Papa Francesco, le bombe di Putin e il ponte in Crimea: «L'umanità è in grave pericolo, fermatevi»

L'appello è stato rivolto parlando ad un gruppo di giovani arrivati in pellegrinaggio dal Belgio

Papa Francesco, le bombe di Putin e il ponte in Crimea: «L'umanità è in grave pericolo, fermatevi»
di Franca Giansoldati
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Lunedì 10 Ottobre 2022, 19:59 - Ultimo aggiornamento: 20:00

Città del Vaticano - Nel giorno in cui l'Ucraina è stata attaccata pesantemente dalla Russia, di fronte alla vendetta del presidente Putin per le bombe sul ponte in Crimea, il pontefice è nuovamente intervenuto a lanciare un appello: «Stiamo attraversando momenti difficili per l'umanità, che è in grande pericolo. Pertanto vi dico: siate artigiani di pace intorno a voi e dentro di voi; ambasciatori di pace, affinché il mondo riscopra la bellezza dell'amore, del vivere insieme, della fraternità, della solidarietà». L'appello è stato rivolto parlando ad un gruppo di giovani arrivati in pellegrinaggio dal Belgio. Un richiamo dopo le parole pronunciate ieri all'Angelus nelle quali Francesco richiamava il «pericolo di guerra nucleare» e chiedeva di «imparare dalla storia».

La storia è quella di sessanta anni fa quando la minaccia dell'atomica incombeva sul mondo. Erano i giorni in cui la Chiesa si riuniva nell'evento storico del Concilio Vaticano II, il cui inizio fu proprio l'11 ottobre del 1962. Un Concilio che aveva come sfondo proprio la preghiera per la pace. Allora come oggi si respirava aria di guerra nucleare: il 22 ottobre di quell'anno il presidente americano John Fitzgerald Kennedy denunciava infatti che erano arrivati a Cuba i missili sovietici per essere puntati sugli Stati Uniti. Tre giorni dopo, il 25 ottobre, Papa Giovanni XXIII lesse alla Radio Vaticana un accorato messaggio che era stato già consegnato a Kennedy e al presidente russo Nikita Kruscev: «Alla Chiesa sta a cuore più d'ogni altra cosa la pace e la fraternità tra gli uomini» e «oggi noi rinnoviamo questo appello accorato e supplichiamo i Capi di Stato di non restare insensibili a questo grido dell'umanità. Facciano tutto ciò che è in loro potere per salvare la pace: così eviteranno al mondo gli orrori di una guerra, di cui nessuno può prevedere le spaventevoli conseguenze».

Parole che non restarono inascoltate e che evitarono la fine del mondo. «Si scelse la via pacifica», come ha ricordato ieri Papa Francesco. Il Concilio e lo storico discorso della luna di Papa Giovanni («Tornando a casa, troverete i bambini, date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa») saranno ricordati con una messa presieduta dal Papa, domani pomeriggio nella basilica vaticana, e anche con alcuni gesti, dalla processione dei vescovi all'accensione delle fiaccole. Sarà in questo modo avviato ufficialmente «l'anno di preparazione del Giubileo 2025», sottolinea il dicastero per l'Evangelizzazione.

 

Le vicende e i retroscena di famosi "tredici giorni all'Armageddon", nell'ottobre 1962, quando il mondo si trovava sull'orlo di una guerra nucleare  e l'Unione Sovietica per difendere la rivoluzione castrista installò alcuni missili a medio raggio, con relativi sistemi di lancio a Cuba, sono stati raccontati in un libro intitolato Giovanni XXIII, curato da Marco Roncalli e Ettore Malnati per Boris Edizioni, in cui si racconta il ruolo avuto da Papa Roncalli. 

Il 22 ottobre Kennedy rese operativo il blocco navale attorno all’isola, riservandosi l’uso della forza contro le navi sovietiche che avessero scelto di forzarlo. All’Unione Sovietica vennero date ventiquattro ore per ritirarsi. Unica alternativa guerra immediata. Solo nella primavera del 2000 lo studioso russo Anatolij Krasikov ha rintracciato negli archivi di Washington il telegramma dell’ambasciatore statunitense a Roma che informava il proprio governo sull’iniziativa di pace di Giovanni XXIII nelle giornate della crisi cubana, non trovando niente invece «sul tenore della discussione svoltasi in conseguenza nei circoli dirigenti americani». «Evidentemente il presidente cattolico temeva per ragioni di politica interna di essere accusato di seguire l’appello del Papa e aveva fatto di tutto per celare la sua reazione», così Krasikov, ai tempi corrispondente dal Vaticano – il primo – per la Tass. IL Papa era pronto a un intervento, purché gradito alle due superpotenze (con le quali non esistevano relazioni diplomatiche).

Nel culmine della crisi in particolare, dal Vaticano si chiese ad un sacerdote domenicano di verificare se la sospensione dei rifornimenti militari a Cuba potesse determinare la fine del blocco navale. I sovietici da Andover contattarono il Cremlino e ottennero la disponibilità di Kruscev ad accettare la proposta papale, che chiese la fine dell’invio di aiuti militari a Cuba e quindi la revoca del blocco.

Lo statunitense Norman Cousins, sentito il consigliere del presidente, venne informato del fatto che la Casa Bianca, valutando positivamente un intervento del Papa, confermava la sua disponibilità a revocare il blocco, purché i russi smantellassero le rampe missilistiche. Trasmesse in Vaticano queste assicurazioni, constatata la volontà di trattative, Giovanni XXIII decise di intervenire e nella notte tra il 23 e il 24 ottobre parlando in francese: «Alla Chiesa sta a cuore più d’ogni altra cosa la pace e la fraternità tra gli uomini; ed essa opera senza stancarsi mai, a consolidare questi beni. A questo pro- posito, abbiamo ricordato i gravi doveri di coloro che portano la responsa- bilità del potere [...]. Oggi noi rinnoviamo questo appello accorato e sup- plichiamo i Governanti di non restare insensibili a questo grido dell’umani- tà. Facciano tutto ciò che è in loro potere per salvare la pace: così eviteran- no al mondo gli orrori di una guerra, di cui nessuno può prevedere le spa- ventevoli conseguenze. Continuino a trattare. [...]. Promuovere, favorire, accettare trattative, ad ogni livello e in ogni tempo, è norma di saggezza e prudenza, che attira le benedizioni del Cielo e della terra». 

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