Papa Francesco: «La violenza sulle donne è come satanismo»

Papa Francesco: «La violenza sulle donne è come satanismo»
di Franca Giansoldati
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Domenica 19 Dicembre 2021, 21:21 - Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre, 17:23

Città del Vaticano - «È grande il numero di donne picchiate, abusate in casa, anche dal marito. Il problema è che per me è quasi satanico, perché è profittare della debolezza di qualcuno che non può difendersi, può soltanto fermare i colpi. È umiliante, molto umiliante». Papa Francesco si confronta con il dolore, l'umiliazione, la sofferenza di una giovane madre di quattro figli costretta a chiedere aiuto ad un centro anti violenza dopo l'ennesima lite tra le quattro mura domestiche con il marito aguzzino. Si chiama Giovanna, si è salvata per poco e ora racconta al Papa di avere affrontato questo passaggio tra mille difficoltà, compreso il Covid, a causa del quale si è trovata senza casa e lavoro. E' lei, assieme ad una ragazza, a una senzatetto e a un ergastolano ad avere rivolto al pontefice alcune domande - quasi una intervista - sul senso della vita, sul silenzio di Dio davanti al male, sull'egoismo e la cattiveria. Tre donne e un uomo che, introdotti dal vaticanista Fabio Marchese Ragona, si sono ritrovati a fare gli 'intervistatori' del pontefice, a Santa Marta, davanti alle telecamere del Tg5, la tv alla quale Bergoglio ha affidato la diffusione di un singolare messaggio natalizio fatto di domande e risposte, riflessioni e confessioni, storie umane e riconoscimenti.

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Le storie

«Sono Giovanna, sono una mamma di quattro figli, ho avuto una vita familiare difficile, fatta di violenza e di miseria e il Covid ora mi ha portato via la casa e il lavoro». Subito dopo la seconda voce, stavolta di una homeless romana. «Mi chiamo Maria e gli ultimi anni sono stati molto difficili per me perché li ho vissuti al freddo come tutte le persone che vivono fuori, fuori intendo scalini panchine, sedie, tutto ciò che non è un letto, dormendo per terra oppure alla stazione Termini, oppure sugli scalini degli uffici del Vaticano». Di seguito interviene una ragazza. «Son qui per rappresentare tutti i ragazzi e dire che la pandemia ci ha tolto la voglia di gioire, ci ha reso invisibili. Anche noi siamo diventati ultimi. Sono Maristella, ho 18 anni, frequento il quinto liceo scientifico e faccio scout da quando avevo 8 anni». Infine l'ergastolano. «Mi chiamo Pierdonato e sono stato coinvolto in vicende giudiziarie molto drammatiche, sono stato condannato a due ergastoli, ho scontato 25 anni di carcere. Non solo con lo studio ma anche attraverso un percorso interiore spirituale, ho definitivamente chiuso una fase drammatica della mia vita».

La domanda di Giovanna, donna sottoposta a violenze sistematiche dal marito, è semplice e terribile al tempo stesso. «Ho quattro figli da accudire, da proteggere, da mandare avanti; abbiamo vissuto una situazione di violenza da cui siamo scappati; violenza e miseria, proprio miseria totale: mancava tutto, mancava da mangiare, da vestire. Io dovevo uscire per andare a lavorare ed ero tranquilla solamente quando i miei figli erano a scuola. Avevo perso la fede quel giorno che siamo scappati, io con i miei figli, e ho capito che non si poteva tornare indietro. Anche per questo durante il lockdown il mio pensiero è andato a quelle donne che non ce l'hanno fatta, che sono morte per mano dei loro mariti: le volevo chiedere, come possiamo fare per ritrovare la nostra dignità?».

La risposta di Papa Francesco - anche se non fa cenno al motivo che finora ha portato la Santa Sede a non firmare, né ratificare la Convenzione internazionale di Istanbul contro la violenza – si basa sull'incoraggiamento a prendere esempio dalla Madonna. «Qual è  la dignità delle donne picchiate, abusate? Mi viene un'immagine che è entrando nella Basilica alla destra, la pietà della Madonna, la Madonna umiliata davanti al figlio nudo, crocifisso, malfattore agli occhi di tutti, quella è la mamma che lo ha allevato, totalmente umiliata. Ma lei non ha perso la dignità e guardare quest'immagine in momenti difficili come il tuo di umiliazione e dove si sente di perdere la dignità, guardando quell'immagine ci dà forza. Io percepisco in te la dignità, perché se tu non avessi dignità non saresti qui. Hai dignità, hai la faccia, la faccia sofferente di chi porta avanti la vita, la sua e dei figli. Sei in cammino, il pericolo è lasciarsi perdere, non c'è uscita, tu ancora sei in piedi come la Madonna davanti alla croce, non hai perso la dignità. Come si può andare avanti così? Guarda la Madonna, rimani con quell'immagine di coraggio».

Papa Francesco si informa poi degli anni che hanno i ragazzi di Giovanna, rincuorandola che prima o poi troverà sicuramente la sua strada d'uscita. «Tu sai come dare forza. Per me il problema è che tu trovi una via d'uscita concreta, lavoro, casa, questo sì e non dipende solo da te ma io ti vedo in piedi, coraggiosa in piedi, e queste sono le brave le donne del nostro popolo. Ce la farai, sono sicuro».

Alla homeless Maria, invece, il Papa si accosta con un pensiero sulla indifferenza diffusa. «Con questa pandemia i problemi sono aumentati perché bussano alla porta coloro che offrono denaro in prestito: gli usurai. Un povero, una persona che ha bisogno, cade nelle mani degli usurai e perde tutto, perché questi non perdonano». Ma, osserva, non bisogna perdere la speranza. «Cammina, vai avanti, forse qualcuno ascolterà questo e ti arriverà qualche aiuto. Non solo materiale ma l'aiuto di qualcuno che cambia il cuore e incomincia a capire il problema». 

All'ergastolano Pierdonato, invece, il Papa rammenta una frase della Bibbia: «la speranza non delude mai (...) Per questo posso dirti una cosa Dio perdona sempre. Mettiamoci questo in testa, qualsiasi peccato io abbia fatto lui lo perdona perché è venuto per perdonare non per condannare. Lui stesso lo ha detto, a perdonare. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono, lui perdona sempre».

Infine a Maristella suggerisce di non rifugiarsi nei social, di andare a cercare contatati veri e umani, di osservare le persone e accostarsi al loro cuore. «Se tu vuoi usare il telefonino usalo, ma questo non ti tolga il contatto con le persone, contatto diretto, contatto di andare insieme a scuola, andare a passeggiare, andare insieme a bere un caffè, un contatto reale e non virtuale. Perché se noi lasciamo da parte il contatto reale finiremo anche noi liquidi o gassosi, senza consistenza, sempre on-line e alla persona on-line manca tenerezza».

Francesco, al termine della lunga conversazione andata in onda su Canale5 stasera, augura a tutti un buon Natale. «Fate festa, fate dei regali, ma non dimenticatevi di Gesù. Il Natale è Gesù che viene, Gesù che viene a toccarti il cuore, Gesù che viene a toccare la tua famiglia, che viene da te, a casa tua, nel cuore tuo, nella tua vita. È facile convivere con Gesù, lui è molto rispettoso, ma non dimenticarlo. Buon Santo Natale a tutti. E pregate per me!». 

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