MIGRANTI

I Comboniani alla Cei: esca dal silenzio e denunci i morti di Pasqua nel Mediterraneo

Lunedì 13 Aprile 2020 di Franca Giansoldati

Città del Varticano – I missionari comboniani accusano la Cei di stare in silenzio e non denunciare quello che sta accadendo in queste ore nel Mediterraneo. «I vescovi alzino la voce in favore di questi fratelli e sorelle che sono per noi il Cristo crocifisso in cera di resurrezione »hanno fatto sapere a proposito dell'ennesimo naufragio il giorno di Pasqua. Allo stesso tempo i frati sferzano l'Europa «patria dei diritti umani, di organizzare corridoi umanitari e aprire i porti alle navi che salvano i migranti” e il governo Conte di “ritirare il decreto criminale che chiude i porti e di salvare le vite umane nel Mediterraneo».

I fatti ai quali i comboniani fanno riferimento e che sono all'origine della loro ferma presa di posizione riguardano il naufragio di un gommone tra Malta e Tripoli, secondo quanto denunciato da Sea Watch. «Lasciati morire soli nel giorno di Pasqua da un’Europa che parla a vuoto di solidarietà verso le persone che soffrono».

Nel frattempo – aggiungono i comboniani - la nave Alan Kurdi vaga nel Mediterraneo con a bordo 156 persone. «Troveranno davvero un varco in un Europa confinata nella paura e latitante in solidarietà? O dovranno ripiegare un giorno su una Libia ormai al collasso?»

Infine desta preoccupazione l'ennesima azione militare del generale Khalifa Haftar a capo dell’esercito libico di liberazione nazionale che ha bombardato a Tripoli l’ospedale Al Kadra, scelto come avamposto anticoronavirus, e il mercato del pesce. Infine ha assediato la città tagliando l’acqua a 3 milioni di abitanti. «La guerra di Libia non si ferma con la pandemia e anche noi abbiamo gravissime responsabilità».

 

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