Putin, cardinale Parolin: «Segnali generici ma positivi dal Cremlino, noi sempre pronti ad aiutare il dialogo»

Parolin ha riferito che dal colloquio con Macron ha rilevato la preoccupazione del presidente francese per «i pochi segni di apertura» da parte di Mosca e Kiev.

Il cardinale Parolin: «Segnali generici ma positivi dal Cremlino, noi sempre pronti ad aiutare il dialogo»
di Franca Giansoldati
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Martedì 25 Ottobre 2022, 18:37

Città del Vaticano - «E' positivo che ci sia una apertura generica di questo tipo, e si può anche concretizzare tenendo conto di tutti gli aspetti. Significa che c'è disponibilità a parlare. Mi pare un passaggio in avanti rispetto a qualche giorno fa» ha commentato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano a proposito della risposta che è arrivata dal portavoce del Cremlino Peskov sulla richiesta fatta dal presidente francese Macron a Papa Francesco di telefonare a Putin e al presidente americano Biden. Peskov parlando ai giornalisti stamattina ha ribadito che Putin non è contrario al coinvolgimento degli Stati Uniti e di papa Francesco nella ricerca di una soluzione  per la crisi ma sottolinea l'esistenza in Ucraina di un quadro normativo che di fatto ostacola i negoziati con la Russia. Il riferimento riguarda il decreto firmato qualche tempo fa da  Zelensky - che attua la decisione del Consiglio Nazionale di Sicurezza ucraino - sulla impossibilità di tenere colloqui con Putin.

Parolin ha riferito che dal colloquio con Macron ha rilevato la preoccupazione del presidente francese per «i pochi segni di apertura» da parte di Mosca e Kiev. «Macron ha ribadito questi concetti aggiungendo che occorre trovare la maniera di uscire da questa situazione. Ha anche aggiunto che era contento di aver parlato con il Papa».

Siete riusciti in Vaticano a parlare con il presidente Biden?

«No, non siamo riusciti a parlare con lui. Gli abbiamo mandato però il messaggio di pace del Papa, l'appello che ha fatto quando ha chiesto ai russi di fermare la guerra, a Zelenski di accettare proposte di pace e alla comunità internazionale di facilitare il percorso, ma non abbiamo avuto risposte». 

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Una situazione senza sbocco?

«Bisogna trovare la maniera giusta, bisogna cercare il modo in cui tutti possano riconoscersi in qualche soluzione. Bisogna trovare il modo di offrire a tutti una possibilità di parlarsi, ma prima di tutto dovrebbe finire la guerra, dovrebbero tacere le armi e poi russi e ucraini si potranno parlare».

Chi potrebbe attivare un percorso virtuoso in questa fase?

«Vediamo se riesce la comunità internazionale, non so chi riesca a concretizzare qualcosa. In ogni caso è un segnale positivo (la risposta arrivata da Mosca ndr). Noi siamo sempre disponibili». 

Dalle informazioni che avete in Vaticano qualcuno potrebbe sganciare davvero la bomba atomica?

«Questo non saprei dirlo, ci sono minacce, ma anche su questo ci sono molte interpretazioni: c'è chi dice che sia un bluff, per impressionare. Altri dicono che al contrario sono minacce reali ma noi speriamo che non siano tali, tuttavia quando si avvia la guerra sappiamo che si può allargare e non si sa mai dove possa finire. Questa è la mia preoccupazione. Senza volerlo ci si potrebbe trovare in certe situazioni incontrollabili».

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