Papa Francesco, il cardinale Czerny: «È pronto a tutto per fermare la guerra. Giusto recarsi in Russia»

Il cardinale Czerny: «Papa Francesco pronto a tutto per fermare la guerra. Giusto recarsi in Russia»
di Franca Giansoldati
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Martedì 3 Maggio 2022, 22:41 - Ultimo aggiornamento: 4 Maggio, 09:46

Il cardinale canadese Michael Czerny, gesuita, prefetto del dicastero dello Sviluppo Umano Integrale, il mese scorso è stato spedito dal Papa al confine con l’Ungheria per portare una carezza ai profughi dell’Ucraina che attraversavano la frontiera terrorizzati. 

Papa Francesco ha annunciato di voler andare a Mosca dal presidente Putin. Un messaggio lanciato al Cremlino. Di questa sua volontà durante i vostri incontri si è mai parlato?

«Vedo chiaramente una linea di continuità tra tutto quello che il Papa ha detto e fatto dall’inizio di questo conflitto. La volontà che ha manifestato in questo preciso momento storico è di recarsi a Mosca, e mi pare la migliore espressione di una visione molto lucida delle cose. Francesco ha ripetuto in mille modi, già dai primi giorni della invasione, di essere disposto a fare ogni cosa umanamente possibile per fermare questa guerra, per riportare le parti a un tavolo negoziale, per convogliare gli sforzi su un terreno che non sia più militare. Questo concetto lo ha esplicitato due mesi fa quando è chiaramente affiorata la volontà di intraprendere una missione verso la Federazione Russa. L’obiettivo è quello di evitare il diffondersi del conflitto. La sua speranza è che questa guerra finisca rapidamente e in maniera stabile ed equilibrata».

Stavolta per la prima volta ha nominato il presidente russo, Putin, mentre finora nelle sue allocuzioni lo aveva sempre omesso...

«Guardi, io mi concentrerei più sulla volontà del Papa di portare avanti una missione del genere. Si tratta di un messaggio molto importante».

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Ma non è forse un po’ sbilanciato rispetto alle ragioni degli ucraini, che poi sono la parte aggredita?

«Il messaggio non saprei interpretarlo in un altro modo. È un esempio della sua ferma volontà, espressa a nome della Chiesa, di far terminare questa guerra».

In un passaggio della conversazione con il Corriere della Sera, Papa Francesco parla anche della irritazione che potrebbe avere provato Putin a causa «dell’abbaiare della Nato», facendo riferimento al fatto che l’Alleanza vuole estendere la sua zona di influenza. Abbaiare è un termine poco simpatico...

«Confesso di non aver letto bene l’intervista e non saprei aggiungere altro».

In un altro punto, invece, riparla del contenzioso con Kirill, il Patriarca della Chiesa ortodossa di Mosca. Uno che definisce la guerra giusta e santa perché utile a non estendere il Male di cui sarebbe portatore l’Occidente. Il Papa spiega che l’incontro che si sarebbe dovuto tenere a Gerusalemme il 14 giugno è saltato. Lei che conosce bene le dinamiche ecumeniche, si tratta di un filo spezzato oppure solo una pausa di riflessione che si sono prese le due Chiese sorelle?

«Immagino che sia solo saltato l’incontro. Non penso che questo sospendere il dialogo abbia altri significati. In poche parole, non è di certo una rottura ecumenica. È un prendere visione da ambo le parti che il dialogo, in questo contesto, presenta aspetti difficili, che l’incontro immaginato non avrebbe dato i frutti sperati e, in questa cornice, è stata saggia la sospensione, ma bisogna continuare i tentativi per riprendere i fili del dialogo nel futuro».

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