La Consulta accelera la costruzione di moschee, le leggi regionali limitano la libertà religiosa

Giovedì 5 Dicembre 2019 di Franca Giansoldati
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Roma – Il casus belli era scoppiato a Castano Primo, un piccolo paese nel ticinese, dove alcuni anni fa una associazione islamica voleva costruire una moschea (d'accordo con il parroco che, in assenza di un luogo di culto ogni tanto prestava ai musulmani alcuni locali parrocchiali). L'idea di avere una moschea sul territorio aveva fatto scoppiare uno scontro politico, dapprima a livello locale poi cresciuto fino ad arrivare in Regione. La questione era stata dirottata al Tar e poi, ancora, alla Corte Costituzionale che stamattina ha dato ragione - in via definitiva - alla associazione islamica.

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Un parere che crea giustiprudenza. In pratica, ha fatto notare la Consulta, che la libertà religiosa viene garantita dall’articolo 19 della Costituzione e comprende anche la libertà di culto e, con essa, il diritto di disporre di spazi adeguati per poterla concretamente esercitare. Il che significa che quando questa disciplina l’uso del territorio, il legislatore deve tener conto della necessità di dare risposta alle esigenez di culto e non può comunque ostacolare l’insediamento di attrezzature religiose

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È quanto ha stabilito la Corte accogliendo le questioni sollevate dal Tar della Lombardia annullando due disposizioni che si basavano su due leggi regionali. «Le norme censurate finivano per determinare una forte compressione della libertà religiosa senza che a ciò corrispondesse alcun reale interesse di buon governo del territorio».

 

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