Africa, le miniere d'oro finanziano le guerre, l'esportazione negli Emirati Arabi, la denuncia dei missionari

Domenica 22 Novembre 2020 di Franca Giansoldati

Quattro paesi africani in guerra – Congo, Repubblica Centrafricana, Sudan e Uganda - si sostengono con il traffico di oro. I guadagni illeciti servono per l'acquisto di armi e quasi tutto il metallo prezioso estratto viene esportato a Dubai, negli Emirati Arabi dove viene monetizzato. In pratica il traffico fomenta e favorisce il riciclaggio. La denuncia che arriva da una ricerca fatta da The Sentry, una ong americana, viene rilanciata in Italia da Nigrizia, il settimanale dei missionari comboniani. 

Naturalmente, spiegano i missionari, la ricerca prende in esame l’oro estratto in modo artigianale, clandestino – da cercatori d’oro privati che si servono di strumenti e metodi quasi esclusivamente manuali – in Sudan, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana e Repubblica democratica del Congo, tutti paesi dalle ingenti riserve aurifere e devastati da conflitti decennali, caratterizzati da gravissime violazioni dei diritti umani.

I comboniani raccontano che la ricerca dell’oro con metodi artigianali ha ripreso vigore negli ultimi anni a causa dell’aumento del prezzo aureo sul mercato finanziario internazionale. Secondo la ricerca, nei quattro paesi presi in considerazione, si produce oro, in gran parte su piccola o piccolissima scala, per un valore di circa 3 miliardi di dollari all’anno.

Il minerale così estratto sembra sia un’importante fonte di reddito per i cercatori, le loro famiglie e le comunità di provenienza ma contribuirebbe anche in maniera rilevante a finanziare milizie e perfino reparti dell’esercito riconosciuti come responsabili della devastazione del paese, reti di commercio illegale e corruzione.

«I produttori su piccola scala, infatti, hanno ben scarse possibilità di sottrarsi ai soprusi di cui sono spesso fatti oggetto, quali requisizione del minerale estratto, balzelli in cambio di protezione, tasse illegali imposte da funzionari corrotti e così via. Soprusi da cui non sono esenti neppure i produttori che lavorano su scala industriale» aggiungono i missionari.

Nella Rd Congo, scrive Nigrizia, si stima vengano estratte dalle 10 alle 20 tonnellate di oro all’anno, per un valore che va dai 300 ai 600 milioni di dollari, e che siano impegnati nel settore almeno 250mila minatori artigianali. Nel 2016, il 71% lavorava in miniere direttamente controllate da milizie e reparti dell’esercito.

Nella Repubblica Centrafricana l’estrazione dell’oro è aumentata in modo significativo negli ultimi anni. Si stima che la produzione sia poco meno di 6 tonnellate all’anno, per un valore di 235 milioni di dollari circa. Le miniere, in particolare quelle nelle zone del paese di fatto non controllate dal governo, sono sfruttate da gruppi armati. Secondo le autorità competenti, il 90% dell’oro estratto in Centrafrica è contrabbandato fuori dai confini, attraverso reti criminali.

Il Sudan sarebbe il terzo produttore d’oro in Africa, avendone estratto nel 2018 circa 93 tonnellate. Solo una parte è estratta da produttori su piccola e piccolissima scala, ma anche la produzione industriale è caratterizzata in modi diversi da abusi e violenze.

In Sud Sudan sia l’Splm-Io di Riek Machar, sia il National salvation front di Thomas Cirillo, hanno confermato alle Nazioni Unite di finanziarsi sia con l’estrazione diretta che imponendo tasse ai minatori artigianali che lavorano sul loro territorio.

Secondo il rapporto di The Sentry, almeno il 95% dell’oro estratto nei quattro paesi considerati viene esportato a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti (EAU).


 

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