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Papa Francesco, altri grattacapi dalla Cina: previsto giro di vite sulla libertà religiosa

Martedì 7 Gennaio 2020 di Franca Giansoldati
Papa Francesco, altri grattacapi dalla Cina: previsto giro di vite sulla libertà religiosa

Città del Vaticano  - Il tam tam che proviene dalla Cina sulla libertà religiosa non fa sperare bene. Il 30 dicembre è stato arrestato il pastore protestante Wang Yi, della Early Rain Church nella città sud-occidentale di Chengdu, nella provincia di Sichuan, e condannato a nove anni di carcere per «incitamento a sovvertire il potere statale» e per «operazioni commerciali illegali». La vicenda di Wang è stata anche al centro di proteste da parte di Amnesty e richiesta di chiarimenti da parte di alcuni governi europei. Nel frattempo diversi media statunitensi, da Uca News a Fox News, hanno dato risalto alla notizia che il governo di Pechino sta studiando una serie di misure per maggiori restrizioni a gruppi e organizzazioni religiose non registrate e controllate.

Le nuove regole sono attese per i primi di febbraio. Secondo le indiscrezioni le novità sono contemplate in sei sezioni e 41 articoli in cui vengono elencati nel dettaglio attività e limiti di azione delle realtà religiose cinesi. «Le organizzazioni religiose devono aderire alla leadership del Partito Comunista Cinese, osservare la costituzione, le leggi, i regolamenti, le ordinanze e le politiche. Inoltre devono aderire al principio di indipendenza e di autogoverno, aderire alle direttive sulle religioni, implementare i valori del socialismo» recita l'articolo 5.

Un tema di fondo che riappare all'articolo 17: «Le organizzazioni religiose devono portare avanti e diffondere i principi e le politiche del Partito Comunista Cinese».

 L'articolo forse più controverso è il 34 che afferma che senza l'approvazione del dipartimento religioso cinese e senza la registrazione al dipartimento non è possibile svolgere nessuna attività in nome del gruppo religioso. Il che significa che «qualsiasi forma di organizzazione religiosa non registrata è da considerarsi illegale».

Anche i musulmani sono nel mirino della normalizzazione cinese. Due mesi fa il New York Times ha pubblicato più di 400 pagine di documenti riservati che descrivono il giro di vite della Cina contro le minoranze  musulmane nella regione di Xinjiang, in particolare gli uiguri, che sarebbero rinchiusi in campi di prigionia o nelle carceri. Il governo di Pechino ha negato ma tra le carte pubblicate ci sono anche alcuni discorsi del presidente Xi Jinping, che nel 2014 esortò a non avere «alcuna pietà» nei confronti di questo popolo. Atti intimidatori, violenze e detenzione illegale: sarebbero queste le violazioni contro i musulmani uiguri. Una minoranza che rappresenta lo 0,6% della popolazione cinese.

Due anni fa, nel settembre 2018, Papa Francesco ha firmato con il governo di Pechino un accordo ad experimentum della durata di due anni per trovare una composizione allo scisma cattolico cinese prodottosi con l'arrivo di Mao. Il testo rimasto ancora segreto e di cui non si conosce il contenuto preciso, serve ad arrivare alla nomina congiunta dei vescovi. Una questione di non poco conto visto che senza l'approvazione del Papa i vescovi non sono validi, e senza il benestare del governo i vescovi verrebbero considerati illegali.

In questo modo quei vescovi che, in passato, erano stati nominati dal partito comunista e facevano parte della Chiesa Patriottica sono stati "sanati" e riconosciuti dal Vaticano. Con questo accordo la Chiesa clandestina, non controllata dal governo, è chiamata ad integrarsi con quella Patriottica (di diretta emanazione del governo di Pechino).

Le cose però non sono affatto semplici. Se in alcune zone la situazione non presenta ostacoli e vi è già un unico corpo di fedeli, in altre zone ci sono parecchi problemi. Come nella arcidiocesi di Fuzhoy, nel sud est della Cina, per esempio, dove sono state chiuse diverse chiese dal governo, o nella città di Fuquin dove sono state messe telecamere di sorveglianza per individuare e catalogare i fedeli che entrano in chiesa. I preti che si rifiutano essere iscritti alla Chiesa Patriottica finiscono nei guai.

Le informazioni che finora sono arrivate in Occidente sono sempre frammentarie e poco documentate. 

Ultimo aggiornamento: 8 Gennaio, 11:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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