Papa Francesco nel ghetto-vergogna in Slovacchia dove sono costretti a vivere 4mila Rom: «Nessuno vi tenga fuori dalla Chiesa»

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di Franca Giansoldati
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Martedì 14 Settembre 2021, 19:09 - Ultimo aggiornamento: 19:50

Kosice (Slovacchia) – Non hanno luce, gas e manco acqua corrente. La strada per arrivare nel ghetto di Lunik, alla periferia di Kosice, è una vergogna per la Slovacchia intera, come del resto per il resto dell'Europa. Ci vivono in condizioni disgraziatissime tra le 4 mila e le 4200 persone di etnia rom. Tantissimi i bambini piccoli e altrettanti adolescenti nati e cresciuti con una univoca visione del mondo impregnata di esclusione, privazioni, emarginazione. Molti slovacchi, in preparazione del viaggio del Papa, avevano sollevato polemiche pubbliche perché tra tante zone il pontefice voleva proprio visitare quel getto orrendo dove la povertà endemica resta una vergogna collettiva, benché quasi celata. Lunik IX, infatti, è tristemente famoso sin da quando è stato costruito nel 1970, sotto il comunismo, per ospitare – allora - duemila persona con l'intento di dare un tetto ai rom, senza però progetti strutturati per garantire una effettiva integrazione. 

E il risultato a distanza di cinquant'anni è semplicemente devastante. E nemmeno le mani di vernice nuova che sono state date sulle pareti o sulle cancellate, o l'asfalto nuovo messo in fretta e furia nelle strade che circondano questi sgraziati casermoni prodotto della tipica architettura sovietica, hanno fatto sparire quello che è effettivamente è: un pugno nello stomaco. 

«L'emarginazione e il pregiudizio - ha detto Papa Francesco - è anche dentro al cuore dei cristiani». Una boccata di umanità arriva quotidianamente dalla comunità dei salesiani che, attraverso volontari e sacerdoti, cerca di sostenere la crescita dei bambini, tante coppie, gli anziani sebbene si tratti di un lavoro immane considerando l'estensione numerica degli abitanti del ghetto. 

Visti da lontano questi edifici grigi con le finestre devastate e alcuni piani senza nemmeno più le pareti esterne sembrano delle bocche sdentate. Ogni tanto dal nulla spuntano dei bambini curiosi che vogliono vedere cosa stia accadendo. Il Papa e la festa che viene organizzata per accoglierlo alla fine della sua seconda giornata in Slovacchia hanno riportato il verde al colore originario, nettandolo dai cumuli di immondizia anche se basta girare l'angolo per avere una idea della mancanza di servizi. E nemmeno un grande murales appena finito, con i fiori e i colori pastello, riesce a dare un tocco di sollievo. Il ghetto è opprimente. 

Si stima che il 90 per cento dei rom - sia cechi che slovacchi - durante la seconda guerra mondiale siano stati uccisi dai nazisti. Il numero oscilla dai 220 mila ai 500 mila. Il loro olocausto lo chiamano Porajmos e viene ricordato ogni anno il 12 agosto. Ma a carico dei rom il pregiudizio è continuato anche dopo, sotto il comunismo. Tra il 1966 e il 1980 migliaia di donne rom sono state illegalmente sterilizzate per effetto di un piano di contenimento della popolazione gitana e bollata 

Nessuno nella Chiesa deve sentirsi fuori posto o messo da parte". Lo ha detto papaFrancesco nell'incontro con la comunita' Rom a Kosice. «Si', la Chiesa e' casa, e' casa vostra. Percio' - vorrei dirvi con il cuore - siete benvenuti, sentitevi sempre di casa nella Chiesa e non abbiate mai paura di abitarci. Nessuno tenga fuori voi o qualcun altro dalla Chiesa!», ha aggiunto il Pontefice, dopo il ricordo, da parte di un testimone, di quanto disse Paolo VI nell'incontro con i nomadi a Pomezia, il 26 settembre 1965: "Voi nella Chiesa non siete ai margini… Voi siete nel cuore della Chiesa».

«Cari fratelli e sorelle, troppe volte siete stati oggetto di preconcetti e di giudizi impietosi, di stereotipi discriminatori, di parole e gesti diffamatori. Con cio' tutti siamo divenuti piu' poveri, poveri di umanita'. Quello che ci serve per recuperare dignita' e' passare dai pregiudizi al dialogo, dalle chiusure all'integrazione" ha detto il Papa. “Giudizi e pregiudizi aumentano solo le distanze. Contrasti e parole forti non aiutano. Ghettizzare le persone non risolve nulla. Quando si alimenta la chiusura prima o poi divampa la rabbia. La via per una convivenza pacifica e' l'integrazione».

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