PAPA FRANCESCO

Vaticano, faccia-faccia tra papa Francesco e il cardinale Pell: «Grazie per la sua testimonianza»

Lunedì 12 Ottobre 2020 di Franca Giansoldati
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Città del Vaticano –  L'ultimo incontro ufficiale del Papa fissato in agenda, dopo alcuni appuntamenti a vescovi, ambasciatori e nunzi, Francesco lo ha riservato al cardinale George Pell. Il faccia faccia era previsto al termine della mattinata probabilmente per avere più tempo possibile a disposizione qualora il colloquio dovesse andare per le lunghe e richiedere più tempo del previsto. Alla fine il tempo si è rivelato contenuto, 30 minuti in tutto comprese le foto di rito.

 

La notizia dell'incontro è stata pubblicata stamattina dal sito para-vaticano Il Sismografo - solitamente bene informato - ed è subito stata rilanciata sui social in tutto il mondo. Uscendo dal Vaticano Pell si è limitato a dire che tutto è «andato molto bene».

 

Il Papa dandogli il benvenuto nella biblioteca del Palazzo Apostolico gli ha detto: «grazie per la sua testimonianza». 

 

Il confronto è durato meno del previsto - 30 minuti - in un clima «sereno» ma in una cornice generale per certi versi drammatica, tenendo conto delle inchieste in corso e del fatto che Pell non metteva piede nè a Santa Marta nè nel Palazzo Apostolico da due anni e mezzo, tanto è trascorso il periodo che lo ha portato in Australia per fare fronte ad un incredibile processo per pedofilia. Pell assolto dall'Alta Corte con un verdetto unanime, 6 giudici su 6 si è fatto 400 giorni di carcere.

 

Secondo alcuni amici di lunga data del cardinale australiano a spingere Pell in Australia per sottomettersi alla giustizia sarebbe stato proprio il Papa, il quale tre anni fa non avrebbe voluto sentire ragioni, nonostante il cardinale gli facesse presente che per la Chiesa australiana sarebbe stata una vera e propria batosta, come poi si è puntualmente verificato. Secondo altri amici del cardinale, invece, Pell avrebbe lasciato Roma volontariamente per difendere il suo buon nome ma senza alcuna pressione. Al di là delle versioni provenienti dal suo entourage qualche settimana fa, prima di prendere l'aereo per fare ritorno a Roma (per svuotare il suo vecchio appartamento e trasferire i suoi effetti personali, i suoi libri in Australia), l'ex ministro dell'economia vaticana aveva confidato ai suoi sacerdoti di non vedere l'ora di parlare con Francesco e guardarlo negli occhi.

 

Una frase un po' sibillina che nasconde la comprensibile amarezza di non avere mai potuto contare - durante questi due anni e mezzo terribili – su una parola di conforto, di sostegno, di amicizia da parte del Papa. George Pell non ha mai fatto mistero, né nascosto a chi lo avvicinava, che dal Vaticano le manifestazioni di solidarietà nei suoi confronti si sono contate sulle dita di una mano. La solitudine che ha sperimentato durante le fasi processuali e nel carcere di massima sicurezza è stata mitigata solo dalla sua grande fede. 

 

La vicenda umana di Pell si va a intersecare con i veleni vaticani. Durante il suo mandato come ministro dell'economia il cardinale si era scontrato diverse volte con la Segreteria di Stato e con l'Apsa per avere il controllo dei fondi riservati, un tesoretto papale che Pell voleva accorpare a tutte le altre sostanze per tracciarle meglio e gestirle con criteri univoci. La sua visione anglosassone mal si conciliava con la tradizionale gestione separata delle risorse, di stampo discrezionale. Ne nacquero così scontri molto aspri con il cardinale Becciu, recentemente defenestrato dal Papa con l'accusa di peculato per avere dirottato 100 mila euro dell'Obolo alla Caritas della sua diocesi di Ozieri, dove lavora la cooperativa del fratello.

 

Una accusa formulata a Becciu a seguito della maxi inchiesta della magistratura vaticana sull'acquisto del famoso immobile di lusso a Londra, attorno al quale hanno gravitato - in tempi differenti - funzionari corrotti, mediatori, faccendieri in una geometria ancora tutta da definire.

 

Sulla ingarbugliata vicenda è intervenuto ancora oggi il Financial Times pubblicando la notizia che Il Vaticano «ha dovuto vendere beni derivati da donazioni per ripagare un prestito di 242 milioni di euro del Credit Suisse», in parte utilizzato per investimenti immobiliari di lusso a Londra che hanno causato alla Santa Sede «enormi perdite».

 

Quando Pell fu condannato con la sentenza di primo grado, il Vaticano commentò che si trattava di una «notizia dolorosa» e ribadiva il massimo rispetto per le autorità giudiziarie australiane. Il Papa in attesa dell'esito finale dell'iter processuale (arrivato fino alla Alta Corte) aveva nel frattempo proibito a Pell «l’esercizio pubblico del ministero e, come di norma, il contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età».

 

Nella inchiesta londinese, tra le carte che sono fuoriuscite, anche un misterioso bonifico in due tranche a un conto corrente australiano. Il sospetto è che possa essere servito per pagare i testimoni al processo farlocco a Pell. Cosa che però è stata smentita dagli avvocati del cardinale Becciu e dal legale del testimone principale. 

 


 

Ultimo aggiornamento: 16:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA