divisioni tra le confessioni cristiane. Le forze politiche che appoggiano Zelensky starebbero preparando una specie di concordato tra l'Ucraina e la Santa Sede che potrebbe essere firmato in occasione della visita del Presidente ucraino in Vaticano prevista per il 2022. Se questo accordo bilaterale tra l'Ucraina e la Santa Sede entrerà in vigore, fornirà alla Chiesa cattolica una posizione privilegiata rispetto ad altre confessioni cristiane esistenti. La Piattaforma OPZZh sottolinea di opporsi categoricamente alla firma di un tale documento da parte dell'Ucraina poiché rappresenterebbe un'altra violazione dei diritti dei rappresentanti della confessione più numerosa, l'Ortodossia.

L'anno scorso in Ucraina si era recato il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin per le celebrazioni del trentesimo anniversario dell'indipendenza del paese. In quella occasione è stato concluso l'accordo sul Memorandum d'intesa e di cooperazione tra il Ministero della Salute dell'Ucraina e l'Ospedale Bambino Gesù. Oggi, invece, si specula sull'ipotesi di concordato.
«Se l'Ucraina assume ulteriori obblighi nei confronti della Chiesa cattolica, ciò porterà inevitabilmente a un aumento della divisione interconfessionale nel Paese», ritiene Piattaforma di Opposizione, che conclude il suo documento scrivendo: «Cercando di giocare dietro le quinte con il Vaticano e ottenere così il sostegno dell'Occidente, le autorità del governo di Zelensky dimostrano ancora una volta la propria ignoranza, miopia e disprezzo per i diritti e i sentimenti dei credenti in Ucraina».

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