PAPA FRANCESCO

Papa Francesco riconosce il martirio di Rutilio Grande, il gesuita eroe che difendeva i campesinos

Sabato 22 Febbraio 2020 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Padre Rutilio Grande, il gesuita che fu ucciso in Salvador nel 1977 dagli squadroni della morte, è stato (finalmente) riconosciuto martire. La Chiesa - dopo un processo piuttosto lungo e laborioso - è arrivata alla conclusione che questo prete che difendeva i diritti dei contadini non abbracciava nessuna ideologia, non era un marxista, non faceva parte di un partito. Aveva solo a cuore il Vangelo e la sua applicazione nella fede e una visione più giusta.

Nel 1977 fu ucciso insieme al catechista Manuel Solórzano e al giovane Nelson Lemus. Il Papa ha riconosciuto il martirio, aprendo così la strada alla loro beatificazione. Poco dopo questo assassinio fu ucciso anche l’arcivescovo Óscar Arnulfo Romero, di cui Rutilio Grande fu amico e collaboratore. Papa Francesco poco tempo fa incontrando i gesuiti panamensi ha parlato di padre Rutilio come «un profeta di testimonianza. Voglio molto bene a Rutilio» aggiungendo che «nell’ingresso della mia stanza c’è una cornice che contiene un pezzo di tela insanguinata di Romero e gli appunti di una catechesi di Rutilio». 

Rutilio diventò sacerdote nel 1941 entrando nella Compagnia di Gesù. Fu insegnante, educatore, attento alle persone povere senza farsi intimidire dai militari e dalla giunta che allora era al potere e che considerava una voce scomoda. Le sue prediche venivano giudicate eversive. Fu ucciso durante il viaggio di ritorno da una zona periferica dove era andato a dire messa. Era accompagnato dal catechista Solórzano, dal giovane Lemus e da tre bambini quando la loro macchina fu bersagliata da colpi di mitra a opera di alcuni uomini armati. I tre morirono all’istante mentre i bambini si salvarono.

Monsignor Romero fu profondamente scosso dall’assassinio del sacerdote, che aveva 49 anni di età, e presiedette personalmente la messa funebre nella chiesa cattedrale di San Salvador.

 

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