Pedofilia, Ratzinger ammette di aver saputo del prete-orco, ma non fu lui a trasferirlo: il nodo era sistemico

Pedofilia, Ratzinger ammette di aver saputo del prete-orco ma non fu lui a trasferirlo, il nodo era sistemico
di Franca Giansoldati
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Lunedì 24 Gennaio 2022, 12:23 - Ultimo aggiornamento: 17:52

Città del Vaticano – La brutta storia del prete tedesco Peter Hullermann spostato per pedofilia – negli anni Ottanta – da una diocesi all'altra e rimesso a contatto con i bambini  a causa della scarsa vigilanza dell'allora cardinale di Monaco di Baviera, Joseph Ratzinger, torna ad affiorare. Un macigno per la Chiesa intera, più che per il Papa Emerito. Si tratta, infatti, di un caso emblematico che fa capire come in passato il Vaticano, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, trattasse generalmente i casi di abuso, trasferendo gli orchi a lavorare altrove, obbligandoli a cure psichiatriche ma raramente espellendoli o denunciandoli alle autorità per essere processati come invece doveva essere. Il nodo era sistemico, riguardava tutta la Chiesa e le 'regole' vaticane in vigore. 

Dopo la pubblicazione del rapporto sugli abusi sessuali avvenuti negli ultimi 70 anni nell'arcidiocesi di Monaco, il Papa emerito Benedetto XVI – con la onestà intellettuale che lo ha sempre contraddistinto – ha preso carta e penna per correggersi e ammettere di aver effettivamente partecipato, all'epoca in cui era arcivescovo a Monaco, alla riunione del 15 gennaio del 1980, nella quale fu trattato il caso Hullermann, prima del suo arrivo dalla diocesi di Essen. A quella riunione partecipò anche lui: quindi non poteva non essere a conoscenza che sul suo territorio stesse per arrivare un pedofilo conclamato. Di lì poco il suo vicario generale lo assegnò in una parrocchia.

Ratzinger, in una dichiarazione diramata da monsignor Georg Gaenswein ha di fatto chiesto scusa per l'errore di una precedente dichiarazione (in cui affermava di non avere mai saputo nulla di Hullermann), sottolineando che non si è trattato di malafede ma di un errore nel corso della sua redazione, relativa a fatti di 40 anni fa, precisando però che in quel contesto venne discusso non già - come poi avvenne - l'assegnazione a una parrocchia di Monaco di Hullermann (dove purtroppo continuò a violentare altri bambini). IN quella riunione di discusse solo se accoglierlo o meno per un trattamento psicoterapeutico da un noto psichiatra di Monaco. Ratzinger – secondo quanto affermato - non avrebbe mai saputo che a quel prete sarebbe poi stata assegnata una parrocchia dal suo vicario generale.

Conoscendo le normali dinamiche gestionali che esistono all'interno di una diocesi (dove tutto è centralizzato e gerarchico), sembra piuttosto difficile che un vicario generale possa decidere in totale autonomia l'assegnazione di un incarico parrocchiale ad un pedofilo conclamato e in cura da uno psichiatra, senza l'autorizzazione del superiore, anche se la diocesi di Monaco, essendo molto grande e vasta, potrebbe fare eccezione. A questo va aggiunto che il vicario generale può aver agito in autonomia poichè le regole all'epoca normalmente applicate (in tutto il mondo) molto spesso prevedevano il reinserimento degli abusatori. In assenza di ulteriori elementi fa comunque fede l'onestà intellettuale del Papa Emerito, il primo pontefice nella storia che ha realmente inasprito le pene canoniche contro i pedofili, introducendo misure severe sotto il suo pontificato.

Il caso Hullermann è uno dei quattro che vengono contestati a Ratzinger nel rapporto di oltre mille pagine presentato giovedì scorso a Monaco di Baviera dalla studio legale Westpfahl Spilker Wastl, incaricato dalla diocesi di Monaco di svolgere un esame degli abusi sessuali avvenuti in Baviera dal 1945 al 2019, compreso il periodo in cui Ratzinger ha governato come arcivescovo (1977-1982). 

Peter Hullermann proveniva dalla diocesi di Essen, dove abusò di diversi minorenni. Per questo fu spostato a Monaco per sottoporsi ad una psicoterapia. La diocesi nel 1980 lo ha impiegato in una parrocchia mettendolo di nuovo a contatto con i bambini. Il vicario generale di Monaco, Gerhard Gruber in un rapporto del 2010 si prese tutta la responsabilità. In quella occasione Ratzinger dichiarò che egli "non era presente" alla riunione in cui si decise lo spostamento di Hullermann, ma dalle carte che la commissione ha studiato risultava il contrario. 

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