Il Papa denuncia il rischio che la religione possa opprimere i deboli strumentalmente

Il Papa denuncia il rischio che la religione possa opprimere i deboli strumentalmente
di Franca Giansoldati
2 Minuti di Lettura
Domenica 11 Novembre 2018, 20:40 - Ultimo aggiornamento: 12 Novembre, 08:00

Città del Vaticano – La religione potrebbe diventare uno strumento di dominio e di giogo per schiacciare i più inermi, le popolazioni più povere. Il Papa ne parla all'Angelus ma senza specificare che tipo di religione possa arrivare a tanto. Non fa menzione se si tratti dell'Islam oppure dell'induismo o di qualsiasi altro credo. Il suo discorso chiude la serie di insegnamenti evangelici impartiti da Gesù nel tempio di Gerusalemme e pone in risalto due figure contrapposte: lo scriba e la vedova.

«L'oppressione dei deboli fatta strumentalmente sulla base di motivazioni religiose» e' stata dal centro della catechesi che ha preceduto 
l’Angelus, dedicata alle figure dello scriba, 
che «rappresenta le persone importanti, ricche e influenti», e a quella di «una povera vedova, la cui posizione sociale era irrilevante 
perche’ priva di un marito che potesse difendere i suoi 
diritti, e che percio’ diventava facile preda di qualche 
creditore senza scrupoli». 
E proprio a coloro che «ostentano la propria posizione 
sociale, si fregiano del titolo di rabbi’, cioe’ maestro, 
amano essere riveriti e occupare i primi posti» con «una 
ostentazione che e’ soprattutto di natura religiosa, perche’ 
pregano a lungo per farsi vedere e si servono di Dio per 
accreditarsi come i difensori della sua legge» si indirizzano 
le critiche di Gesu’ ed oggi quelle del Papa che condanna 
«questo atteggiamento di superiorita’ e di vanita’ che porta al 
disprezzo per coloro che contano poco o si trovano in una 
posizione economica svantaggiosa, come le vedove».

Poi ha aggiunto: «Gesù smaschera questo
meccanismo perverso: denuncia l’oppressione dei deboli fatta
strumentalmente sulla base di motivazioni religiose, dicendo
chiaramente che Dio sta dalla parte degli ultimi. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA