PAPA FRANCESCO

Papa Francesco riconosce martiri due frati uccisi «in odium fidei» durante il Genocidio Armeno nel 1915

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Papa Francesco ha riconosciuto il martirio di due sacerdoti massacrati «in odio alla fede» durante il genocidio degli Armeni, in Turchia, tra il 1915 e il 1917, quando l'allora governo turco pianificò lo sterminio di un milione e mezzo di cristiani, secondo un progetto basato sulla eliminazione etnica e religiosa. L'annuncio dei nuovi beati è avvenuto stamattina da parte del Vaticano.

I due nuovi martiri sono Leonardo Melki e Tommaso Saleh, entrambi frati cappuccini. Il Papa ha riconosciuto che sono stati “uccisi in odio alla fede”. Sul sito della Congregazione dei Santi si legge che le vicende di queste due figure si intreccia con quelle genocidiarie dei cristiani: «Già dalla fine del XIX secolo, le autorità dell’Impero Ottomano avevano ordinato l’eliminazione di armeni e cristiani. La persecuzione divenne particolarmente violenta dopo l’inizio della Prima Guerra Mondiale. Il movimento nazionalista dei “Giovani Turchi” voleva estinguere anche le minoranze religiose. Iniziarono le famigerate “marce della morte».

Di fatto nel novembre del 1914 il Governo dell’Impero Ottomano richiese a tutte le autorità di segnalare i conventi dei Frati Minori Cappuccini nella regione mesopotamica perché ritenuti estranei all’Impero e ostili all’Islam. 

Leonardo Melki. Nato in Libano nel 1881 era diventato cappuccino nel 1895 e fu inviato a Mardine. Nel 1914 i soldati fecero irruzione nel convento. Fu arrestato e torturato. I carnefici gli offrirono più volte salva la vita se avesse abbracciato la religione islamica. L’11 giugno 1915, con altri 416 compagni, venne aggregato ad un convoglio diretto a Diarbékir (Turchia) dove vennero barbaramente trucidati a colpi di scure e scimitarra, e i loro corpi, fatti a pezzi, furono gettati in pozzi e caverne.

Simile sorte toccò a Tommaso Saleh. Fu tratto in arresto il 4 gennaio 1917, subì ogni sorta di violenze e maltrattamenti, morì, sfinito dalle torture a Marache (Turchia). Il Vaticano ha spiegato che il martirio dei due religiosi è provato. Per entrambi la motivazione dell’eliminazione fu l’odium fidei. «La persecuzione era mossa anche da interessi politici, tuttavia le richieste insistenti ai prigionieri di convertirsi all’Islam, abiurando la propria fede per aver salva la vita, non lasciano dubbi al riguardo». 

«L’eliminazione dei due Servi di Dio, come le stragi di altri cristiani compiute contestualmente in quella regione, è passata a lungo sotto silenzio, ma la fama del loro martirio è giunta sino ad oggi» si legge sul sito della congregazione.


 

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