Ucraina, tutti gli interventi di Francesco: è «una enciclica sulla pace» ma il negoziato resta lontano e paragona la guerra alla Shoah

Ecco «L'enciclica sulla pace in Ucraina»

Papa Francesco durante una udienza mostra la bandiera della Ucraina
di Franca Giansoldati
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Mercoledì 7 Dicembre 2022, 10:40 - Ultimo aggiornamento: 17:03

Città del Vaticano – Il titolo cattura subito i lettori: «L'enciclica sulla pace in Ucraina», anche se non è una enciclica. Papa Francesco ha però voluto mettere il sigillo sull'ultimo libro scritto dal vaticanista del Fatto Quotidiano, Francesco Grana per mostrare quanto, in questi nove mesi di guerra, abbia avuto nel cuore il popolo ucraino.

Oggi, durante l'udienza generale, il Papa ha paragonato il conflitto di Putin alla terribile "Operazione Reinhardt" che «durante la Seconda Guerra mondiale ha provocato lo sterminio di quasi due milioni di vittime, soprattutto di origine ebraica. Il ricordo di questo orribile evento susciti in tutti propositi di pace. La storia si ripete. Vediamo ora cosa sta accadendo in Ucraina».

Il libro sul quale il Papa ha lavorato dietro le quinte con Grana «è una sorta di diario di guerra», che offre ai lettori «nella speranza che molto presto diventi un diario di pace e, soprattutto, un monito per tutti a non ripetere simili mostruosità» annota Bergoglio nella prefazione. Di seguito viene riportato il resoconto cronologico di tutte le volte che ha invocato, implorato, chiesto alle parti di far tacere le armi.

All'inizio del conflitto, scatenato dalla Russia con l'invasione della Ucraina il 24 febbraio, Francesco ha provato a far leva sul suo rapporto personale con il Cremlino avviato in questi anni di rapporti ecumenici attraverso il Patriarcato di Mosca. E' così che si è appellato a Putin, per il tramite dell'ambasciatore russo in Vaticano. Lo andò a trovare poco dopo l'attacco.

Ancora in quel periodo la Russia ostinatamente continuava a definire la guerra “operazione speciale”, mentre cadevano una dopo l'altra le cittadine al confine e i militari seminavano terrore tra la popolazione, rubando, stuprando, uccidendo civili. Il Pontefice per diversi mesi ha evitato di parlare di guerra, così come non ha mai nominato esplicitamente il nome dell'aggressore, Putin, nella speranza recondita di mantenere spiragli per facilitare un terreno neutro di dialogo (sempre rifiutato dal Cremlino). Ma tutti i tentativi sono stati ciclicamente respinti al mittente, compreso le diverse proposte umanitarie, soprattutto quando era assediata Mariupol e persino durante la crisi della acciaieria Azofstal. 

Alla presentazione del libro di Grana, avvenuta nella Chiesa degli Artisti, in occasione dell'inaugurazione dell'opera "Compassione", realizzata da due pittori ucraini - Oleksandr Klymenko e Sonia Atlantova - monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione, seduto accanto a monsignor Walter Insero, rettore della Chiesa degli Artisti, e padre Ruslan Mykhalkiv, rettore del Seminario di Vorzel (Ucraina), ha spiegato che il libro tecnicamente non è una enciclica ma è come se lo fosse per il fortissimo richiamo alla pace. «Gli orrori della guerra offendono il nome di Dio e proprio per questo si può dire che non esiste nessuna guerra 'giusta'».  Fisichella da teologo si è chiesto a quante altre tragedie si dovrà assistere, in Ucraina e altrove, per capire che il ricorso alle armi sia solo una sconfitta per tutti. La speranza, ha aggiunto, va riposta nella intelligenza, nel buon senso, nella politica dei negoziati. In fondo un negoziato sincero ed efficace non è mai privo di un onorevole successo.

Putin per tre volte ha detto “no” al Papa per i corridoi umanitari a Mariupol, sfumata l'idea di una nave con bandiera vaticana

Ultimamente la via della facilitazione al negoziato (tanto voluta dal pontefice) è stata sbarrata dai russi dopo una incauta intervista rilasciata da Francesco ad una rivista dei gesuiti americani, America, nella quale ha usato parole ritenute offensive dal Cremlino per avere denigrato ceceni e buriati, definiti crudeli. 

Papa Francesco successivamente avrebbe spiegato le sue parole pronunciate sui buriati e sui ceceni all'agenzia TASS che ha riportato le parole del Presidente dell'Unione mondiale dei vecchi credenti (un ramo dell'ortodossia russa), Leonid Sevastianov, il quale ha annunciato di aver ricevuto una lettera del Pontefice dove avrebbe scritto che «la sua dichiarazione sulla crudeltà dei ceceni e dei buriati è stata interpretata male. Queste parole sono solo una figura retorica».

Secondo Sevastianov, «il Papa, nella lettera, afferma di aver difeso la cultura russa e di aver assicurato che la cultura russa è parte integrante della cultura europea». Il destinatario della presunta lettera di Francesco – ha fatto notare il sito para vaticano Il Sismografo - ha aggiunto che «il Papa ritiene che senza la Russia l'Europa sia inferiore, poiché la Russia ne è parte integrante. Il Papa  conferma che il popolo russo è un grande popolo interconnesso con l'Europa. La Federazione Russia ha la stessa cultura umanistica e pacifica. Non si può demonizzare la cultura russa, non si può dire che i russi siano un popolo crudele, visto che sono lo stesso popolo europeo», ha concluso. Leonid Sevastianov, a capo dell’Unione dei vecchi credenti, direttore esecutivo della Fondazione San Gregorio legata al Dipartimento delle Relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, è il marito della soprano russa Svetlana Kasyan che per il compleanno di Francesco ha inciso l’album “Fratelli tutti”. Nel 2013 il Santo Padre le aveva chiesto di cantare «solo per Dio e per diffondere il bene». 

Ecco, però, il passaggio della intervista papale che, secondo Bergoglio, sarebbe stata travisata: «Quando parlo dell’Ucraina, parlo di un popolo martirizzato. Quando c’è un popolo martirizzato, c’è qualcuno che lo martirizza. Quando parlo dell’Ucraina parlo della crudeltà, perché ho molte informazioni sulla crudeltà delle truppe che entrano. Generalmente i più crudeli sono forse quelli che vengono dalla Russia, ma non dalla tradizione russa, come i ceceni, i buriati, e così via. Di certo, a invadere è lo Stato russo. È molto chiaro. A volte cerco di non specificare per non offendere e piuttosto condanno in generale, anche se è ben noto chi sto condannando».

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