Processo in Vaticano, Pignatone ordina all'accusa di depositare la “prova regina” finora nascosta alle difese

Processo in Vaticano, Pignatone ordina all'accusa di depositare la “prova regina” finora nascosta alle difese
di Franca Giansoldati
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Mercoledì 6 Ottobre 2021, 11:18 - Ultimo aggiornamento: 18:57

Città del Vaticano - Le video-registrazioni dell'ex imputato ora collaboratore di giustizia Perlasca «non ledono la privacy» di nessuno. Il presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone ha ordinato (nuovamente) al Promotore di Giustizia di depositare in cancelleria la cosiddetta 'prova regina' sulla quale si regge tutto l'impianto accusatorio contro il cardinale Angelo Becciu, uno dei dieci imputati al maxi processo avviatosi sullo scandalo del palazzo a Londra acquistato con i fondi riservati della Segreteria di Stato. E' la seconda volta che Pignatone – su sollecitazione delle difese degli imputati che lamentano l'assenza di un processo giusto per la mancata visione di tutti gli atti – deve ricorrere ad una ordinanza. La prima volta veniva stabilito il deposito al 9 agosto ma il Promotore di Giustizia, una sorta di pm, Alessandro Diddi aveva rimandato al mittente la richiesta affermando che non vi erano abbastanza garanzie per tutelare la privacy di monsignor Perlasca il principale accusatore passato da imputato a collaboratore di giustizia, una figura inedita per il sistema giudiziario vaticano. Tanto che stamattina Pignatone ha anche chiesto al Promotore di Giustizia di fornire chiarimenti sulla figura di Perlasca, ex responsabile amministrativo dell'ufficio della Segreteria di Stato che si occupava di investimenti e di gestione dell'Obolo di San Pietro. 

A questo punto, dopo la decisione di stamattina, il processo riprenderà il prossimo 17 novembre, in attesa del deposito degli atti mancanti (le video registrazioni di Perlasca finora totalmente ignote a tutte le difese) e tutte le intercettazioni.

Pignatone ha anche ordinato la parziale restituzione all'Ufficio del promotore di giustizia degli atti, limitatamente a una parte degli imputati e dei reati loro ascritti, e contestualmente entro il 3 novembre si deve procedere al deposito degli atti mancanti

Nell'udienza di ieri, lo stesso ufficio della pubblica accusa, criticato aspramente dalle difese per la mancanza di accesso ad una serie di testimonianze-chiave e di un impedimento alla difesa, aveva proposto la restituzione totale degli atti, il che avrebbe rappresentato di fatto azzerare e ricominciare l'istruttoria da capo. Gli avvocati dei dieci imputati, tra i quali il cardinale Angelo Becciu, hanno invece contestato questa richiesta, puntando ad una nullità del decreto di citazione e, quindi, dell'intero processo. 

La restituzione degli atti al Promotore di giustizia disposta dal Tribunale per la posizione del cardinale Angelo Becciu riguarda esclusivamente due capi di imputazione su otto: l'accusa di subornazione di teste, ovvero il tentativo di fare ritrattare monsignor Perlasca diventato poi testimone chiave dell'accusa, e quello relativo alla vicenda Spes. Per Becciu, si legge nel provvedimento depositato oggi, la restituzione riguarda ''i reati di cui ai capi EE e JJ'': la subornazione e il peculato.

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