Papa Francesco: «Le carezze del vescovo di Parigi alla segretaria? Non sono peccato grave»

Papa Francesco: «Le carezze del vescovo di Parigi alla segretaria? Non sono peccato grave»
di Franca Giansoldati
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Martedì 7 Dicembre 2021, 06:31 - Ultimo aggiornamento: 12:13

dal nostro inviato
A BORDO DELL'AEREO PAPALE

Dopo aver trascorso cinque giorni ai confini orientali del Vecchio Continente il Papa torna a Roma con le idee ancora più chiare sui pericoli che sta correndo il traballante edificio comunitario. Ne parla a cuore aperto partendo dall'incapacità della Ue di trovare la quadra sulla distribuzione dei migranti. Persino sul Natale è stato sventato il tentativo di cancellarlo, proprio come avevano tentato «Napoleone, il nazismo e il comunismo». Infine svela il giallo del siluramento dell'arcivescovo (conservatore) di Parigi, Michel Aupetit che aveva presentato le dimissioni dopo una inchiesta giornalistica su una vecchia love story con una donna. Davanti all'inedita franchezza con la quale il Papa ha risposto, diversi giornalisti hanno lì per lì pensato di aver sentito male, scambiando la frase «massaggi alla segretaria» con «messaggi alla segretaria».

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La Commissione Ue voleva vietare l'uso della parola Natale suggerendo altre formule più inclusive. Che ne pensa?
«Una misura anacronistica. Tante dittature hanno tentato di farlo, Napoleone, la dittatura nazista e quella comunista. Non ha funzionato durante la storia e questo mi fa pensare che per la Ue sia necessario riprendere gli ideali dei padri fondatori e non percorrere la via delle colonizzazioni ideologiche perché questo potrebbe dividere i paesi e portare al fallimento dell'Unione».


Lei ha detto che c'è un indebolimento della democrazia. A quali paesi si riferiva?
«Contro la democrazia vedo l'ascesa dei populismi che incominciano a mostrare le unghie un po' qui e un po' là. Dico di stare attenti a che i governi, non dico di destra o sinistra, non scivolino nei cosiddetti populismi che niente hanno a che vedere con i popolarismi che sono l'espressione libera dei popoli, che si mostrano con la loro identità, il loro folklore, i loro valori, l'arte».


Parliamo di migrazioni. Cosa si aspetta dalla Polonia, dalla Russia, dalla Germania dove ora ci sarà un nuovo governo?
«Chi costruisce muri perde il senso della storia. Certo i paesi hanno il dovere di governare e ogni governo deve dire quante persone può ricevere, è un suo diritto. Ma nello stesso tempo i migranti vanno accolti e accompagnati, promossi e integrati. L'Ue è in grado di armonizzare i paesi e la distribuzione di migranti. Penso a quello che ho visto a Cipro e in Grecia, ma anche in Sicilia e a Lampedusa dove è evidente che manca l'armonia generale per distribuire i profughi. E poi bisogna anche parlare di integrazione altrimenti si creano i ghetti. Non è facile risolvere la questione dei migranti, ma se non la risolviamo rischiamo di far naufragare la civiltà in Europa».


Mentre eravamo in viaggio lei ha accettato la rinuncia dell'arcivescovo di Parigi, monsignor Aupetit dopo che aveva ammesso un rapporto ambiguo con una donna. Quali sono le reali motivazioni del suo licenziamento?
«Cosa ha fatto Aupetit di così grave da dover dare le dimissioni? Chi lo ha condannato? Il chiacchiericcio, l'opinione pubblica. E' stata una sua mancanza, contro il sesto comandamento (non commettere atti impuri nrd) ma non totale, si tratta piccole carezze, massaggi che lui faceva alla segretaria. Questo è peccato. Ma i peccati della carne non sono gravi. Così Aupetit è un peccatore come lo sono io, come lo è stato Pietro. Il vescovo sul quale Gesù ha fondato la Chiesa. Come mai, allora, la comunità di quel tempo aveva accettato un vescovo peccatore? Si vede che la nostra Chiesa oggi non è abituata ad avere un vescovo peccatore. Quando il chiacchiericcio cresce e toglie la fama ad una persona questa non potrà governare. Per questo ho accettato le dimissioni di Aupetit, non sull'altare della verità ma della ipocrisia».


Per restare in Francia che significato ha per la Chiesa il risultato della Commissione sulla pedofilia?
«Quando si fanno questi studi si deve stare attenti all'ermeneutica dell'epoca. Una situazione storica va interpretata. Nella chiesa di 70 anni fa si copriva, noi oggi diciamo di scoprire».


Quando incontrerà il Patriarca di Mosca Kiril ?
«In un futuro. La prossima settimana vedrò Hilarion per concordare un possibile incontro. Io sono disposto andare a Mosca a dialogare; con un fratelo non ci sono protocolli».

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