Il caso Rupnik scuote il Vaticano, il reato è prescritto ma perchè le vittime non furono accolte e ascoltate 20 anni fa?

Il caso Rupnik scuote il Vaticano, il reato è prescritto ma perchè le vittime non furono accolte e ascoltate 20 anni fa?
di Franca Giansoldati
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Martedì 6 Dicembre 2022, 10:43 - Ultimo aggiornamento: 15:27

Città del Vaticano – L'inquietante caso del gesuita Marko Rupnik scuote le fondamenta del Palazzo Apostolico. Dopo la pubblicazione del comunicato da parte della curia dei Gesuiti che attesta che il caso di abusi sessuali su diverse religiose da parte del famoso artista è stato archiviato dalla Congregazione della Dottrina della Fede nell'ottobre scorso perché il reato nel frattempo era andato in prescrizione, un blog piuttosto informato di area ultra-tradizionalista (Messainlatino.it) ha riassunto i dubbi che affiorano da questa vicenda.

Secondo il comunicato della curia dei Gesuiti –  finora l'unica voce ufficiale che si è fatta sentire - padre Rupnik era stato denunciato da alcune vittime (ritenute tutte credibili e stimate) nel 2021. Tuttavia proprio nelle lettere inviate via Pec a diversi ecclesiastici (tra cui il cardinale Ladaria e il generale dei gesuiti padre Sosa) viene precisato che alcune vittime avevano raccontato di questi abusi ben prima di tale data a vescovi e gesuiti che ritennero di non muoversi. Intanto il tempo passava e i reati andavano in prescrizione. 

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Una vittima che chiameremo con un nome di fantasia, Luisa, ha scritto nella lettera che il Messaggero anticipa:«"Un anno fa circa padre Daniele Libanori, gesuita, vescovo ausiliare di Roma, mi chiese, in seguito al commissariamento della Comunità religiosa di cui ho fatto parte dal primo ottobre 1987 al 31 marzo 1994, se fossi disponibile a rendere testimonianza riguardo alla manipolazione e agli abusi fisici, psichici e spirituali, subiti nella relazione con padre Marko Rupnik in veste di direttore spirituale e confessore. Rinvio alla mia relazione e alla testimonianza resa, in sede d’inchiesta preliminare per la CDF, il 10 dicembre 2021, il racconto dei dolorosi fatti che mi hanno più volte gettata nella disperazione fino a cercare la morte scappando dalla Comunità. A quel tempo non potevo certo immaginare che le sorelle coinvolte negli abusi fossero tante altre. Dopo la mia prima denuncia, nessuno mi ha aiutato né la Comunità, né l’Arcivescovo di Ljubljana di allora, né padre Tomaš Špidlik, gesuita, direttore spirituale di padre Rupnik, con il quale parlai cercando di spiegare quello che era successo. Proprio tutti, oltre a padre Špidlik anche i padri gesuiti diretti superiori di padre Rupnik e quanti vennero a conoscenza dei fatti, decisero di coprire tutto con una coltre di silenzio. Fu gioco facile perché io stavo troppo male ed ero completamente sola.Per questi motivi, è stato difficile e doloroso ricordare e dare testimonianza del mio vissuto con padre Rupnik e per questi motivi oggi chiedo alla Chiesa di vedere riconosciuta e accolta la mia sofferenza».

Tra i dubbi più gravi che ora si fanno largo, annota il blog cattolico, è «perché sono state inflitte a Rupnik le misure punitive della proibizione dell'esercizio del ministero della confessione, della direzione spirituale e dell'accompagnamento di Esercizi Spirituali? In caso di prescrizione sarebbe ovvio invece prosciogliere completamente l'accusato.  In base a quale decreto e/o sentenza sono state inflitte? Da quale Autorità?». Il blog riferisce di avere avuto conferma in Vaticano che padre Rupnik sarebbe stato ritenuto «colpevole di assoluzione del complice in confessione (un crimine gravissimo che comporta la scomunica ndr). Il comunicato dei gesuiti non smentisce e omette del tutto la circostanza. C'è quindi stato in Vaticano un procedimento penale canonico avente ad oggetto il reato di cui al Canone 977? E se padre Rupnik fu trovato colpevole di assoluzione del complice, perchè non è stata data notizia della scomunica (pena prevista per questo tipo di reato canonico)?». 

Padre Rupnik contattato diverse volte al cellullare dal Messaggero non ha mai risposto. La sua fama internazionale di artista riconosciuto e apprezzato nel mondo lo ha portato, ancora in questi mesi, a ritirare lauree ad honorem e tenere conferenze. L'ultima in un ateneo brasiliano. 

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Papa Francesco ha ricevuto padre Rupnik in udienza il 3 gennaio di quest'anno, quando l'inchiesta era ancora in piedi. Ancora una volta la segretezza relativa alla gestione degli abusi continua a regnare sovrana. Tornando dal Barhein i giornalisti che viaggiavano sull'aereo papale, hanno chiesto a Francesco quando la cultura della segretezza della giustizia canonica cambierà e quando le sanzioni canoniche verranno rese pubbliche.  La risposta che ha dato il Papa è che si sta lavorando in questa direzione ma «ci sono persone dentro la Chiesa che ancora non vedono chiaro, non condividono; è un processo quello che stiamo facendo e lo stiamo portando avanti con coraggio e non tutti abbiamo coraggio; delle volte c'è la tentazione dei compromessi, e siamo anche tutti schiavi dei nostri peccati ma la volontà della Chiesa è di chiarire tutto.  Per esempio, ho ricevuto negli ultimi mesi due lamentele per casi di abuso che erano stati coperti e non giudicati bene dalla Chiesa: subito ho chiesto di studiare di nuovo (i due casi) e ora si sta facendo un nuovo giudizio; c'è anche questo quindi, la revisione di giudizi vecchi, non ben fatti. Facciamo quello che possiamo, siamo tutti peccatori, sai? E la prima cosa che dobbiamo sentire è la vergogna, la profonda vergogna di questo».

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Una voce critica all'interno del mondo dei gesuiti per come è stata gestita la vicenda di Rupnik si è fatta sentire via Twitter. «Noi gesuiti siamo identificati, con merito e senza merito, con le frontiere della fede, della giustizia, della carità, del dialogo, dell'attenzione ai poveri, della ricerca: eppure oggi con il caso Rupnik ci aggrappiamo alla prescrizione e... speriamo che tutto possa fermarsi qui. Il Signore ci sta chiamando a questo approccio?». L'ex provinciale della Provincia euro mediterranea della Compagnia di Gesù, padre Gianfranco Matarazzo, già direttore dell'Istituto di formazione politica Pedro Arrupe di Palermo, delegato per l'apostolato sociale e delegato per gli abusi esprime un giudizio assai netto sul caso del gesuita sloveno padre Marko Ivan Rupnik.

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