CORONAVIRUS

I vescovi al governo: «arbitrario tenere chiuse le chiese se la situazione migliora»

Lunedì 20 Aprile 2020 di Franca Giansoldati
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Città del Vaticano - I vescovi hanno messo nero su bianco le loro perplessità. Le hanno esposte al ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese. «Le limitazioni, giustificate dallo stato d’eccezione, se prolungate o non proporzionate all’evolversi della situazione epidemiologica, assumono i caratteri dell’arbitrarietà». La bozza di lavoro racchiude il serrato dibattito all'interno dell'episcopato per il prolungarsi della chiusura delle chiese che da oltre un mese sono, di fatto, senza messe aperte per i fedeli. 

Il testo, anticipato dal Faro di Roma, mette in evidenza che le misure di contenimento si devono evolvere man mano che la situazione epidemiologica migliora, «consentendo la ripresa delle attività di culto e di alcune attività pastorali, costitutive della comunità ecclesiale; questo senza venir meno al rispetto delle necessarie norme di sicurezza, per ottemperare alle quali si indicano alcuni impegni precisi».

I funerali sono ritenuti i riti più urgenti: «Chi rimane nel dolore, la Chiesa chiede con forza che si accettino modalità che le consentano di esercitare la sua missione».

«Specie su quest’ultimo punto – riferisce la nota della Cei – si è registrata attenzione sia dal Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese e dalla sua equipe, sia da parte del Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, membro del Comitato Scientifico e Tecnico».

Tra gli altri temi discussi anche la disponibilità a sostenere tante famiglie per il periodo estivo – specie attraverso il Servizio nazionale per la pastorale giovanile – con la proposta di luoghi e iniziative educative rivolte a bambini e ragazzi, e il coinvolgimento di giovani in qualità di animatori.

Ultimo aggiornamento: 19:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA