Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Vaticano silenzia il caso del cardinale Zen: «Risultati positivi dell'accordo con la Cina». Ma i missionari dicono il contrario

Vaticano silenzia il caso del cardinale Zen: «Risultati positivi dell'accordo con la Cina». Ma i missionari dicono il contrario
di Franca Giansoldati
5 Minuti di Lettura
Giovedì 22 Settembre 2022, 18:31 - Ultimo aggiornamento: 23 Settembre, 13:04

Città del Vaticano - Preti cinesi che vivono con la paura di essere arrestati, altri che sono stati sottoposti a restrizioni nei movimenti e nelle attività religiose, altri ancora che hanno subito le cosiddette «sessioni politiche per aderire alla Chiesa ufficiale e quindi al Partito comunista cinese», praticamente dei lavaggi del cervello. E c'è persino un  autorevole anziano cardinale novantenne, Zen Ze-Kiun che dopo essere stato arrestato finirà a processo la prossima settimana per avere difeso chi si batteva per la democrazia a Hong Kong. Una situazione che proprio non è tutta rose e fiori come ha descritto l'agenzia vaticana Fides – voce della Congregazione per l'evangelizzazione dei Popoli – a proposito del rapporto tra il Vaticano e la Cina e dei risultati ottenuti dall'accordo diplomatico firmato con Pechino.  «Non possono essere definiti deludenti dal punto di vista della Santa Sede» scrive il direttore Gianni Valente in vista del rinnovo dell'accordo sulle nomine dei vescovi cinesi (siglato per la prima volta ad experimentum il 22 settembre 2018).  Naturalmente, aggiunge, «va avanti il percorso negoziale, insieme alla richiesta di veder applicato l’accordo in maniera puntuale» con un confronto «sui margini di un suo progressivo miglioramento, con l’unico intento di affidare l’ufficio pastorale a vescovi degni e idonei».

Un'altra agenzia, però, Asianews del Pime - che raggruppa i missionari che operano in Asia - in diversi recenti resoconti - pur approvando in linea di massima l'Accordo diplomatico - ha offerto un quadro ben differente, evidenziando che purtroppo l'accordo diplomatico «non ha fermato la persecuzione contro la comunità sotterranea» cinese vale a dire la Chiesa che è sempre stata fedele a Roma e al Papa e non si è mai piegata agli indottrinamenti del partito comunista . 

Per Valente spiega invece che si tratta di una intesa positiva Fides e difende il cammino finora fatto dalla diplomazia vaticana: «Chi bolla l’Accordo come una operazione con risultati scarsi o addirittura come un errore di cui doversi pentire deve rimuovere non solo i riferimenti alle dinamiche sacramentali che fanno vivere la Chiesa, ma deve occultare anche tutto quello che è successo negli ultimi settant’anni alla cattolicità cinese».  In particolare oggi, spiega Valente, in Cina «a nessuno viene in mente di insultare il Papa e la Chiesa cattolica come agenti di forze ostili», pertanto «mentre aumentano tensioni internazionali e scontri di potere, conviene guardare con sguardo di fede anche alla condizione delicata e provvidenziale in cui si trova il piccolo gregge dei cattolici cinesi».

Nell'articolo viene ignorato il caso aborme dell'arresto dell'anziano cardinale di Hong Kong, Zen Ze Kiun. Tra pochi giorni comparirà alla sbarra (assieme ad un migliaio di attivisti che protestavano per la democrazia) con l'accusa di avere aiutato a pagare le spese processuali dei ragazzi che partecipavano alla rivoluzione degli ombrelli, contro l'introduzione delle nuove leggi sulla sicurezza che hanno poi portato alla progressiva chiusura di giornali, associazioni, ong. 

Il cardinale Zen che in questi anni ha sempre criticato anche l'accordo per le nomine episcopali, ed è considerato una spina nel fianco da Pechino perché voce libera a difesa dei principi democratici. 

Fides riferisce che da quando è stato avviato l'accordo sulle nomine dei vescovi «in Cina non si sono più verificate ordinazioni episcopali illegittime, quelle celebrate senza consenso papale, che dalla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso avevano provocato lacerazioni dolorose tra i cattolici cinesi. Negli ultimi quattro anni, in Cina sono avvenute 6 nuove ordinazioni episcopali cattoliche, con procedure che implicano anche l’emissione della bolla di nomina da parte del Papa. Nello stesso lasso di tempo, sei Vescovi cosiddetti “clandestini”, consacrati in passato senza seguire i protocolli imposti dagli apparati cinesi, hanno chiesto e ottenuto il riconoscimento pubblico del loro ruolo anche da parte delle autorità politiche di Pechino». 

Le voci dei preti cinesi che sono stati tratti in arresto perchè si sono rifiutati di aderire al partito comunista hanno fatto arrivare in Europa, spesso tramite i missionari del Pime, la loro valutazione negativa all'accordo vaticano. IN diversi articoli pubblicati in questi ultimi due anni il Pime ha raccontato cosa sta accadendo in tante regioni cinesi. La situazione è ovviamente a macchia di leopardo, in alcune zone la persecuzione è palpabile, in altre le cose vanno meglio.

La sintesi che fanno è che l’accordo sino-vaticano avrebbe dato un altro colpo alla comunità cattolica sotterranea. Di per sé, l’accordo tratta solo delle ordinazioni di nuovi vescovi, ma sarebbe stato usato dal governo cinese «come prova che il Vaticano avrebbe sposato la linea del Partito di controllo totale sulla Chiesa. Dalla firma dell’intesa in poi, il Fronte unito sta obbligando tutti i sacerdoti a professare la loro adesione al Partito e l’iscrizione alla Chiesa ufficiale. Chi non lo fa viene allontanato dalla parrocchia o comunità e subisce queste detenzioni senza alcuna accusa, le famigerate guangzhi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA