PAPA FRANCESCO

Centrafrica, assalto a comunità di suore comboniane: missione saccheggiata

Mercoledì 9 Gennaio 2019 di Franca Giansoldati
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Città del Vaticano – Missioni saccheggiate, chiese distrutte, preti minacciati. Il monitoraggio vaticano della guerra civile che da tempo divampa in Centrafrica ha registrato un nuovo assalto ad una comunità di suore. Nel caos generale ancora una volta la Chiesa locale scarta però l'ipotesi di un conflitto inter-religioso tra cristiani e musulmani. «Gli assalitori erano banditi comuni. Piccoli criminali che cercavano un bottino facile da portare via» hanno spiegato le suore comboniane. Gli assalitori sono entrati nella comunità e, minacciando con le armi, hanno legato e imbavagliato tre suore. Il Centrafrica è ormai «pieno di sbandati disposti a tutto pur di racimolare un po’ di denaro. Molti ex miliziani sono drogati e quindi ancora più pericolosi». La missione è stata completamente saccheggiata ha descritto l'agenzia Fides.

Una guerra a bassa intensità che miete centinaia di vittime. L’instabilità è iniziata nel 2012 quando il gruppo ribelle Seleka, composto in prevalenza da musulmani ma anche da mercenari provenienti dai Paesi vicini, ha iniziato le ostilità. All’inizio del 2013, i ribelli hanno conquistato la capitale Bangui, costringendo il presidente François Bozizé a cercare rifugio in Camerun.

Neanche la visita di Papa Francesco, che ha aperto a Bangui l’Anno Santo nel 2015, è riuscita a placare gli scontri: secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International hanno provocato migliaia di morti e hanno costretto 538.000 persone a rifugiarsi nei vicini Ciad, Camerun, e Congo e 601.000 a lasciare la propria abitazione per cercare rifugio in province più tranquille dello stesso Centrafrica. Almeno 2,4 milioni di centrafricani dipendono dagli aiuti umanitari e 1,4 milioni sono in condizioni d’insicurezza alimentare.

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