Il Papa osserva l'Italia e rileva la carenza di politici cattolici, bisogna riscoprire La Pira

Il Papa osserva l'Italia e rileva la carenza di politici cattolici, bisogna riscoprire La Pira
di Franca Giansoldati
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Venerdì 23 Novembre 2018, 18:36

 Città del Vaticano -  Papa Francesco osserva la politica italiana e rileva la vistosa carenza di politici cattolici sulla scena. Come se ci fosse un vuoto. Non parla tanto di irrilevanza della Chiesa negli affari pubblici del paese, ma di fatto è quello che sembra fare intendere mentre parla alla fondazione Giorgio La Pira. «In un momento in cui la complessità della vita politica italiana e internazionale necessita di fedeli laici e di statisti di alto spessore umano e cristiano per il servizio al bene comune, è importante riscoprire Giorgio La Pira, figura esemplare per la Chiesa e per il mondo contemporaneo. Egli fu un entusiasta testimone del Vangelo e un profeta dei tempi moderni; i suoi atteggiamenti erano sempre ispirati da un’ottica cristiana, mentre la sua azione era spesso in anticipo sui tempi».  Già, servirebbero altri La Pira, politici «al servizio del bene comune» proprio come il sindaco di Firenze, negli anni cinquanta. La Pira assunse poi, ricorda Bergoglio, una linea politica aperta alle esigenze del cattolicesimo sociale e sempre schierata dalla parte degli ultimi e delle fasce più fragili della popolazione.
 
Di La Pira Bergoglio ha ricordato anche la visionaria attività diplomatica, coraggiosa e lungimirante per quei tempi, specie quando «compì uno storico viaggio a Mosca nell’agosto 1959. Sempre più incisivo diventava il suo impegno politico-diplomatico: nel 1965 convocò a Firenze un simposio per la pace nel Vietnam, recandosi poi personalmente ad Hanoi, dove poté incontrare Ho Chi Min e Phan Van Dong».
 
Sulla carenza di cattolici in politica, quello del Papa è solo l’ultimo intervento. In questi giorni si è ascoltata la voce  preoccupata del cardinale Pietro Parolin, qualche giorno prima quella dell’Azione Cattolica e del vescovo di Assisi, Sorrentino. Il dibattito si è aperto il mese scorso durante la canonizzazione di Paolo VI con le parole del cardinale Angelo Becciu. In una intervista al Messaggero aveva rilevato di come i cattolici non fossero più protagonisti come un tempo nella gestione pubblica del Paese. «Restano sì posizioni individuali, anche apprezzabili, ma si deve riconoscere che manca un contributo organico. Con questo non voglio affatto parlare della riesumazione di un partito unico - aveva detto il cardinale - ma della necessità che si propongano come gruppo fiero di un patrimonio di tutto rispetto di idee, di cultura, di dottrina sociale da mettere a servizio del Paese. Abbiamo bisogno di uomini coraggiosi che sappiano coniugare i valori evangelici in cui credono con i valori democratici e costituzionali. Non dimentichino la frase di Paolo VI: la politica è la forma più alta della carità».

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