CORONAVIRUS

Il Genocidio Armeno iniziò 105 anni fa, le celebrazioni quest'anno solo virtuali per il coronavirus

Venerdì 24 Aprile 2020 di Franca Giansoldati

A causa del Coronavirus anche le celebrazioni per ricordare il 105esimo anniversario del genocidio armeno sono soprattutto virtuali e attraverso i social. Per la prima volta è stata annullata la tradizionale fiaccolata organizzata nella capitale Yerevan e chiuso l'accesso al Memoriale sulla Collina delle Rondini. L'anniversario è stato ricordato spegnendo l'illuminazione pubblica e facendo risuonare le campane in tutta l'Armenia.

La capitale è piombata nell'oscurità quando anche i suoi abitanti hanno spento le luci delle loro case, mentre in molti hanno acceso candele o acceso le torce dei telefonini. «Ricordiamo le vittime sempre e ovunque, poco importa dove ci troviamo nel mondo», ha dichiarato in un comunicato il presidente Armen Sarkissian. Il primo ministro Nikol Pashinyan ha espresso gratitudine a tutti gli Stati che finora hanno riconosciuto e condannato lo sterminio pianificato a tavolino dal governo ottomano nel 1915 e costato la vita a 1 milione e mezzo di persone. Al memoriale di Tsitsernakaberd a Yerevan sono state ricordate le vittime ma senza folle. 

Finora sono 30 i paesi che hanno riconosciuto il genocidio tra cui l'Italia. «Siamo grati a tutti quegli Stati, organizzazioni internazionali, leader religiosi e laici che hanno espresso solidarieta' al popolo armeno e riconosciuto e condannato il genocidio», ha affermato Pashinyan. «A causa del genocidio, il popolo armeno non solo ha subito enormi perdite umane, ma e' stato sottoposto a deportazioni e a un genocidio culturale. La perdita dell'eredita' spirituale e religiosa e' stata irreparabile, il suo danno materiale enorme», ha affermato Pashinyan. 

La maggior parte degli storici ha riconosciuto come genocidio le uccisioni di massa, le stragi, le deportazioni compiute nei confronti degli armeni e di altre minoranze etniche e religiose sotto l'Impero ottomano dal 1915 al 1920. Tuttavia, la Turchia ha intrapreso per anni una battaglia diplomatica di stampo negazionista per sollecitare la comunita' internazionale a non utilizzare la parola "genocidio" per descrivere la politica di sterminio di circa 1,5 milioni di persone. Ankara ha ripetutamente negato le accuse di aver commesso un genocidio, sostenendo che le vittime della violenza erano sia armene che turche e al massimo riguardavano 500 mila persone. Un aspetto che è stato ampiamente smentito dalla apertura di tanti archivi (accessibili a tutti gli storici) tra cui quello della Santa Sede, uno dei più completi al mondo. 

 

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