CORONAVIRUS

Papa Francesco implora l'Europa: «Basta egoismi, la sfida è epocale per il futuro comune»

Domenica 12 Aprile 2020 di Franca Giansoldati
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credit Vaticano News

Città del Vaticano - «Non è questo il tempo degli egoismi». L'appello in mondovisione di Papa Francesco è per tutti ma, stavolta, in particolare, è diretto al cuore dell'Europa. Le divisioni tra i paesi del Nord e quelli dell'area mediterranea sarebbero, infatti, fatali. Si è appena conclusa la messa di Pasqua a San Pietro. Liturgia sobria, a porte chiuse, con la benedizione Urbi et Orbi e non più dalla Loggia delle benedizioni ma dai cancelli della Confessione di una basilica che ancora volta ha colpito per essere terribilmente e stranamente vuota. Francesco ha annunciato la buona novella ai credenti. «Gesù Cristo è risorto!» poi si è concentrato sulle «sfide epocali» portate «dalla pandemia che mette a dura prova la nostra grande famiglia umana». 

Papa Francesco rinuncia al «Resurrexit»: un minuto di silenzio al posto dell'omelia

La sfida
Il virus che «stiamo affrontando ci accomuna tutti e non fa differenza di persone» ha detto. Il pensiero di Francesco si è concentrato su una Europa sempre più spaccata e sorda, come non è stata nemmeno dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando – ha ricordato - «questo continente è potuto risorgere grazie a un concreto spirito di solidarietà che gli ha consentito di superare le rivalità del passato. È quanto mai urgente, soprattutto nelle circostanze odierne, che tali rivalità non riprendano vigore, ma che tutti si riconoscano parte di un’unica famiglia e si sostengano a vicenda». Praticamente quello di Francesco è un atto d'accusa contro le posizioni granitiche della Germania e dell'Olanda che tengono in scacco un progetto comune. «Oggi l’Unione Europea ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero. Non si perda l’occasione di dare ulteriore prova di solidarietà, anche ricorrendo a soluzioni innovative. L’alternativa è solo l’egoismo degli interessi particolari e la tentazione di un ritorno al passato, con il rischio di mettere a dura prova la convivenza pacifica e lo sviluppo delle prossime generazioni». E poi il Papa ha ripetuto che non è questo il tempo delle divisioni, delle separazioni, degli smembramenti. Rispetto al testo scritto, l'unica variante che ha fatto il pontefice durante la lettura è di avere omesso l'aggettivo "amato" per definire il continente europeo. Nel testo originale era: l'amato continente, ma nella versione finale, quella letta in mondovisione, l'aggettivo è sparito. Francesco non lo ha letto.

Futuro
Papa Francesco ha martellato sul concetto di speranza. Un contagio che stavolta «si trasmette da cuore a cuore (..) Non si tratta di una formula magica, che faccia svanire i problemi. No, la risurrezione di Cristo non è questo. È invece la vittoria dell’amore sulla radice del male, una vittoria che non “scavalca” la sofferenza e la morte». Da qui il ricordo dei malati di coronavirus, dei familiari, delle vittime che spesso sono morte in totale solitudine, dei medici e delle infermiere, degli anziani soli e di tutti coloro che a vari livelli e in diversi settori stanno provvedendo a mandare avanti la macchina della collettività in questo periodo di confinamento coatto. «Per molti è una Pasqua di solitudine, vissuta tra i lutti e i tanti disagi che la pandemia sta provocando, dalle sofferenze fisiche ai problemi economici». 

Politici 
La fine del lockdown e la ripresa a una vita normale segnerà un periodo difficile per tanti lavoratori e imprenditori. «Per tanti però è anche un tempo di preoccupazione per l’avvenire che si presenta incerto, per il lavoro che si rischia di perdere e per le altre conseguenze che l’attuale crisi porta con sé. Incoraggio quanti hanno responsabilità politiche ad adoperarsi attivamente in favore del bene comune dei cittadini, fornendo i mezzi e gli strumenti necessari per consentire a tutti di condurre una vita dignitosa e favorire, quando le circostanze lo permetteranno, la ripresa delle consuete attività quotidiane».
Sobrietà
Nel corso della celebrazione, sempre per l'emergenza sanitaria in atto, è stato omesso il rito del «Resurrexit», una antica tradizione che si interruppe con la cattività avignonese ma che poi venne ripresa nel 2000 durante il Giubileo. Il rito del Resurrexit implica un atto di fede, di pietà e di devozione del Papa e dei cardinali davanti all'icona del Santissimo Salvatore. Secondo i liturgisti trova il suo spazio al di fuori della celebrazione. E' una sosta di preghiera adorante, e lieto annunzio del Risorto. La messa odierna è stata molto semplificata anche per l'assenza di concelebranti, di dignitari, cardinali, vescovi, canonici, ambasciatori, funzionari. E' stata anche cancellata l'omelia e al suo posto il Papa ha introdotto un lungo, infinito, minuto di silenzio.

Mattarella
Come consuetudine nel giorno di Pasqua sono arrivati al Papa gli auguri del capo di Stato italiano. «In questo tempo di profonda inquietudine Vostra Santità non ha fatto mancare a un’umanità sofferente la consolazione del Suo paterno accompagnamento, il sollievo della Sua concreta e generosa vicinanza, l’invito a compiere gesti di attenzione e di premura nei confronti di chi è nel bisogno sul piano affettivo, spirituale o materiale». Mattarella coglie l’occasione per lfare gli auguri di buon onomastico ormai prossimo, vista la ricorrenza di San Giorgio, il martire guerriero che uccise il drago, celebrato dalla Chiesa il 23 aprile. 

Iran
Il Papa in un passaggio del testo ha ricordato indirettamente il dramma iraniano, uno dei paesi maggiormente colpiti dal virus e attualmente sotto scacco per le sanzioni americane. Nei giorni scorsi il governo degli Ayatollah aveva inviato un appello al Papa affinché potesse intercedere per allentare un po' le misure restrittive. «In considerazione delle circostanze, si allentino pure le sanzioni internazionali che inibiscono la possibilità dei Paesi che ne sono destinatari di fornire adeguato sostegno ai propri cittadini e si mettano in condizione tutti gli Stati di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri». 

Guerre
Lo sguardo, infine, si è allargato al resto del mondo e ai conflitti perenni, passati in secondo piano per via dell'epidemia. Invoca un cessate il fuoco e la messa al bando dei traffici di armi. «Sia invece il tempo in cui porre finalmente termine alla lunga guerra che ha insanguinato la Siria, al conflitto in Yemen e alle tensioni in Iraq, come pure in Libano. Sia questo il tempo in cui Israeliani e Palestinesi riprendano il dialogo, per trovare una soluzione stabile e duratura che permetta ad entrambi di vivere in pace. Cessino le sofferenze della popolazione che vive nelle regioni orientali dell’Ucraina. Si ponga fine agli attacchi terroristici perpetrati contro tante persone innocenti in diversi Paesi dell’Africa». Ha anche ricordato il dramma dell'isola di Lesbo, dove nel campo di Moria, sono ammassati decine di migliaia di migranti in condizioni disumane.

Speranze
Francesco ha un sogno: che indifferenza, egoismo, divisione, dimenticanza siano parole da bandire. «Vogliamo bandirle da ogni tempo!»
 

Ultimo aggiornamento: 13 Aprile, 08:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA