PAPA FRANCESCO

Il gesto voluto dal Papa: «A Roma troppa sofferenza»

Lunedì 13 Maggio 2019 di Franca Giansoldati
CITTÀ DEL VATICANO L'Elemosiniere Pontificio, don Corrado, è una delle figure più vicine e di maggiore fiducia di Papa Francesco. Ogni cosa che fa a Roma gode sempre del benestare di Bergoglio che, sin dall'inizio, gli ha dato carta bianca, e il privilegio di non rendere conto a nessuno se non direttamente al pontefice. Una potenza. Questo giovane cardinale di origine polacca, a bordo della sua Doblò bianca, gira in lungo e in largo la città e non è la prima volta che varca la soglia di uno dei tanti stabili occupati della capitale. Poco gli importa se la meta dei suoi blitz caritativi si trova sotto i sigilli della magistratura. Dice che «la legalità ottusa è quella che non tiene conto delle esigenze sociali». Negli stabili occupati ha iniziato ad andarci sin dall'inizio del pontificato, nel 2013, portando viveri, abiti, medicinali, denaro. Non gli importa chi sono gli occupanti, semmai gli interessa provvedere alle loro necessità più immediate.

SPOSTAMENTI UMANITARI
In questi spostamenti umanitari - fatti per conto del Papa - si stupisce sempre di come le istituzioni italiane dimostrino di non funzionare. «Come si fa a tollerare bambini e mamme in quelle condizioni?». Se lo è chiesto anche stavolta visto che se non fosse stato per il suo intervento diretto, i bambini avrebbero continuato a stare al freddo per via dell'elettricità che mancava. A chi al telefono ieri gli chiedeva se sapeva di andare a infrangere la legge in un altro Stato, commentava infastidito che non era di certo ubriaco, che sapeva quello che faceva. «Non ho mica 5 anni, ne ho 56». Quanto al rischio di un incidente diplomatico don Corrado Krajewski alza le spalle. «Non esiste nessuna legge davanti a tanta sofferenza». Non gli importa nemmeno se metterà in imbarazzo il Vaticano, né se farà arrabbiare Salvini. Alza di nuovo le spalle. «Vorrà dire che pagherò la multa».

LA PERGAMENA
Qualche settimana fa aveva lanciato una frecciata al ministro Salvini: a causa della sua linea poco rispettosa della carità cristiana, Krajewski non gli concederebbe nemmeno una pergamena di benedizione, di quelle pergamene piuttosto usuali che vengono preparate su richiesta da fedeli e gente comune per celebrare momenti della vita delle persone. «Le pergamene di benedizione non è che la diamo a tutti. Potremmo mai darla, tanto per fare un esempio, a un ospedale dove si fanno aborti? Oppure possiamo darla a certi personaggi in Venezuela che ce la stanno chiedendo? No, certamente no. Per fare un altro esempio, se ce la chiedesse Salvini la dovremmo negare. Poi se Salvini si sposasse magari per il matrimonio sì». Per Krajewski di fronte alle necessità e alle sofferenze umane non occorre stare tanto a guardare i cavilli. «Bisogna agire». Cosa che ha sempre fatto.

Papa Francesco lo ha conosciuto a Lampedusa, nel 2013, quando era cerimoniere pontificio. È rimasto colpito dal suo stile asciutto e concreto, e ha iniziato ad affidargli piccole missioni. «Io non posso andare in giro per Roma, ma tu si. Sarai il mio braccio destro e quello sinistro per la carità». In poco tempo ha costruito le docce per i barboni a San Pietro, è andato ad Amatrice a comprare i prodotti degli agricoltori colpiti dal sisma, tiene una fitta corrispondenza con le famiglie in difficoltà.

IL ROSARIO E IL DENARO
A nome del Papa si presenta nelle case dei poveri con il rosario e una busta con dentro il denaro necessario per saldare le bollette arretrate o l'affitto in ritardo. Non ama fare interviste ma sa come gestire la sua immagine pubblica, facendo attenzione a come far filtrare le notizie giuste di questi blitz. «Se le istituzioni competenti non si muovono, allora lo faccio io».
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