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Vaticano costretto al dietrofront, i magistrati del Papa rinunciano a chiedere l'estradizione della Marogna

Vaticano costretto al dietrofront, i magistrati del Papa rinunciano a chiedere l'estradizione della Marogna
di Franca Giansoldati
4 Minuti di Lettura
Lunedì 18 Gennaio 2021, 11:55 - Ultimo aggiornamento: 20:02

Città del Vaticano - La Santa Sede fa dietrofront e comunica di avere deciso di rinunciare alla richiesta di estradizione per Cecilia Marogna, la collaboratrice della Segreteria di Stato arrestata ad ottobre a Milano su mandato delle autorità vaticane con l'accusa di appropriazione indebita, nell'ambito della inchiesta sullo sfortunato palazzo di Londra.

La decisione presa all'interno della Mura Leonine è stata comunicata dai giudici della Corte d'Appello di Milano che dovevano pronunciarsi proprio sull'estradizione della donna.

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Dopo la comunicazione, l'udienza è stata sospesa, per essere ripresa più tardi. A Cecilia Marogna dopo l'arresto erano stati concessi i domiciliari. Misura che, come si ricorda, era stata revocata dalla Cassazione il 17 dicembre scorso. La donna accusata di aver utilizzato per spese personali circa 500mila euro versati dalla Santa Sede per "missioni umanitarie riservate", di fatto non poteva essere estradata (come chiedeva la giustizia vaticana) visto che i Patti Lateranensi prevedono espressamente la possibilità di estradare un cittadino vaticano in Italia ma non viceversa. 

Lo scorso 17 dicembre, la Cassazione ha disposto l'annullamento senza rinvio con perdita di efficacia della misura cautelare disposta per Marogna dai giudici milanesi che avevano convalidato l'arresto. Uno smacco enorme per i magistrati del Papa. Marogna era così stata scarcerata il 30 ottobre (le e era anche stato tolto l'obbligo di firma).

 I suoi difensori nei loro atti avevano sostenuto che Marogna (che si e' sempre definita un'esperta in relazioni diplomatiche) non poteva essere arrestata anche perche' l'accordo pattizio tra Italia e Vaticano, basato sui Patti Lateranensi, non consente l'estradizione in Vaticano.

I magistrati del Papa hanno rilasciato un comunicato in cui si conferma che il Giudice istruttore accogliendo l’istanza formulata dal Promotore di Giustizia, ha revocato la misura cautelare. Si aggiunge anche che «è di imminente celebrazione il giudizio per un’ipotesi di peculato commesso in concorso con altri».

I magistrati spiegano che andare a processo significa «consentire all’imputata - che ha già rifiutato di difendersi disertando l’interrogatorio dinanzi all’Autorità giudiziaria italiana, richiesto in via rogatoriale dal Promotore di Giustizia – di partecipare al processo in Vaticano, libera dalla pendenza di misura cautelare nei suoi confronti».

I legali della donna, in un comunicato, giudicano la mossa del Vaticano sconcertante. La ritengono «una fuga senza onore. Da parte del Vaticano - dicono - anzichè riconoscere i loro errori, i magistrati hanno revocato il mandato di cattura, sottraendosi al confronto con noi e al giudizio della Corte. Altrettanto è certo è che la revoca non sia intervenuta per consentire a Marogna di partecipare libera al processo in Vaticanoperché altrimenti l’infondato mandato di cattura non lo avrebbero emesso fin dall’inizio né avrebbero alimentato per tre mesi, con quattro diverse istanze, le loro pretestuose richieste di arresto e di estradizione. Paradossale è che i magistrati vaticani ora tentino di far ricacere sulla Marogna la causa della loro retromarcia per non essersi fatta interrogare a Cagliari» spiegano gli avvocati Fabio Federico e Maria Cristina Zanni.

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