Padre Zanotelli (in sintonia con il Papa) apre digiuno contro il rinnovo dell'accordo sui migranti Italia-Libia

Padre Alex Zanotelli ha indetto un digiuno periodico

Padre Zanotelli (in sintonia con il Papa) apre digiuno contro il rinnovo dell'accordo sui migranti Italia-Libia
di Franca Giansoldati
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Mercoledì 5 Ottobre 2022, 10:55

Città del Vaticano – Forte della ferma posizione di Papa Francesco contrario agli accordi sulla Libia siglati a suo tempo dall'allora ministro Marco Minniti che hanno dato vita – come conseguenza - ai terrificanti lager libici nei quali sono stati torturati e massacrati migliaia di donne e uomini migranti, padre Alex Zanotelli ha indetto un digiuno periodico per fare pressione a che il Parlamento italiano non rinnovi il 2 novembre il Memorandum Italia-Libia.

«Questo mese vogliamo fare memoria del terribile e vergognoso naufragio del 3 ottobre 2013, quando ben 368 profughi persero la vita davanti alle coste di Lampedusa. Quel giorno l’Europa ha perso definitivamente la sua innocenza. Oggi il Mediterraneo è diventato il cimitero di oltre 50.000 profughi. È il naufragio dell’Europa dei diritti». Padre Zanotelli spiega le ragioni del “Digiuno di Giustizia in solidarietà con i migranti” che si ripeterà ogni mercoledì del mese, in piazza Santi Apostoli a Roma. «Il Digiuno di Giustizia in solidarietà con i migranti, si terrà dalle ore 16 alle 18. Protestiamo con forza perché c’è di nuovo negato il permesso di collocarci davanti al Parlamento italiano per sottolineare la dimensione politica di quanti, quel giorno, digiunano nelle loro case o nei monasteri, o nelle piazze di varie città». Inoltre, precisa Zanotelli, «digiuniamo contro il rinnovo del Memorandum Italia-Libia, che il Parlamento è convocato a rinnovare il 2 novembre. Un accordo criminale colpevole di così tanti morti in Libia e nel Mediterraneo. Ci appelliamo alla coscienza di voi parlamentari affinché ripudiate questo accordo per non macchiarvi del sangue di così tanti innocenti e impoveriti».

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Il Papa ha manifestato forte contrarietà con l'accordo siglato dall'allora ministro dell'Interno Marco Minniti alla fine di febbraio, a Firenze, durante il convegno dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo, organizzato dal sindaco Nardella e dalla Cei del cardinale Bassetti e del suo segretario generale, monsignor Russo (per questo poi punito e spedito a fare il vescovo in una diocesi di secondo piano). A quel convegno doveva arrivare il Papa che però quando ha saputo che nel comitato scientifico c'era proprio l'esponente del Pd ritenuto collegato alle sofferenze indicibili di migliaia di migranti si è arrabbiato a punto da dare forfait all'appuntamento, nonostante fosse atteso persino dal Capo dello Stato. La scusa addotta fu il persistente male al ginocchio. Quella domenica nel dopo Angelus non fece nemmeno un cenno di riferimento all'incontro fiorentino, nemmeno per mandare un saluto ai partecipanti. Nel frattempo a Firenze era preso a circolare un volantino firmato da alcuni parroci pacifisti, tra cui don Massimo Biancalani di una parrocchia di Pistoia e l'abate di San Miniato, il teologo padre Bernardo Gianni, già predicatore agli esercizi della curia e grande interlocutore di Francesco. L'appello si intitolava, a scanso di equivoci: 'Firenze dice no a Minniti'.

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Successivamente il Papa, in un incontro con i vescovi italiani avvenuto a porte chiuse, è tornato sull'argomento spiegando  che non si era recato al convegno dei vescovi e sindaci del Mediterraneo (due convegni distinti, con un momento comune) per il ginocchio malato e anche per la politica del governo italiano (sottoscritta dall'allora ministro dell’Interno Marco Minniti). Una politica che aveva favorito i lager in Libia. 

 

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