«Italiani fate più figli e accogliete i migranti» Papa Francesco allarmato per il calo demografico in Italia

Le parole di Bergoglio all'Angelus recitato da Matera, dove è andato per chiudere il Congresso Eucaristico

Il declino demografico allarma il Papa, che chiede agli italiani di fare più figli e accogliere i migranti
di Franca Giansoldati
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Domenica 25 Settembre 2022, 15:50 - Ultimo aggiornamento: 16:27

Matera – «Io oserei oggi chiedere per l'Italia più nascite, più figli». Tempo fa aveva sintetizzato che fare figli resta una questione patriottica, considerando il declino che già si intravede all'orizzonte e mina alla base lo sviluppo nazionale. All'Angelus recitato da Matera, dove è andato per chiudere il Congresso Eucaristico, Papa Francesco è tornato a farsi interprete dell'emergenza nazionale lanciando l'ennesimo appello per la natalità. Nello stesso tempo ha incoraggiato gli italiani a considerare una società' più inclusiva verso i migranti. «Vanno accolti, accompagnati, promossi e integrati» aggiungendo che «se scaviamo un abisso con questi fratelli e sorelle, ci scaviamo la fossa per il dopo; se alziamo adesso dei muri contro i fratelli e le sorelle, restiamo imprigionati nella solitudine e nella morte anche dopo». Naturalmente la morte alla quale fa riferimento è quella legata agli effetti dirompenti del fenomeno delle culle vuote. 

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Quello di Matera il terzo intervento consecutivo in materia demografica del Papa ha fatto in meno di dieci giorni. Anche ieri da Assisi, incontrando l'Economy of Francesco, tra le sfide maggiori per le società occidentali - caratterizzate a vario livello dall'inverno demografico - aveva individuato l'atteggiamento negativo dei giovani a mettere al mondo di bambini per diverse ragioni. Il lavoro precario, la paura del futuro e anche il timore di tante lavoratrici: spesso sono costrette ad abbandonare il posto di lavoro se scoprono di essere incinte. «Spesso vengono cacciate». Un tema scottante, carsico e grave che aveva fatto presente anche la scorsa settimana alla Confindustria chiedendo più tutele per le giovani lavoratrici. Non sono poche le ragazze che hanno paura a portare avanti una gravidanza perché temono per il proprio il posto di lavoro.

Alcuni mesi fa - proprio per fare notare quanto sia grave l'inverno demografico - Bergoglio aveva, invece, messo in evidenza il paradosso degli animali domestici, il cui numero in Italia ha ormai superato quello dei bambini.

Disse: «Invece dei figli preferiscono avere cani, gatti, che è un po' l'affetto programmato: io programmo l'affetto, mi danno l'affetto senza problemi. E se c'è dolore? Beh, c'è il medico veterinario che interviene, punto. E questa è una cosa brutta. Per favore, aiutate le famiglie ad avere dei figli. È un problema umano, e anche un problema patriottico». Le sue parole avevano sollevato subito un profluvio di critiche eppure le statistiche certificano che nel nostro paese i cani e i gatti hanno superato effettivamente il numero dei bambini.

A fare riflettere sono i numeri. Secondo gli autori di un libro appena pubblicato dal titolo "La Trappola delle Culle" (Rubettino Editore), Luca Cifoni e Diodato Pirone, riferiscono che le stime che si hanno sugli animali domestici indicano un numero tra i sette e i nove milioni, assai superiore a quello dei bambini fino a 12 anni, i quali, a inizio 2021 erano circa sei milioni e mezzo. 

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Non si tratta naturalmente di prendersela con i cani o con gli altri animali da compagnia, che spesso vivono proprio nelle famiglie con minori; ma il dato nella sua grossolanità fa comunque riflettere. «Sarebbe bello – scrivono i due autori - che l’intera società tornasse a voler bene ai bambini. Sarà forse semplicistico citare il diffondersi di alberghi e ristoranti che non li fanno proprio entrare, una tendenza che del resto non nasce in Italia. Colpisce che il crollo delle nascite si sia manifestato in contemporanea con l’incremento della diffusione degli animali domestici. E forse qualche domanda sulla distribuzione dei nostri affetti, sia pure con tutte le cautele del caso, andrebbe posta. Ha suscitato scalpore la riflessione fatta da Papa Francesco: esaltando le adozioni, si è interrogato sulla preferenza affettiva riservata da molti proprio agli animali, rispetto ai bambini» 

Da almeno vent'anni la Chiesa italiana martella sulle culle vuote ma con scarsi successi visto che di governo in governo le misure messe in campo per consentire alle giovani coppie di avere fiducia nel futuro sono insufficienti. A questo si aggiunge che le donne italiane sono effettivamente tra le più penalizzate in Europa e di fatto costrette a scegliere se avere una famiglia o fare carriera. Gli incentivi sono davvero minimi, la famiglia pesa ancora troppo sulle loro spalle, gli asili cari e scarsi, le aziende non applicano politiche lungimiranti, gli sgravi fiscali sono risibili. E in più, come dice il Papa, a volte ci sono aziende che le licenziano.

I demografi anno dopo anno mettono in evidenza che meno italiani in futuro ci saranno e maggiore sarà il debito che peserà su ogni singola testa. Insomma, se non si fa qualcosa e alla svelta non è una bella prospettiva per il Paese.

Il tema della denatalità era stata al centro di uno dei passaggi più densi e articolati del discorso papale rivolto alla Confindustria. «La denatalità, combinata con il rapido invecchiamento della popolazione, sta aggravando la situazione per gli imprenditori, ma anche per l’economia in generale: diminuisce l’offerta dei lavoratori e aumenta la spesa pensionistica a carico della finanza pubblica. È urgente sostenere nei fatti le famiglie e la natalità. Su questo dobbiamo lavorare, per uscire il più presto possibile dall’inverno demografico nel quale vive l’Italia e anche altri Paesi. È un brutto inverno demografico, che va contro di noi e ci impedisce questa capacità di crescere. Oggi fare i figli è una questione, io direi, patriottica, anche per portare il Paese avanti. Sempre a proposito della natalità: alle volte, una donna che è impiegata qui o lavora là, ha paura a rimanere incinta, perché c’è una realtà - non dico tra voi - ma c’è una realtà che appena si incomincia a vedere la pancia, la cacciano via. “No, no, tu non puoi rimanere incinta”. Per favore, questo è un problema delle donne lavoratrici: studiatelo, vedete come fare affinché una donna incinta possa andare avanti, sia con il figlio che aspetta e sia con il lavoro». 

La questione generale è piuttosto seria visto che alla fine del 2021 i nati sono stati poco più di 400 mila a fronte di 710 mila decessi, con un calo record che non si registrava dall'unità d'Italia, nel 1871, portando la popolazione sotto i 59 milioni di abitanti. In meno di un decennio ha perso circa 1,5 milioni di italiani e la prospettiva non è rosea, visto che crescono i numeri relativi ai grandi anziani.

Tempo fa, dopo avere detto che non fare figli è «contro la patria», Francesco aveva invitato ad analizzare la paura del futuro che hanno i giovani. «Sembra che tanti abbiano perso l'illusione di andare avanti con figli, tante coppie preferiscono rimanere senza o con un solo figlio, è una tragedia. Facciamo tutto il possibile per riprendere una coscienza, per vincere questo inverno demografico che va contro le nostre famiglie, contro la nostra patria e contro il nostro futuro».

Il Vaticano e il governo Draghi avevano anche partecipato ad un convegno sulla denatalità con l'obiettivo di gettare le basi per una road-map capace di proiettarsi fino al 2050. Ad organizzarla era stato stato Gigi De Palo, presidente del Forum delle Associazioni Famigliari, padre di cinque figli, ma soprattutto instancabile attivista nel denunciare le conseguenze del calo della natalità: «Serve un piano a più livelli, da attuare con una visione organica altrimenti crolla il Paese. Ci aspettiamo un cambio di mentalità, di approccio al problema. Il tema della natalità deve divengtare prioritario se l'Italia vuole ripartire».

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