Papa Francesco incalzato dagli ortodossi a Cipro: «Imiti Ratzinger, lui ci aiutò con la Turchia»

Papa Francesco incalzato dagli ortodossi a Cipro: «Imiti Ratzinger, lui ci aiutò con la Turchia»
di Franca Giansoldati
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Venerdì 3 Dicembre 2021, 11:36 - Ultimo aggiornamento: 11:49

Nicosia (Cipro) – La Chiesa ortodossa di Cipro - «una Chiesa martirizzata dai turchi» - mette subito alla prova Papa Francesco chiedendogli di imitare il suo predecessore Ratzinger che fece da mediatore con Ankara, attraverso la Cancelliera tedesca Angela Merkel, riuscendo ad ottenere la restituzione di 500 frammenti archeologici, di proprietà dei ciprioti, rinvenuti nella parte occupata dal 1974 dai turchi. I reperti, ha denunciato con inusitata forza l'arcivescovo ortodosso Chrysostomos II, erano stati trasportati dagli archeologi di Ankara a Monaco di Baviera.

Il messaggio che il leader ortodosso ha rivolto a Papa Francesco è stato franco e granitico: «In questa nostra santa e giusta lotta, santità, che il nostro popolo sofferente conduce sotto la guida dei suoi dirigenti politici ed ecclesiastici, vogliamo avere anche il suo sostegno attivo. In passato abbiamo avuto modo di esprimere la stessa richiesta a Papa Benedetto, che, di fatto, ha mediato presso il governo tedesco e siamo riusciti a riportare 500 frammenti della nostra cultura bizantina. Attendiamo con impazienza anche il Suo aiuto, santità, per la protezione e il rispetto del nostro patrimonio culturale e per la supremazia dei valori incalcolabili della nostra cultura cristiana, che oggi vengono brutalmente violati dalla Turchia». 

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L'arcivescovo cipriota – il quinto leader in linea gerarchica del mondo ortodosso – non ha fatto sconti né alla storia, né alle prospettive ecumeniche riferendosi puntualmente al ruolo della chiesa delle origini con l'Apostolo Barnaba nel 45 dopo Cristo. Poi è passato al Golgota dei giorni nostri, e alla guerra del 1974. 

«La Turchia ci ha ferocemente attaccati e ha sequestrato il 38% della nostra patria con la forza delle armi, i suoi abitanti vennero espulsi con la lancia e il fuoco, furono portati via dalle loro case paterne. Da allora, la Turchia ha sviluppato un piano di pulizia etnica anche nella nostra Cipro. I 200mila abitanti cristiani che sono stati espulsi dalle loro case paterne con incredibile barbarie sono stati sostituiti da più del doppio dei coloni che sono arrivati dalle profondità dell’Anatolia, distruggendo, così, la nostra cultura classica formata da tempi immemorabili. Hanno mandato in rovina quella cultura dinanzi alla quale, durante il II secolo i romani si avvicinarono con timore reverenziale e ammirazione, e che non solo rispettarono, ma assimilarono anche, dando origine alla cultura greco-romana, sulla quale si costituì la successiva cultura europea». 

L'arcivescovo ortodosso ha denunciato i «piani abominevoli dei turchi che hanno cambiato tutti i nostri toponimi storici, in modo che non esista più nulla di greco o cristiano. Laddove la nostra cultura greca e cristiana fiorì e fruttificò riccamente, ora, da quasi mezzo secolo, domina il tumulto spirituale della steppa asiatica. Essi non solo imitarono la sanguinaria barbarie di Attila l’Unno, ma addirittura fecero peggio di lui». 

All'incontro con il Sacro Sinodo Papa Francesco, davanti alle durissime parole di denuncia di Chrisostomos, ha preferito replicare con un linguaggio felpato e di circostanza, evitando di inasprire il clima con la Turchia. Bergoglio vorrebbe che tanti preconcetti tra cattolici e ortodossi fossero abbattuti e vorrebbe trovare una via di comunione reciproca. «Non lasciamoci paralizzare dal timore di aprirci e di compiere gesti audaci, non assecondiamo quella inconciliabilità delle differenze che non trova riscontro nel Vangelo! Non permettiamo che le tradizioni, al plurale e con la “t” minuscola, tendano a prevalere sulla Tradizione, al singolare e con la “T” maiuscola».

La linea soft è stata riproposta anche nel messaggio che Francesco ha lasciato nel Libro d'Oro in cui ha lasciato una frase simbolica.  «Grazie tante per aver parlato di dialogo. Dobbiamo sempre procedere sulla via del dialogo, un cammino faticoso, paziente e sicuro, un cammino di coraggio. Parresia e pazienza».

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