I gesuiti che da secoli studiano galassie e big bang: «Pronti a battezzare ET ma solo se ce lo chiede»

Sabato 29 Settembre 2018 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano - Fratello extraterrestre e sorella luna. Visto che non è ancora possibile avere una risposta certa sulla esistenza di altre forme di vita intelligente nello spazio, i gesuiti della Specola Vaticana – l'osservatorio astronomico che da secoli studia galassie, big bang ed espansione dell'universo – scherzano volentieri sul possibile approccio missionario da tenere in caso di incontri ravvicinati del terzo tipo. Lei padre battezzerebbe un extraterrestre? Padre Paul Muller, astrofisico, americano di Cincinnati, vice direttore della Specola, non ha dubbi: «Certo che lo farei, ma solo se me lo chiedesse. Altrimenti non lo battezzerei mai». Scherza ma non troppo su certi temi, illustrando poi con pazienza il lavoro scientifico che viene fatto all'osservatorio astronomico della Santa Sede, con sede sia a Castelgandolfo che a Tucson, in Arizona, dove i ricercatori coniugano le indagini cosmologiche tra scienza e fede.
 

 

La condanna a Galileo Galilei è solo una brutta pagina, un capitolo che nulla ha a che vedere con gli studi rigorosi che svolgono. Padre Gabriele Gionti, cosmologo, specializzato nell'analisi dell'universo su larga scala e sull'origine delle galassie riflette volentieri su quella frazione di secondo che diede origine alla vita anche se, precisa, ora ci sono pure altre teorie che parlano di pre big-bang, ma al momento sono solo speculazioni. Dice che è importante arrivare a determinare scientificamente la scintilla che ha dato l'avvio ai mondi, alle galassie, ai pianeti e alle stelle perchè ci introduce alla nostra origine. «Un tempo l'universo era più piccolo, si sta espandendo, e noi controlliamo questa crescita. Secondo lui sbaglia chi insiste solo sul creazionismo». Esistono, infatti, due piani, uno teologico e l'altro scientifico e il “concordismo” quella tendenza a interpretare il testo biblico sulla creazione del mondo in modo tale da mostrarne la sua concordia, non è utile nè alla scienza né alla fede. «Ma Scienza e Fede un giorno saranno d'accordo perchè esiste un Autore, con la A maiuscola per entrambe. Dio è all'origine. La Verità non può contraddire la Verità».

Alla specola vaticana di Castelgandolfo i telescopi sono due. Un tempo si aprivano sul cielo quando veniva aperta la calotta di legno ma ormai non vengono più usati, almeno da quando lo sviluppo urbano di Roma con le luci che la sera illuminano la città, impediscono l'esplorazione celeste. Di notte c'è troppa luce qui, per questo ora usiamo l'osservatorio che è a Tucson, in Arizona, a 3 mila metri, su una montagna che alcune tribù apache considerano ancora sacra.

Un altro gesuita, Robert Macke, si occupa, invece, di meteoriti. «Ne cadono parecchi sulla terra, spiega, e ogni tanto ci sono ancora parecchi rischi per il pianeta». Qualche anno fa, nel 2015, ne cadde uno vicino a una città russa, del diametro di 30 metri. Poteva fare molti danni con l'onda d'urto, fortunatamente è caduto in una zona controllata. «Purtroppo non abbiamo ancora una tecnologia capace di disintegrarli quando cadono». Quale è stato il meteorite più grosso mai caduto sulla terra? Domanda facile. Quello caduto 65 milioni di anni fa, fu un cataclisma talmente imponente da avere causato l'estinzione dei dinosauri. Si calcola avesse un diametro di 6 chilometri, una enormità.

 

Ultimo aggiornamento: 12:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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