Spagna, Compagnia di Gesù apre gli archivi, abusati 81 bambini da 96 gesuiti dal 1927 al 2020

Spagna, Compagnia di Gesù apre gli archivi, abusati 81 bambini da 96 gesuiti dal 1927 al 2020
di Franca Giansoldati
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Mercoledì 3 Febbraio 2021, 11:51

Città del Vaticano – Anche in Spagna, come in Germania, è stata avviata una importante azione di trasparenza sul fronte degli abusi. Ad aprire i propri archivi stavolta è stata la Compagnia di Gesù spagnola che due settimane fa ha reso noto un corposo rapporto su tutte le violenze commesse dai gesuiti in Spagna - paese che ha dato i natali al fondatore Sant'Ignazio da Loyola - in un arco di tempo compreso dalla fine degli anni Venti ad oggi: in tutto sono stati predati 81 bambini o ragazzini minorenni e 37 adulti. I responsabili che si sono macchiati di queste violenze sono 96 gesuiti. 

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Nello studio comprensivo di dati, numeri, tabelle, indici di riferimento vi sono riflessioni importanti che spiegano come la Compagnia di Gesù sia arrivata a questo passaggio, mentre altri importanti ordini religiosi sono ancora lungi dal voler aprire gli archivi e fare opera di pulizia e trasparenza, ammettendo che al loro interno per anni ha prevalso la volontà di coprire e fare finta di nulla per non creare scandalo pubblico e danneggiare l'immagine della Chiesa.

«Lo studio è limitato, ma è un tentativo di camminare verso la verità (…) Non affermiamo - si legge - che quanto scritto è tutto quello che è successo, ma è tutto quello che abbiamo saputo finora. Non pretendiamo che il presente possa cancellare il passato. Il passato, disgraziatamente non si può cambiare (..) Per quello che ci riguarda chiediamo perdono. Come Compagnia di Gesù in Spagna vogliamo esprimere in forma inequivocabile la nostra determinazione di contribuire alla lotta contro la tragedia degli abusi. È l’intera società che deve prendere consapevolezza. È l’insieme della cultura che si è mostrata insufficiente per proteggere quanti, in determinati momenti, erano in situazione di vulnerabilità. Non ci spetta pretendere responsabilità da altri senza chiederla a noi stessi. Dobbiamo guardare in faccia quello che è successo. Non dobbiamo minimizzarlo né accontentarci se i dati sono più o meno rilevanti. Non sono comunque tollerabili. E non sono cifre. Sono vite e storie reali».

La prassi che fino a qualche anno va veniva seguita nella Chiesa davanti ad un prete orco era di tacitare tutto, cambiando sede, invitando al silenzio. Una prassi che, purtroppo ancora oggi, anche in diverse diocesi italiane, sembra prevalere, almeno restando a certi fatti di cronaca emersi ultimamente. 

Il testo dei gesuiti spagnoli è stato elaborato in base agli archivi della Compagnia, alle memorie dei provinciali, all’ascolto delle vittime che si sono presentate, e attraverso i giornali. 

Le vittime sono 81 minori e 37 adulti in un periodo di 93 anni. Per gli abusi sui minori, 17 riguardano gesuiti viventi (6 ragazze e 11 ragazzi) e 47 gesuiti già morti (12 ragazze e 35 ragazzi). Per gli abusi sugli adulti, 8 riguardano gesuiti ancora viventi e 23 gesuiti morti. Per quanto riguarda le denunce pubbliche: fra il 1967 e il 2012 sono 17: 3 riguardano gli anni ’60, 2 i ’70, 3 gli anni ’80, 3 quelli ’90 e 6 successivamente. In corso vi è un processo civile e un processo canonico. Le denunce riguardanti gesuiti defunti, sempre sui minori, sono 48.

Per quanto riguarda le denunce di abusi sugli adulti, i religiosi responsabili che sono ancora vivi sono 8, quelli che sono nel frattempo deceduti sono 23. In 19 casi sono state prese in considerazione anche accuse non circostanziate per un totale di 15 religiosi. Nello studio è stata inclusa anche la testimonianza di una presunta vittima che ha trascinato in tribunale 9 gesuiti ma che è stata poi condannata per falso. 

La rivista cattolica Settimana ha dedicato un ampio spazio alla ricerca condotta dai Gesuiti e interpreta i numeri. I 96 gesuiti accusati fra il 1927 e il 2020 vanno collocati dentro gli 8.782 religiosi della Compagnia attivi negli stessi anni. Gli accusati rappresentano l’1,08%. Un altro studio comparativo su un caso statunitense (John Jay College) offre cifre più allarmanti, con una percentuale di aggressori che sale al 4,2%. «I dati vanno comunque presi con cautela perché ci possono essere casi di abusi non ancora censiti» scrive Settimana.


 

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