MIGRANTI

In legno e non d'oro, ma la croce del cardinale dei migranti è griffatissima

Lunedì 7 Ottobre 2019 di Franca Giansoldati
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Città del Vaticano - Non sarà d'oro, non avrà brillanti o pietre preziose e nemmeno altri materiali di pregio visto che il materiale è legno marcio, preso da uno dei barconi che sono affondati nel Mediterraneo carichi di migranti, ma la croce pettorale che ha scelto il neo cardinale Micheal Czerny, uno dei due consultori del Papa in fatto di migrazioni assieme al cardinale polacco Konrad Kraiewski - l'elettricista che ha infranto le leggi italiane per andare a riattacare la corrente elettrica in uno stabile occupato abusivamente a Roma - ha un grande valore artitico, visto che porta la firma di un artista siciliano: Domenico Pellegrino.

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Pellegrino è un artista siciliano che ha esposto anche alla Biennale di Venezia. Chissà se la pubblicità indiretta di questo piccolo oggetto di culto - la croce pettorale di Czerny - contribuirà a far lievitare le sue opere. 

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A fare pubblicità alla croce di legno del cardinale gesuita ci ha pensato padre Antonio Spadaro, il direttore della Civiltà Cattolica, lo spin doctor del Pontefice in fatto di comunicazione e politica italiana, tanto da essere riuscito a mettere all'angolo persino la Cei con proposte super innovative come la necessità di indire presto uno sinodo sull'Italia. 

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Czerny è all'origine anche di un'altra opera d'arte altamente simbolica che in questi giorni è visibile in piazza San Pietro. Un gigantesco barcone in bronzo scuro con a bordo una umanità sofferente e dolorante, emigranti, barboni, disadattati, africani. E' la prima grande statua collocata nell'emiciclo Berniniano dai tempi di Bernini. L'artista, un amico canadese di Czerny, ha lavorato sul concetto della solitudine di chi solca il mare del destino. Un paio di gigantesche ali sormonta questo drammatico groviglio di corpi. Nonostante gli sforzi però l'opera resta un brutto colpo d'occhio che mal si concilia con la grazia e l'armonia artistica della piazza e del colonnato. Fortunatamente verrà sposata a breve nei Giardini Vaticani. 

Michael Czerny è figlio di migranti. Nasce nel 1946 a Brno, in quella che era la Cecoslovacchia e ora è la Repubblica Ceca. La sua famiglia ha dovuto lasciare il paese perchè in pericolo. È entrato nella Compagnia di Gesù in Canada nel 1963. Nel suo curriculum ha una lunga lista di titoli accademici conseguiti in varie università americane. Nel 1979, a Toronto, ha fondato il centro dei Gesuiti per la Fede e la Giustizia Sociale e lo ha diretto fino al 1989 quando, in seguito all’ uccisione dei Gesuiti alla Central american university (Uca), si è trasferito in San Salvador. Qui nel 1991 ha ricoperto l’ incarico di vice-rettore dell’ Uca e direttore dell’ Istituto per i Diritti Umani del medesimo Centro. Un periodo difficilissimo segnato dalle violenze sociali, dalla repressione sanguinosa dei militari, dalla teologia della Liberazione come effetto di reazione. Dal 1992 al 2002 ha svolto il ruolo di segretario per la Giustizia Sociale alla Curia Generalizia della Compagnia di Gesù a Roma e, successivamente, ha operato in Africa in qualità di fondatore e direttore dell’ African Jesuit Aids Network (Ajan), rete di sostegno ai gesuiti africani impegnati a dare risposte alla pandemia dell’ Hiv/Aids. Nel 2009, Benedetto XVI lo ha nominato uditore al Sinodo dei vescovi per l’ Africa. Nel 2010 è stato richiamato definitivamente a Roma, come consulente del Pontificio consiglio della giustizia e della pace, presieduto dal cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson. E due giorni fa il Papa lo ha creato cardinale.

 

Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre, 18:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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